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Cuba oggi

23 febbraio 2008 - Flaviano Bianchini

Fidel Castro ha lasciato il potere. In realtà il potere lo ha lasciato 20 mesi fa. E a dicembre aveva già dichiarato che non era interessato a tornare Presidente. Ma in Italia non se ne è accorto nessuno fino a quando, due giorni fa, la notizia non è diventata ufficiale.
Ma il superficialismo del giornalismo italiano non si è accorto che ormai da tempo le decisioni a Cuba non le prende Castro da solo. Certamente resta, e resterà, una figura influente ma le decisioni sono prese da una schiera di giovani quarantenni nati in seno alla Rivoluzione ed eletti a suffragio universale. Eletti in seno a un Partito solo ma pur sempre eletti.
Ora tutti si pronunciano sul Líder Maximo. “Il Decano dei dittatori” come lo hanno definito i nostri prodi giornalisti. “Ha mantenuto il potere con il terrore e con la fame” hanno detto alla RAI. Per non parlare di chi (Il Corriere della Sera, tanto per dirne uno) ha definito Cuba un “Gulag tropicale”. A dire la verità questa ultima affermazione non è tanto errata, perché poi in fondo a cuba ci sono due prigioni politiche. Una è a La Habana è ha al suo interno 54 prigionieri politici. Ok. Sono 54 di troppo ma sono sempre pochi in confronto al vero Gulag tropicale, ovvero Guantanamo; dove i prigionieri politici sono circa 600. 600 persone senza imputazione sottoposte a tortura tutti i giorni. E questi 600 non sono prigionieri politici di Cuba ma del Governo degli Stati Uniti di America. I 54 che sono in carcere a La Habana hanno ricevuto un processo regolare con tanto di avvocato e sono stati condannati per reati previsti dalla legge cubana. È esecrabile che la legge cubana preveda reati politici, ma tutti si dimenticano di dire che è anche grazie a questo che Cuba ha potuto resistere agli attacchi del Neoliberismo impersonato da Washington e oggi è quello che è. E cosa è Cuba? Cuba è un esempio per tutta l’America Latina e per tutti i Paesi del terzo mondo.
Stando ai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (che è un ente dell’ONU, che tutto si può dire meno che sia comunista) Cuba, grazie al suo sistema sanitario, ha una mortalità infantile inferiore e una speranza di vita più alta di quella degli Stati Uniti (dove la salute è privata). Tutti dimenticano di dire che Cuba ha il livello di alfabetizzazione più alto del continente e paragonabile a quello dei Paesi europei (di gran lunga superiore a quello degli Stati Uniti), che i bambini ricevono latte gratuito fino all’età di sette anni e che la piaga del lavoro minorile è molto più bassa rispetto all’Italia. E tutto questo è stato ottenuto nonostante il colonialismo e un embargo che dura ormai da quasi 50 anni.
È facile paragonare Cuba all’Europa. Ma proviamo a paragonarla agli altri Paesi d’America Latina. In Guatemala il 75% della popolazione è analfabeta e c’è un solo ospedale pubblico in un paese di 17 milioni di abitanti. E come si cureranno secondo voi i cittadini guatemaltechi meno abbienti? Semplice. Vanno a Cuba. Dove la salute è gratuita per tutti. Cittadini statunitensi compresi. Sì. Perché negli Stati Uniti un’operazione a cuore aperto può costare anche 100.000 $ se non si ha l’assicurazione. Ma con 1000 $ si vola a Cuba e i medici cubani (riconosciuti tra i migliori in tutto il mondo) ti curano gratuitamente. Senza guardare al tuo passaporto. E che dire delle Brigate della Salute? Una brigata nata da una idea dello stesso Fidel Casto. Una brigata non di soldati ma di medici. Una brigata che viaggia per il mondo a portare assistenza a tutti i malati del pianeta, indistintamente da credo, razza o idee politiche. Offrirono assistenza anche dopo l’uragano Katerina ma Bush preferì lasciar morire i cittadini di New Orleans (tanto erano neri…) piuttosto che accettare l’aiuto di Cuba.
E poi l’università totalmente gratuita per tutti. Anche per i cittadini stranieri dei Paesi del terzo mondo dove l’istruzione non è gratuita (se potessi io chiederei a Cuba di inserire l’Italia in questa lista visto che da noi l’università costa come minimo 2000 € l’anno…).
La storia di Cuba è, come la storia di tutti i Paesi, fatta di alti e bassi. Castro e la Rivoluzione Cubana hanno certamente commesso i loro errori come da noi li ha commessi la DC e negli Stati Uniti i Democratici e i Repubblicani.
Ma Cuba è il solo Paese d’America Latina (con l’eccezione del Costa Rica che, in qualità di Svizzera d’America è stata esente da tutti i problemi) a non aver subito la piaga dei desaparecidos. Certamente la Rivoluzione cubana ha giustiziato alcuni oppositori ma mai senza un regolare processo. Secondo gli Stati Uniti d’America in 49 anni di Rivoluzione Cuba avrebbe giustiziato 5.760 oppositori politici (in questi vanno conteggiati i morti della Baia dei Porci e quelli dei vari gruppi controrivoluzionari finanziati dalla CIA). E come paragonare questo dato con i 250.000 morti e i 50.000 desaparecidos del Guatemala? Con gli 80.000 morti e i 30.000 desaparecidos de El Salvador (che ha la metà della popolazione cubana)? O con i 20.000 morti in soli quattro anni della Cuba pre-Castro? E in generale con il milione di uccisioni politiche nel continente negli ultimi 50 anni?
Come per i prigionieri vale lo stesso discorso. 5.760 uccisioni politici sono 5.760 morti di troppo. Ma sono esattamente 350 in meno delle persone uccise nel solo 2006 nella guerra tra poveri che si svolge tutti i giorni a Città del Guatemala. Guerra tra poveri che a Cuba non esiste. Perché la criminalità è bassissima e la malnutrizione non è conosciuta (sempre secondo l’OMS).
È vero a Cuba alle elezioni si presenta un solo Partito. Ma in Cina, per esempio, non esistono neanche elezioni. E in Italia si vota tra diversi partiti ma senza poter scegliere i candidati. Abbiamo diversi partiti ma i candidati li sceglie la casta. A Cuba hanno un solo partito ma i candidati li sceglie il popolo.
Con questo non voglio dire che Cuba sia una democrazia migliore della nostra. Non nego che a Cuba non esista la democrazia e che non esistono certe libertà. Ma bisogna mettere il tutto sui piatti di una bilancia. In Guatemala esistono certe libertà in più rispetto a Cuba ma nell’ultima campagna elettorale (svoltasi l’anno scorso) sono stati uccisi ben 64 esponenti politici (7 in più di tutti i prigionieri politici di Cuba in questo momento) e, secondo il Ministero della Sanità il 40% degli studenti soffrono di malnutrizione cronica, mentre 2,5 milioni di bambini patiscono tali maltrattamenti da essere indotti ad abbandonare gli studi e a diventare dei criminali; e, secondo l’UNICEF, l’87% della popolazione è al di sotto della soglia di povertà, il 72% non può permettersi un’alimentazione appropriata, 9 milioni di cittadini non usufruiscono dell’assistenza sanitaria e 6 milioni non hanno accesso all’acqua potabile.
Allora mi viene da fare un paragone tra un bambino guatemalteco che nasce in campagna e che, in teoria, è totalmente libero. Appena avrà 18 anni potrà votare e scegliere tra decine di partiti ma non potrà leggere i loro programmi elettorali perché è analfabeta, e se si ammala non potrà mai curarsi perché la salute pubblica praticamente non esiste e deve lavorare 12-14 ore al giorno per poter veder crescere i suoi figli denutriti e che ha una speranza di vita di circa 60 anni.
E poi un contadino cubano che nasce in campagna me che riceve un’istruzione adeguata a domicilio e che a 18 anni potrà votare e eleggere dei candidati in un solo partito ma potrà leggere i loro programmi e tutti i libri che vuole (al di la di quello che si può pensare a Cuba i libri non sono censurati e esiste un sistema di biblioteche da fare invidia), se si ammala verrà curato gratuitamente, lavora solo 8 ore al giorno perché così prevede il sindacato cubano e ha una speranza di vita di una decina di anni superiore al suo omologo guatemalteco.
Ma tra i due chi è poi alla fine più libero?

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