Latina

RSS logo

Mailing-list Latina

< Altre opzioni e info >

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • donazione ONLINE con carta di credito
  • c.c.p. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 - 74100 Taranto (TA)
  • conto corrente bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458)
Motore di ricerca in

Lista Latina

...

Articoli correlati

  • Francia :  "Un Crack nella Sanità ?"
    In occasione della Giornata Mondiale del Rifiuto della miseria, 17 ottobre, l’associazione “Médecins du Monde” pubblica un sondaggio sull’accesso alle cure sanitarie in Francia:

    Francia : "Un Crack nella Sanità ?"

    Un altro passo verso l’esclusione dei più deboli dal sistema sanitario pubblico. Alla crisi economica, che si traduce in una aumento della povertà, si aggiunge la posizione dello stato che si preoccupa più della sicurezza che del sociale.
    Redazione Le Figaro
  • Le Differenze di Genere nella Cultura Occidentale. Un confronto tra razzismo e patriarcalismo. Il conflitto sessuale non è a se stante, ma partecipa di una conflittualità che permea tutto il reale.

    "Prospettiva Persona" per la Pace

    La Rivista “Prospettiva Persona”, realizzata dal Centro di Ricerche Personaliste di Teramo, Trimestrale di cultura, etica e politica, edita da RUBBETTINO, è diretta da Attilio Danese e Giulia Paola di Nicola, in collaborazione con Giovanni Marcotullio.
    4 ottobre 2011 - Laura Tussi
  • “La verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni” (Pier Paolo Pasolini)

    Circolo Tematico "Pier Paolo Pasolini" sui Diritti Civili e l'Eguaglianza

    Partecipazione di Giulio Cavalli - consigliere regionale antimafia. Video di saluto di Moni Ovadia.
    Laura Tussi presenta l’anteprima del libro “Un racconto di vita partigiana. Il ventennio fascista e la vicenda del Partigiano Emilio Bacio Capuzzo” del compagno Fabrizio Cracolici
    14 settembre 2011 - Laura Tussi
  • 20 anni dopo il primo sbarco, lo sciopero degli immigrati
    L’8 agosto di 20 anni fa l’Italia scoprì di essere diventata “l’America” per gli albanesi.

    20 anni dopo il primo sbarco, lo sciopero degli immigrati

    L'ennesima esosa richiesta di un "caporale" ha portato sudanesi, africani francofoni, magrebini e ganesi a sospendere la raccolta di angurie e pomodori, a chiedere maggiori diritti e anche più controlli da parte delle forze dell'ordine
    10 agosto 2011 - Teresa Manuzzi

Honduras - Sciopero Civico Nazionale

Più di 100 mila persone mobilitate in tutto il paese
26 aprile 2008 - Giorgio Trucchi

Militante del Bloque Popular tra agenti antisommossa (Foto Mirian Huezo)

La scorso 17 aprile, decine di migliaia di hondureños hanno intasato le strade di tutto il paese, esigendo al governo risposte concrete ad un pacchetto di dodici richieste. Le principali manifestazioni si sono svolte in venti punti del paese, paralizzando le 15 città più importanti dell'Honduras con l'occupazione di strade e ponti, marce, concentrazioni pubbliche e scioperi dei lavoratori.

La mobilitazione, denominata "Paro Cívico Nacional", è stata convocata dalla Coordinadora Nacional de Resistencia Popular (CNRP) e dalle principali centrali sindacali del paese.
Di fronte alla straripante partecipazione popolare all'attività, il governo ha inviato truppe della Polizia e dell'Esercito che, secondo i manifestanti, hanno represso, sgomberato ed arrestato violentemente i partecipanti, facendo uso di gas lacrimogeni, armi da guerra ed anche mezzi blindati.
Nonostante la forte e violenta azione repressiva, la popolazione ha continuato a protestare, dimostrando di essere disposta a lottare fino al raggiungimento dei suoi obiettivi.

Nella capitale la protesta è arrivata fino alle vicinanze della Casa di Governo, la quale era fortemente protetta da poliziotti e militari, ma il presidente Manuel "Mel" Zelaya non ha accettato di riunirsi coi rappresentanti delle organizzazioni sociali e sindacali. Al suo posto ha delegato alcuni dei suoi ministri, atteggiamento che è stato rifiutato. Di fronte alla risposta negativa del presidente Zelaya, i rappresentanti delle organizzazioni sociali hanno deciso di ritirarsi, non senza prima lasciare aperta la possibilità di una riunione nei prossimi giorni per affrontare i temi in discussione..
Indipendentemente dai risultati, le organizzazioni sociali e sindacali hanno già invitato la popolazione ad una nuova mobilitazione in occasione del 1º di maggio.

Per conoscere i particolari di questa importante dimostrazione di forza e di capacità organizzativa, la Lista Informativa "Nicaragua y más" ed il Sistema de Información de la Regional Latinoamericana della UITA (SIREL) hanno conversato con Erasto Reyes, integrante del Bloque Popular di San Pedro Sula e della Coordinadora Nacional de Resistencia Popular (CNRP).

Come nasce questo "Paro Cívico Nacional" che ha confermato la capacità di mobilitazione delle organizzazioni sociali e sindacali?
Il primo febbraio, all'interno del "Primo Incontro delle Organizzazioni Operaie, Contadine, Comunitarie e Popolari" a San Pedro Sula, si sono riunite tre centrali sindacali, la Confederación Unitaria de los Trabajadores de Honduras (CUTH), la Confederación de los Trabajadores de Honduras (CTH), la Central General de los Trabajadores (CGT), e la Coordinadora Nacional de Resistencia Popular (CNRP).
In quell'occasione abbiamo deciso di presentare dodici richieste al governo, il quale, insieme alla classe politica e agli impresari, hanno iniziato a prendere tempo senza dare risposte precise.

Qual è il contenuto delle dodici richieste?
In primo luogo la deroga della Legge Quadro dell'Acqua Potabile, in quanto permette la municipalizzazione del servizio di distribuzione ed apre le porte alla privatizzazione attraverso lo strumento delle concessioni ad imprese private. Ciò che stiamo chiedendo è che si prenda in considerazione la proposta presentata nel 2003 dai movimenti popolari onduregni. La seconda richiesta riguarda le misure da prendere per fermare l'aumento del costo della vita, attraverso un rigido controllo dei prezzi, ed un aumento generale dei salari in tutte le attività economiche del paese. A questo proposito, chiediamo anche la deroga del Decreto di Differenziazione dei Salari, con il quale si obbligano i lavoratori e le lavoratrici della maquila di cinque dipartimenti del paese, Choluteca, Valle, Olancho, El Paraíso e Santa Barbara, a guadagnare meno del salario minimo stabilito nel paese. Si tratta di un'illegalità che viola il principio del Diritto del Lavoro che contempla uguale salario per uguale lavoro. Questa differenziazione viola anche la Costituzione della Repubblica, il Codice del Lavoro e gli accordi internazionali. Un'altra richiesta molto importante è l'implementazione di una Riforma Agraria integrale, con accesso a terra e credito per il settore contadino e per garantire la sovranità alimentaria al popolo onduregno, fornendo grani basici a tutto il paese.

Quali altri punti avete presentato?
Esigiamo la deroga della Legge di Modernizzazione Agricola promossa nel 1992. Questa legge era stata fatta per permettere ai ricchi proprietari terrieri di monopolizzare il diritto alla terra ed attualmente ci sono migliaia di ettari di terra abbandonata. Chiediamo che si gravi con imposte queste terre ed anche che si intervenga affinché vengano ridistribuite ai contadini. Chiediamo inoltre la deroga dei Decreti 219/2003, Legge di Razionalizzazione delle Finanze Pubbliche e 220/2003, Legge di Riordinamento del Sistema Retributivo del Governo Centrale, che attentano contro la stabilità lavorativa ed i diritti dei lavoratori del settore pubblico.
Tra gli altri punti presentati al governo c'è la richiesta di non privatizzazione dell'Impresa Nazionale Portuale (ENP), delle Poste dell'Honduras (HONDUCOR), dell'Istruzione e della Sanità e chiediamo anche che in questi settori venga fatto un lavoro di professionalizzazione e miglioramento per metterli al servizio del popolo onduregno. Stiamo anche chiedendo una nuova Legge Mineraria ed una nuova Legge Forestale, che garantiscano uno sfruttamento integrale delle risorse naturali che benefici la popolazione e non le multinazionali che violano la sovranità nazionale e ci lasciano solamente inquinamento, morte e disastri naturali. Tra i dodici punti vi è anche la richiesta del rispetto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, come la libertà sindacale e la contrattazione collettiva, soprattutto nel settore della maquila, ed il rispetto delle popolazioni indigene e nere, che sono vittime degli interessi imprenditoriali nazionali e stranieri che puntano allo sfruttamento dei territori ancestrali che appartengono a queste popolazioni.

State sostenendo anche la protesta dei Pubblici Ministeri?
Stiamo sostenendo la lotta della Asociación de Fiscales del Honduras (AFH). Da due settimane stanno facendo lo sciopero della fame per protestare contro la corruzione delle istituzioni e della classe politica ed imprenditoriale del paese. È una lotta che ci accomuna e che subisce gli attacchi del Fiscal General de la República, cercando di darle poca importanza. Sosterremo questa lotta affinché non vengano sospesi i processi contro i corrotti.

Come si è sviluppata la giornata di protesta?
È stata una delle attività più importanti degli ultimi dieci anni, paragonabile solo al grande sciopero del 1954. Tutti i movimenti che rappresentano gli operai, i contadini, le comunità, i professionisti, gli indigeni si sono uniti e sono stati in grado di mobilitare più di 100 mila persone in tutto il paese. Ci sono stati più di 60 blocchi stradali in tutto il paese grazie alla partecipazione popolare. La lotta si è estesa a molte città come Tegucigalpa, San Pedro Sula, Santa Rosa de Copán, El Progreso, San Lorenzo, Choluteca, Danli, La Paz, Comayagua, Siguatepeque, Tela e La Ceiba ed altre.
Il governo ha chiamato nostri dirigenti, ma quando sono arrivati alla Casa Presidencial verso le due del pomeriggio, il Presidente Zelaya non ha voluto riceverli ed ha delegato cinque ministri. Noi volevamo riunirci con chi ha la possibilità di prendere decisioni e non con un ministro qualsiasi. A livello extra ufficiale sappiamo che si sta trattando per arrivare ad una riunione con il Presidente nei prossimi giorni e che si stanno chiedendo risposte anche al Potere Legislativo e Giudiziale. Indipendentemente da come andranno le cose, stiamo già organizzando una grande attività per il 1 Maggio, affinché sia una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni.

Qual è stato il comportamento della Polizia?
Abbiamo denunciato e condannato gli episodi di repressione da parte della Polizia in varie parti del paese. Ci sono state cariche ed episodi di violenza contro i manifestanti, con l'uso di gas lacrimogeni e pallottole di gomma ed il risultato finale è stato una grande quantità di feriti ed arrestati che, grazie alle pressioni, sono già stati liberati. Lo Stato ha avuto un atteggiamento irresponsabile, cercando di reprimere la voce del popolo che stava manifestando in modo pacifico.

Una delle vostre richieste è l'implementazione di una vera Riforma Agraria. Qual è la situazione della proprietà della terra in Honduras?
Negli anni 70 venne fatta una Legge di Riforma Agraria con il governo di Osvaldo López Arellano e, in qualche modo, ci furono benefici per i contadini. Durante gli anni 80 si tentò di smontare questo processo con attacchi sistematici alle organizzazioni contadine e nel 1992 venne emessa la discussa Legge di Modernizzazione Agricola. Questa legge consegnò titoli ai contadini, ma non credito e questa fu una strategia per metterli sotto pressione e convincerli a vendere le terre. Si originò una grande dalle campagne verso le città. Senza terra, né credito, si trasferirono nei centri urbani per cercare di sopravvivere e molti di loro finirono a lavorare nelle maquilas, sfruttati, oltraggiati e con i propri diritti costantemente violati.
Un altro effetto di questa legge e della crisi della zona rurale è la migrazione di più di un milione di onduregni verso paesi stranieri. I soldi che tutte queste persone mandano ai loro famigliari - nel 2007 sono stati più di 2.500 milioni di dollari - rappresentano la seconda fonte di entrate del paese. Senza gli emigranti questo paese cadrebbe a pezzi e crollerebbe sotto i colpi della pressione sociale.

Questo fenomeno ha qualche legame con l'attuale crisi alimentaria che si è creata nella regione ed anche in Honduras?
Con politiche pubbliche che si sono dimenticate delle campagne, nel paese si è creata una situazione di carenza di alimenti basilari. Stiamo importando riso, mais ed altri prodotti agricoli a prezzi alti e questa situazione sta provocando una severa crisi alimentaria. Ci sono dati della CEPAL che dicono che il 65 per cento degli onduregni sopravvive con un dollaro al giorno. Una minaccia molto recente per le campagne è lo sviluppo degli agrocombustibili. Questa situazione contribuirà ad approfondire ancora di più la crisi ed abbiamo lanciato un grido d'allarme affinché si rifletta su questa situazione e si impedisca che l'Honduras si trasformi in un immenso campo di canna da zucchero, di mais o di palma africana per questo tipo di produzione.

Qual è il comportamento del governo di fronte alla crisi alimentaria?
Alla fine ha riconosciuto che esiste questa crisi, ma l'ha fatto solamente quando la FAO ha lanciato l'allarme a livello internazionale. Solo adesso i politici e gli impresari si stanno rendendo conto che in questo paese ci sono fame e miseria. Noi stiamo denunciando questo atteggiamento e rifiutiamo questa posizione. Chiediamo una nuova riforma agraria integrale, con un modello di sviluppo che si basi sulla giustizia sociale e sui diritti del popolo onduregno.

La settimana scorsa il presidente nicaraguense, Daniel Ortega, ha proposto una riunione urgente tra i mandatari della regione per accordare un piano comune che affronti questa situazione di crisi. Credi che sia una mossa positiva per i paesi?
Spero si tratti di qualcosa di pratico e non solo di teoria. Spero siano cose concrete e non fallacie. I nostri paesi hanno bisogno di risposte concrete, abbiamo bisogno di misure adatte alla nostra situazione e dobbiamo far rivivere il settore rurale, ma come è possibile farlo quando i nostri governi hanno approvato e ratificato un TLC con gli Stati Uniti che ci sta affondando? Non riusciamo ancora a capire come faranno a risollevare la situazione se continuiamo a rimanere sotto lo stivale dell'imperialismo statunitense. Non vogliamo che si speculi e nemmeno che si giochi con i bisogni, con la fame e la miseria del popolo. Abbiamo bisogno di risposte concrete.

© (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Informativa sulla Privacy