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Le Farc annunciano il rilascio di sei ostaggi

29 gennaio 2009 - Raffaele Coniglio

L'entusiasmo per l'annunciata liberazione di alcuni ostaggi da parte delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (F.A.R.C.) ha accompagnato le festività natalizie colombiane aggiungendo altre sei luci - di speranza, tante sono le persone che dovrebbero essere rilasciate a breve- alle innumerevoli illuminazioni che da Bogota a Medellin e Cartagena adornano ancora le piazze e le arterie cittadine. La notizia del presunto rilascio dei sei sequestrati in mano ai guerrilleros risale al secondo semestre del 2008, come conseguenza della missiva che l'Organizzazione Colombianos por la Paz, ente di intellettuali, indirizzò alle Farc invitandoli ad intraprendere il processo di liberazione di tutti i sequestrati nelle loro mani e ad avviare un percorso di apertura verso un accordo umanitario con il governo colombiano. Le lettere di risposta dei militanti firmate dal nuovo capo supremo, Guillermo Leon Saenz Vargas, alias Alfonso Cano, hanno mostrato una certa disposizione a cercare un'uscita politica al conflitto armato che attraversa la Colombia. Una delle missive di Cano inviate a settembre contenevano i nomi e una data plausibile, il 6 gennaio 2009, per il rilascio di sei sequestrati: l'ex governatore della regione del Meta, Alan Jara, il deputato Sigifredo Lopez e altri 4 soldati in mano ai sequestratori da più di 8 anni. Ancora nulla di fatto. Comunque, se i termini, le modalità e la logistica per quest'ultima liberazione, una volta ultimati, saranno messi a segno, daranno luogo ad un rilascio significativo, il primo dopo quello avvenuto il 2 luglio del 2008. In quell'occasione fu liberata Ingrid Betancourt ed altre 20 persone, tra cui 3 cittadini americani, da tempo in mano alle Farc, a seguito di un'operazione militare dell'esercito colombiano massicciamente supportata dagli Stati Uniti e da vari paesi occidentali, in primis la Francia, terra di seconda nazionalità della Betancourt. Quel lontano 2 luglio, nella torrida selva di Guaviare, luogo dell'Operacion Jaque, è stato compiuto quello che in gergo è definito "inganno militare", una procedura che, sebbene lecita secondo il diritto internazionale umanitario, ha lasciato perplessi in molti e l'amaro in bocca alle Farc. Per portare a termine l'Operacion Jaque le forze militari colombiane si sono infiltrate nelle fila delle Farc e, sfruttando la sua struttura piramidale e i complessi meccanismi che regolano la difficile comunicazione tra le varie cellule di miliziani sono riusciti a far passare il piano di liberazione come un normale spostamento dei sequestrati in un'altra zona più sicura. Solo così 2 elicotteri sono riusciti a giungere nell'impenetrabile selva colombiana, imbarcare i sequestrati e due dei loro guardiani, e infine rivelare al mondo il trionfo dell'operazione. Una volta abbandonate le maschere di finti rivoluzionari, i liberatori hanno festeggiato l'immenso successo mediatico dell'operazione, ma hanno anche dovuto fare i conti con l'uscita della sequenza completa dell'operazione mostrata in esclusiva dalla CNN. Le clamorose immagini del presunto attore umanitario partecipante all'operazione con indosso la casacca con l'emblema del Comitato Internazionale della Croce Rossa hanno fatto il giro del mondo e creato forte indignazione all'interno del Cicr, organismo indipendente, neutro e imparziale che effettua liberazioni di sequestrati ma solo con l'accordo di ambo le parti, e di numerosi altri attori umanitari che come il Comitato operano sulla base della loro neutralità, trasparenza e il dialogo con tutte le parti del conflitto. Sebbene rientrasse in quello che molti esperti di diritto hanno definito come una grave e chiara violazione delle Convenzioni di Ginevra, un atto di perfidia che come tale dovrebbe essere sanzionato, l'uso illecito o meno dell'emblema della croce rossa nell'operazione non è stato approfondito come si doveva, ma accantonato anche per via del coinvolgimento di varie diplomazie occidentali. Gennaio 2009, sei mesi dopo. Solo partendo da qui, dal clamore suscitato dalla liberazione della Betancourt, si può capire l'importanza che questo nuovo rilascio potrebbe rivestire nella sfera politica e sociale della Colombia. Quell'indiscusso successo del governo Uribe, insieme agli altri numerosi colpi inflitti alle Farc dal suo insediamento -non da ultima l'uccisione nel marzo del 2008 del suo leader storico Raul Reyes- risultano però meno efficaci e più controversi di quanto possano apparire in un primo momento, perchè compiuti sulla base di legittimi calcoli politici ma con manovre poco limpide. Oggi, se l'abilità di Uribe lo consentisse, ci potrebbero essere tutte le premesse per l'avvio di un processo che porti ad una pace duratura su una piattaforma come quella espressa dall'organizzazione Colombianos por la Paz. In questa precisa fase storica, le Farc fortemente indebolite si dicono pronte a negoziare, la società civile è molto più attenta e sensibile del passato alle continue violazioni dei diritti umani -non soltanto da parte dei gruppi armati, ma anche della forza pubblica- ed il Cicr che anche questa volta si è detto pronto ad intervenire come facilitatore per la liberazione, che potrebbe sfociare un nuovo accordo umanitario. E' difficile stabilire se Uribe in persona possa essere capace di utilizzare questo nuovo clima per attuare politiche più attente alle classi meno abbienti, interferendo così nel terreno proprio delle Farc ed eliminandone la ragion d'essere. Riuscirà il Presidente della Colombia a rispondere a questi interrogativi e conseguire in questo modo un nuovo scacco matto (jaque) capace di risolvere i tanti dubbi che aleggiano sulla sua possibile candidatura alle prossime presidenziali del 2010? Pochi colombiani credono che il loro Presidente sia disposto a mettere da parte il suo passato (il padre morì durante un tentativo di sequestro da parte delle Farc) e la strategia politica (annientamento militare delle Farc) sino ad ora perseguita per aprire le porte al dialogo.

Note:

http://www.raffaeleconiglio.blogspot.com/

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