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Militari sconfitti nel ballottaggio presidenziale

Guatemala: sarà Alvaro Colom, di Unidad Nacional de la Esperanza, il presidente che governerà il paese fino al 2012.

Alta la percentuale di astenuti
6 novembre 2007 - David Lifodi
Fonte: El Mirador Electoral, Cerigua, Prensa Libre

Dal ballottaggio di domenica scorsa per le elezioni presidenziali guatemalteche esce un risultato accettabile: sarà Alvaro Colom, di Unidad Nacional de la Esperanza (centrosinistra), il presidente che governerà il paese fino al 2012.
Gli ultimi sondaggi davano in forte rimonta il generale Molina del Partido Patriota (estrema destra), addirittura sia il quotidiano guatemalteco Prensa Libre che l'osservatorio El Mirador Electoral gli attribuivano un vantaggio percentuale di circa 9 punti solo pochi giorni prima del voto: la vittoria dell'ex generale in pensione avrebbe rappresentato un momento buio nella storia di un paese uscito soltanto da 11 anni da una guerra durata per oltre 30 in cui campesinos, indigeni, portavoce della Pastorale Sociale e militanti delle realtà di base hanno pagato un prezzo altissimo.
L'importante era quindi evitare che il paese tornasse nelle mani dei militari dopo una campagna elettorale violentissima, durante la quale sono state uccise oltre 50 persone, di cui 18 appartenenti alla Unidad Nacional de la Esperanza, in un quadro generale dominato dagli omicidi dei narcotrafficanti e di gruppi armati illegali spesso legati all'estrema destra.
La vittoria di Colom quindi, rappresenta da un lato un aspetto positivo: si tratta dell'elezione del primo presidente socialdemocratico nel paese dopo il rovesciamento del governo progressista di Jacobo Arbenz del 1954, la cui timida riforma agraria era servita alla Cia, di concerto con gli Stati Uniti, per abbatterlo immediatamente e instaurare una lunga serie di dittature militari. Dall'altro però l'elezione di Colom non suscita grandi speranze tra la popolazione guatemalteca: nonostante il neopresidente, appena eletto, abbia dichiarato di voler trasformare il Guatemala in un paese socialdemocratico con il volto maya, la sua stessa coalizione ha avuto tra le sue fila personaggi dal passato ambiguo e anche nella Une è molto presente il trasformismo che ha portato molti suoi esponenti a cambiare bandiera a seconda delle convenienze del momento.
Detto questo, non si può comunque non sottolineare come anche il voto del 53% dei guatemaltechi per Colom (contro il 47% dei suffragi raccolti da Molina) rappresenti un chiaro "no alla tragica storia dei regimi militari" (per usare le parole del nuovo capo di stato) e inserisca il paese, seppur molto timidamente, nel vento progressista che spira in America Latina. Del resto l'elezione di Colom non era assolutamente scontata: l'elettorato del Gana (Gran Alianza Nacional) del presidente uscente Berger, del Frente Republicano Guatemalteco (Frg) dell'ex dittatore Montt e del Centro de Acción Social (Casa) avevano ottenuto insieme oltre il 30% dei consensi al primo turno ed avevano subito dichiarato di appoggiare il generale Molina, mentre Colom, al contrario, poteva contare soltanto sull'appoggio di Encuentro por Guatemala, oltre a dover fare i conti con un tasso di astensionismo comunque piuttosto alto.
L'autodeterminazione dei popoli indigeni, specialmente dopo i dati elettorali che hanno visto la maggior parte di loro sostenere Colom, sarà ancora tra i principali punti del programma del nuovo presidente? E ancora: la sua volontà di rafforzare le relazioni diplomatiche con Cuba e Venezuela ha fatto parte solo delle entusiastiche dichiarazioni a caldo post voto oppure effettivamente il Guatemala opererà un cambio di rotta significativo? Difficile dirlo, anche perché in un vortice di esternazioni contrastanti, Colom ha anche affermato di voler mantenere saldamente i principi della libera impresa, e questo non stupisce poiché, secondo quanto denunciato dal Frente Nacional de Lucha en Defensa de los Servicios Publicos e los Recursos Naturales, tutti i principali servizi pubblici hanno intrapreso la strada della privatizzazione con il beneplacito di quasi tutte le forze politiche dell’arco costituzionale, Unidad Nacional de la Esperanza compresa. Il cosiddetto Plan Visión de País, (basato sulle seguenti leggi: Ley Marco de Educación, Ley Marco de Salud, Ley Marco de Desarrollo Rural, Ley Marco de Seguridad) rappresenta una vera e propria aggressione ai diritti fondamentali e irrinunciabili della popolazione.
D'altra parte il programma di Colom autorizza qualche piccola speranza: la volontà di risolvere problemi storici del paese, quali l'insicurezza sociale, la povertà, il tentativo di recuperare territori gestiti direttamente dal narcotraffico ed un piano che migliori le condizioni di vita della maggioranza della popolazione (che vive sotto la soglia della povertà), lasciano sperare in un lento (ma significativo) cambiamento.
Sarà probabilmente più facile, dopo i primi viaggi all'estero che Colom intende intraprendere in Brasile, Cile, Argentina e Stati Uniti, capire quale indirizzo intenderà seguire il nuovo presidente.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fontee l'autore.

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