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Dovrebbe essere approvata tra stasera (13 Aprile) e domani la Ley Electoral Transitoria che l'opposizione di destra sta utilizzando in maniera strumentale per spaccare il paese e dare una spallata al governo di Evo Morales. Lo scorso 9 Aprile dal Parlamento boliviano erano uscite due bozze di legge completamente diverse tra loro, quella della Camera dei Deputati (dove il Movimiento al Socialismo ha la maggioranza), e quella del Senato, per buona parte controllato dalla destra di Podemos.
Sulla revisione del 30% dei registri elettorali e sull'abbassamento dei seggi indigeni da 15 a 8 sembra che governo e opposizione abbiano trovato un accordo, anche se la destra di Quiroga ha nuovamente giocato sporco. Podemos, il partito di Quiroga, puntava soprattutto a proibire il voto ai boliviani residenti all'estero e ad una radicale revisione dei registri elettorali, cosa che avrebbe costretto l'esecutivo masista a rinviare le elezioni già previste per il prossimo 6 Dicembre. In Parlamento è successo di tutto: il vice presidente Garcia Linera è stato pesantemente e ripetutamente insultato dai senatori della destra, soprattutto dopo che il governo aveva inteso procedere con l'approvazione della nuova legge elettorale senza i voti dell'opposizione, che a sua volta aveva abbandonato il parlamento nel tentativo di impedire il raggiungimento del quorum necessario per l'approvazione della legge.
In precedenza, il presidente boliviano Morales aveva annullato la sua visita a Caracas per il vertice dei paesi aderenti all'Alba (l'Alternativa Bolivariana per le Americhe, che tra le altre cose avrebbe discusso in merito all'adozione di un'unica moneta comune) ed era entrato in sciopero della fame per "difendere la legittimità del voto referendario dello scorso 25 Gennaio" (nel quale il 61% degli elettori aveva ratificato la nuova costituzione del paese), ricevendo la solidarietà del Presidente dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite Miguel D'Escoto. Inoltre, allo sciopero della fame di Morales era seguito a ruota quello dei principali esponenti dei movimenti sociali boliviani, tra cui Pedro Montes (Central Obrera Boliviana), Isaac Avalos (Confederación Sindical Unica de Trabajadores Campesinos de Bolivia), dai boliviani residenti all'estero (in particolare quelli che hanno aderito alla protesta presso il Consolato boliviano di Buenos Aires) e un circa un migliaio di militanti dei movimenti sociali, aderenti alla Federación Departamental de Mujeres Bartolina Sisa e ad altri sindacati d'ispirazione indigena e contadina.
Nonostante la compattezza di istituzioni masiste e buona parte dei movimenti nel denunciare il tentativo di boicottaggio della nuova costituzione e l'approvazione della Ley Electoral Transitoria "da parte di un gruppo di senatori che intende sabotare le elezioni, rifiutare la rappresentanza parlamentare dei popoli indigeni e impedire il voto dei boliviani residenti all'estero" (secondo le parole del Consejo Pro-Bolivia composto da boliviani che abitano in Europa), alcune organizzazioni sociali, tra cui la Cidob (Confederación de Pueblos Indígenas de Bolivia) hanno tacciato di tradimento sia i parlamentari governativi sia quelli appartenenti ai partiti della destra, mentre altri hanno invitato il Mas a non cedere alle proposte di cambiamento della legge provenienti dall'opposizione: eventuali modifiche alla legge in effetti finirebbero per impedire il voto ai boliviani all'estero, diminuirebbero la rappresentanza indigena in Parlamento, oppure costringerebbero il governo non solo a rimandare le elezioni nazionali previste per il 6 dicembre, ma anche quelle amministrative in programma nel 2010: questo è l'obiettivo non dichiarato, ma sufficientemente chiaro agli occhi di tutti, che l'opposizione intende perseguire.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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