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    Nicaragua: Il confine sottile tra donazione ed imposizione

    Gli Stati Uniti cancellano i rimanenti 62 milioni di dollari della Cuenta Reto del Milenio. Il Venezuela e l'ALBA corrono ai ripari
    15 giugno 2009 - Giorgio Trucchi

    L'ambasciatore Robert J. Callahan durante la conferenza stampa © (Foto G. Trucchi)

    Non ci sono state sorprese ed il governo degli Stati Uniti ha ratificato ciò che ci si aspettava, cancellando i restanti 62 milioni della Cuenta Reto del Milenio –programma di donazioni concesso a una serie di paesi che devono garantire e rispettare una serie di condizioni– che aveva congelato per sei mesi subito dopo gli avvenimenti che hanno caratterizzato il processo elettorale dello scorso novembre in Nicaragua. Su un totale di 175 milioni, più del 30 per cento verrà quindi cancellato in modo definitivo, garantendo solamente l’esecuzione dei progetti già iniziati nell’occidente del paese, come la costruzione di tre strade e il sostegno tecnico al settore dell’allevamento del bestiame.

    Durante una conferenza stampa in cui le decine di mezzi d’informazione hanno avuto la possibilità di fare solo cinque domande, l'ambasciatore statunitense in Nicaragua, Robert Callahan, ha chiarito che il principale motivo che ha portato la giunta direttiva della corporazione della Cuenta Reto del Milenio, presieduta dal segretario di Stato, Hillary Clinton, a prendere questa decisione è stato indubbiamente il tema della presunta frode elettorale durante le elezioni municipali del 2008.

    In risposta ai severi commenti fatti nei giorni scorsi da membri del governo circa l'uso della cooperazione come strumento di condizionamento e pressione nei confronti della politica interna del Nicaragua, Callahan ha ricordato che "l'uso del denaro delle imposte degli statunitensi è sempre condizionato. Questi aiuti della Cuenta, come molti altri che vengono dati a livello internazionale, sono sottoposti a condizioni e sottomessi ai principi fondamentali di democrazia e governabilità, includendo i diritti umani, lo stato di diritto, elezioni libere e giuste. Nel caso del Nicaragua – ha continuato Callahan - l'aiuto della cooperazione Reto del Milenio non è stato supportato da un impegno del governo per rispettare i principi democratici”.

    Riprendendo il tema delle elezioni municipali che hanno assegnato –è bene ricordarlo– 109 municipi dei 153 esistenti nel paese al partito di governo, l'ambasciatore ha manifestato che "parte delle condizioni a cui è sottoposta la concessione degli aiuti include il portare a termine elezioni libere, le quali sono un elemento fondamentale della democrazia efficace”. In questo senso, la giunta direttiva della CRM sembra essersi fidata ciecamente del criterio di "osservatori imparziali e vari gruppi di rispettabili organizzazioni nazionali ed internazionali", che hanno considerato il processo elettorale come "profondamente irregolare", prima, durante e dopo le elezioni.

    In nome del governo degli Stati Uniti, Callahan ha chiesto nuovamente al governo del Fsln di "trovare una soluzione nicaraguense alle irregolarità che si sono verificate durante le elezioni municipali, in modo da restaurare la fiducia dei cittadini nel loro sistema di governo".

    Ha difeso anche le organizzazioni della società civile, in maggioranza schierate apertamente contro le politiche implementate dal governo, affinché possano ricevere donazioni senza pressioni.

    Rispondendo alle domande dei giornalisti, Callahan ha toccato forse il punto nevralgico di questo conflitto sorto tra buona parte della comunità internazionale donante ed il governo nicaraguense, dicendo che "come tutti paesi del mondo abbiamo il diritto di esprimere la nostra opinione su temi internazionali. Ciò che invece non possiamo fare e che non dobbiamo fare è immischiarci direttamente nei temi interni di altri paesi. Possiamo esprimere il nostro disaccordo, ma non immischiarci direttamente ed io posso garantire che questa ambasciata non lo fa e non lo farà mai, anche se abbiamo l'obbligo di esprimere la politica del nostro governo”.

    Una chiara contraddizione, quindi, con tutto quanto detto fino ad ora sui motivi che hanno portato alla cancellazione della CRM. Contraddizione che si è intensificata inoltre dopo l’avvertimento, con sapore di minaccia, dello stesso ambasciatore Callahan secondo il quale l’intera cooperazione statunitense con il Nicaragua sarebbe sotto osservazione.

    Quando un paese potente come gli Stati Uniti o un insieme di paesi altamente sviluppati, come sono quelli che fanno parte del Gruppo di Sostegno al Bilancio che nelle prossime ore faranno sapere se elimineranno o no il finanziamento al Bilancio della Repubblica del Nicaragua, decidono di sostenere economicamente paesi sottosviluppati come il Nicaragua, qual è il confine che separa l'atto di donare dal potere che questo stesso atto implica? Come evitare che il potere che concede una donazione, vitale per lo sviluppo di un paese in cerca della sua sovranità, non si trasformi in imposizione? Qual è, allora, il confine sottile che esiste tra donazione per lo sviluppo e l'imposizione? E fino a che punto possono arrivare queste imposizioni mascherate da condizioni per accedere alla donazione?

    Domande che fino ad ora nessuno si è nemmeno sognato di porsi.

    Per Gustavo Porras, segretario generale del Fronte Nazionale dei Lavoratori, Fnt, la decisione del governo nordamericano è un'aperta forma di intromissione.

    “Qui ci sono due attori in gioco: il governo nordamericano che vuole piegare questo paese prendendolo per fame e già non con le armi come accadeva nel passato, e le forze nazionali d’opposizione che sono andate negli Stati Uniti ed in Europa a chiedere la cancellazione degli aiuti al Nicaragua. Ora –ha continuato Porras- gridano tutti e dicono che è uno scandalo quanto è accaduto, ma sono proprio loro quelli che si sono inventati il tema della frode elettorale e che hanno chiesto di togliere gli aiuti al paese per destabilizzare il governo”, ha aggiunto.

    Nonostante ciò, per Porras bisogna provare a trarre vantaggio da questa situazione. “Ci hanno tolto questi fondi, ma continueremo a cercare come sostituirli perché la zona occidentale ne ha bisogno. Il Venezuela ha promesso di aiutarci ancora una volta –ha promesso almeno 50 dei 62 milioni persi– e siamo sicuri che rispetterà questa promessa. Il governo ed i movimenti sociali stanno lavorando in funzione di ciò”, ha concluso il dirigente sindacale.

    Il Venezuela garantisce le opere della CRM

    Daniel Ortega annuncia la decisione del Venezuela (Foto CCC)

    La risposta del Nicaragua alla decisione del governo nordamericano di cancellare i programmi della Cuenta Reto del Milenio (CRM), valutati circa 62 milioni di dollari, non si è fatta attendere e durante una manifestazione di piazza convocata dal governo sandinista, il presidente Daniel Ortega ha annunciato al paese che il Venezuela darà i fondi necessari -50 milioni di dollari- per garantire buona parte dei progetti che sono rimasti senza finanziamento a causa della decisione della giunta direttiva della CRM.

    "Cuenta ALBA solidaria" è il nome dato al nuovo programma che affonda le sue radici nella Alternativa Bolivariana per le Americhe, ALBA, a cui il prossimo 24 giugno aderirà l'Ecuador di Rafael Correa, portando in questo modo a sette i paesi che ne fanno parte.

    Durante un intervento di circa un'ora e mezzo, il presidente nicaraguense ha ripercorso le tappe delle relazioni tra il Nicaragua e gli Stati Uniti a partire dal trionfo della Rivoluzione Popolare Sandinista il 19 luglio 1979.

    Ha ricordato il primo atto di sabotaggio di Ronald Reagan al processo rivoluzionario con la sospensione di 75 milioni di dollari di finanziamenti che erano stati approvati dal suo predecessore Jimmy Carter, le migliaia di milioni di dollari investiti nella guerra contro il governo sandinista e l'immediata solidarietà da parte di molti paesi del mondo. Si è poi addentrato nei dettagli del comportamento dei vari presidenti nicaraguensi che per 16 anni hanno governato il Nicaragua, "togliendo alla popolazione il diritto alla salute, all'istruzione, l'accesso al credito, ad avere una casa. Hanno privatizzato tutto. Nel 1996 Arnoldo Alemán ha vinto le elezioni più irregolari della storia del paese e durante la tragedia dell'uragano Mitch si sono rubati la maggior parte degli aiuti, ma gli Stati Uniti non hanno detto nulla e non hanno mai minacciato di applicare sanzioni contro il Nicaragua", ha detto Ortega.

    Il presidente ha poi segnalato i momenti che hanno portato prima alla sospensione della Cuenta Reto del Milenio da parte del governo Bush e poi alla sua definitiva cancellazione da parte dell'amministrazione Obama, accusando vari settori politici nicaraguensi di avere sollecitato questa misura "con l'obiettivo di destabilizzare il governo".

    Secondo la giunta direttiva della CRM, tale decisione è dovuta ai presunti brogli avvenuti durante le elezioni municipali del 2008 -vinte in modo eclatante dal Fsln- ed al fatto che il governo nicaraguense non starebbe garantendo la governabilità nel paese, elemento fondamentale per poter accedere ai benefici di questo programma.

    "Adesso la giunta direttiva della CRM vuole venire qui a valutare il nostro grado di governabilità. La verità è che gli Stati Uniti volevano che a Managua vincesse il loro candidato, quello che è implicato nel furto dei CENIS (Buoni del Tesoro), ma invece il popolo ha scelto diversamente. In queste elezioni -ha continuato Ortega- non ci sono stati brogli e la popolazione ha deciso chi doveva essere eletto. Per loro non è facile digerire questo risultato ed hanno voluto trasformare le elezioni in uno strumento per destabilizzare il governo ed il paese, e lo continuano a fare tutti i giorni. Non vogliono accettare di aver perso".

    Ortega ha concluso il suo intervento annunciando la nascita della Cuenta ALBA Solidaria in alternativa al programma cancellato dagli Stati Uniti.
    Secondo l'atto costitutivo, il Venezuela garantirà 50 milioni di dollari per portare a termine una serie di programmi nell'occidente del paese, tra cui l'ordinamento territoriale della proprietà che beneficerà circa 140 mila persone, la costruzione di un'importante via di comunicazione e di due strade rurali per il trasporto della produzione agricola.
    Ortega ha anche informato che durante i suoi due anni e mezzo di governo sono stati consegnati 32 mila titoli di proprietà, beneficiando 165 mila persone e due titoli di proprietà comunitaria alle popolazioni indigene della Costa Atlantica, per un totale di quasi 11 mila Km², equivalente all'8 per cento del territorio nazionale.

    Le ultime parole del presidente nicaraguense sono state indirizzate al presidente Barack Obama.
    "Durante la riunione dei presidenti centroamericani a Trinidad e Tobago, il presidente Obama ha invitato a guardare al futuro e non al passato e noi abbiamo detto che eravamo d'accordo e che volevamo avere relazioni rispettose con gli Stati Uniti. Il problema -ha continuato Ortega- è che il presidente Obama esprime a voce la sua buona volontà, ma nella pratica continua ad avere la stessa politica di Reagan e di Bush. Quello avuto nei confronti del Nicaragua è un comportamento irrispettoso".

    Ortega ha infine detto che gli Stati Uniti ormai non possono più fare ciò che facevano fino a 20-30 anni fa, "perché non hanno più la forza morale per farlo" Un esempio è la decisione storica presa durante l'ultimo vertice della OSA di eliminare il veto alla partecipazione di Cuba che durava dal 1962.

    "Il presidente Obama deve cercare di capire che il Nicaragua è un paese piccolo, ma con una gigantesca ed infinita dignità e ciò che desideriamo di più è poter mantenere relazioni giuste e rispettose con gli Stati Uniti", ha concluso.

    © (Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua www.itanica.org )

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