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    El Salvador: non c'è male che duri cent'anni

    Mauricio Funes e il FMLN vincono in Salvador. ARENA a pezzi.
    I salvadoregni si lasciano alle spalle decenni di sanguinose dittature e governi fantoccio di estrema destra
    17 marzo 2009 - Giorgio Trucchi

    Nuove e vecchie generazioni celebrano la vittoria (Foto AFP) Ciò che fino a poco tempo fa sembrava quasi impossibile è oggi realtà: il Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional, Fmln, e il suo candidato, il giornalista Mauricio Funes, hanno vinto le elezioni presidenziali nel Salvador, gettando nello sconforto la Alianza Republicana Nacionalista, Arena, il partito di estrema destra che per più di vent'anni ha governato il paese e che, insieme al Partido de Conciliación Nacional, Pcn, ha rappresentato gli interessi dei settori più retrogradi e delle forze oscure che hanno insanguinato il paese durante gli ultimi cinquant'anni.

    Con quasi la totalità dei voti scrutinati, Mauricio Funes ed il suo vice, lo storico comandante guerrigliero Salvador Sánchez Cerén (alias Leonel González), hanno ottenuto il 51,3 per cento dei consensi, mentre il loro avversario, Rodrigo Ávila, si ferma al 48,7 per cento, con una differenza di 68 mila voti su un totale di oltre 2.6 milioni.
    Un colpo durissimo per la Arena, partito che ha ancora sulla coscienza i crimini perpetrati durante gli anni 80 dal suo fondatore, il maggiore Roberto D'Aubuisson, inventore degli squadroni della morte ed ispiratore dell'omicidio di Monsignor Romero e di altri centinaia di casi sanguinosi.

    Da sempre sostenuta dalle potenti oligarchie nazionali, dall'imprenditoria, da buona parte dei corpi di sicurezza del paese e non ultimo, dai governi nordamericani che si sono succeduti negli ultimi decenni, Arena deve ora cedere il passo, riconoscendo che questa volta la sua politica della paura non ha fatto breccia tra la popolazione salvadoregna, la quale è corsa in massa a votare. L'alta partecipazione, oltre il 62 per cento, e la voglia di cambiamento sono altri due elementi che rendono davvero storiche queste elezioni.

    "Sono il presidente eletto dei salvadoregni", ha dichiarato Funes durante una conferenza stampa tenutasi in un hotel della capitale.
    "Questa notte ci deve essere lo stesso sentimento di speranza e riconciliazione che ha reso possibile la firma degli accordi di pace. Oggi abbiamo firmato un nuovo accordo di pace, di riconciliazione del paese con sé stesso. Per questa ragione invito già da ora le differenti forze sociali e politiche a costruire insieme il futuro. Non ho il minimo dubbio che oggi sia la popolazione ad aver trionfato: ha creduto nella speranza ed ha sconfitto la paura. Questa è una vittoria di tutto il popolo salvadoregno", ha detto Funes in toni conciliatori.

    "Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno votato, tutti quelli che hanno sconfitto la paura, tutti quelli che hanno preferito la speranza ed hanno scommesso sul cambiamento, su un nuovo Salvador. Questo sostegno ha dimostrato al mondo intero che il Salvador è pronto per l'alternanza", ha aggiunto.

    Ávila riconosce la sua sconfitta

    Per Rodrigo Ávila non c'è stato nulla da fare ed ha dovuto riconoscere la sconfitta, in un'elezione che, nonostante le molte difficoltà, gli stessi osservatori nazionali ed internazionali hanno riconosciuto come regolare. Da segnalare comunque l'enorme lavoro svolto dalla base del Fmln per impedire i brogli elettorali durante tutta la giornata di domenica. Brogli progettati a tavolino dalla Arena, come lo scandaloso tentativo di far entrare nel paese e far votare migliaia di cittadini centroamericani armati di documento d'identità salvadoregno.

    I festeggiamenti del popolo del Fmln e dei militanti delle forze che, nelle scorse settimane, si sono unite a questo partito ed hanno creato la Unión Nacional por el Cambio, Unc, sono continuati durante la giornata di lunedì.

    Mauricio Funes si è presentato davanti alla folla proprio nel Paseo General Escalón, in una delle zone più esclusive della capitale, regno dell'oligarchia salvadoregna ed ha ricordato che la politica del suo futuro governo sarà principalmente rivolta alla lotta contro la povertà. Parafrasando il poeta salvadoregno, Roque Dalton, ha detto che "Adesso è il turno degli offesi, l'opportunità degli esclusi, degli emarginati, l'opportunità dei democratici autentici".
    Ha poi dedicato questa vittoria a monsignor Óscar Arnulfo Romero, ucciso 29 anni fa dalle forze tenebrose comandate dal fondatore della Arena. "Dedico questa mia vittoria a un santo che illumina il popolo salvadoregno, al nostro vescovo martire Óscar Arnulfo Romero. Governerò come Romero avrebbe voluto che gli uomini del suo tempo avessero governato; governerò con il sostegno dei salvadoregni, includendo anche coloro che non mi hanno votato, che non hanno votato Fmln, perché sono il presidente di tutti i salvadoregni.
    Voglio essere -ha continuato- il presidente della giustizia sociale e del cambiamento sicuro. È ora di avanzare verso il futuro e lasciarci alle spalle le vendette del passato. La mia nomina come Presidente avviene in un momento molto particolare, di grave crisi economica e quindi dobbiamo affrontare insieme questa situazione, perché solo con l'unità della nazione e politiche integrali ne potremo uscire"

    Ha infine ribadito la necessità di un governo con una politica estera indipendente, l'urgenza dell'integrazione centroamericana ed il rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti e la disponibilità ad aprire relazioni con tutti i paesi.

    Le principali sfide

    Nei mesi che precederanno il suo insediamento, previsto per il 1 giugno, Funes dovrà preparare il terreno per una sfida che si profila tutt'altro che facile.
    Seppur vincitore di queste storiche elezioni, il governo del FMLN e delle forze che hanno accompagnato Funes in questa avventura non potrà contare su una maggioranza parlamentare. Di fronte ad una destra ferita e recalcitrante che molto probabilmente rifiuterà il discorso conciliante e d'unità nazionale del futuro presidente, è molto probabile che il Fmln cercherà alleanza tra i piccoli partiti, anche di centro-destra, per poter portare avanti il proprio programma di riforme. Resta da vedere quanto saranno disposti a cedere Funes ed il Farabundo Martì per ottenere i voti necessari e come riusciranno a convivere nella pratica le diverse forze che formano la Unión Nacional por el Cambio, Unc.

    Da più parti, inoltre, ci si sta chiedendo quanto siano vere le dichiarazioni del nuovo presidente circa una certa presa di distanza nei confronti del blocco ALBA e l'interesse, invece, ad istaurare una relazione meno dipendente con la nuova amministrazione statunitense.
    Nonostante sia evidente lo stretto legame con la potenza nordamericana, sia per la forte presenza, circa un milione, di salvadoregni che vivono in questo paese e le enormi quantità di denaro che inviano in Salvador, che per le relazioni commerciali privilegiate e l'uso del dollaro come moneta nazionale, è probabile che il nuovo presidente cercherà un'apertura verso Sud, sia essa con il Mercosur, l'Alba o il Sistema d'Integrazione Centroamericano, Sica.

    Se questa apertura diventerà un'asse portante del nuovo corso dipenderà da molti fattori, tra i quali possiamo segnalare gli equilibri che si creeranno nel Parlamento, la reazione dell'amministrazione Obama di fronte a un governo progressista che fa cadere l'ultimo caposaldo che la potenza nordamericana aveva nella regione, gli equilibri interni alla coalizione ed una possibile politica d'integrazione centroamericana che guardi maggiormente verso sud.

    © (Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua www.itanica.org )

    Note:

    Note:

    Audio-interviste sul processo salvadoregno
    http://www.radiondadurto.org/agenzia/2009-03-13-19-19_int-elezionisalvador-trucchi.mp3
    http://www.radiondadurto.org/agenzia/2009-03-16-19-31_elezionisalvador-garcia.mp3

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