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Honduras - I “gorilla” si tolgono la maschera: brutale repressione contro i manifestanti

Si registrano vari feriti mentre per le vie della capitale inizia la caccia ai leader della protesta. La comunità internazionale condanna e prende le prime misure di ritorsione contro il governo spurio di Micheletti
30 giugno 2009 - Giorgio Trucchi

La Polizia e l’Esercito dell’Honduras reprimono la manifestazione pacifica (Foto G. Trucchi)

La prima misura adottata dal presidente spurio dell’Honduras è stata quella di reprimere la popolazione che chiedeva in modo pacifico il ritorno di Manuel Zelaya e la realizzazione di un referendum, che proponeva la creazione di una Assemblea Costituente e l’avvio di un processo per riformare la Costituzione.

Recita testualmente l’articolo 3 dell’attuale Costituzione: “Nessuno deve obbedienza a un governo usurpatore e nemmeno a chi assume funzioni o posti pubblici attraverso l’uso della forza delle armi o usando mezzi o procedimenti che rompono o disconoscono ciò che questa Costituzione e le leggi stabiliscono.
Gli atti compiuti da tali autorità sono nulli. Il popolo ha il diritto di ricorrere all’insurrezione in difesa dell’ordine costituzionale”.

Sembra invece che l’attuale presidente, che ha assunto la carica grazie a un vero e proprio colpo di stato, stia facendo carta straccia di questo articolo.
I movimenti di truppe élite che si sono registrati durante tutta la mattinata di lunedì 29 giugno sono stati il preludio ad un attacco brutale che ha provocato vari feriti, arresti ed ha scatenato la caccia ai leader delle organizzazioni popolari che in questi giorni si sono mobilitati in tutto il paese.

È il caso di Carlos H. Reyes, segretario generale dello STIBYS, uno dei sindacati più combattivi del paese, il quale è riuscito a fuggire alla cattura ed attualmente si trova nascosto in un luogo non precisato.

Dopo i gravi fatti di lunedì esiste la chiara percezione che nei prossimi giorni la repressione possa aumentare, grazie anche allo sconcertante silenzio mediatico da parte di tutti i mezzi d’informazione nazionali, l’oscuramento di TeleSUR e l’arresto dei suoi giornalisti e l’occupazione da parte dell’Esercito della compagnia statale di telefonia, Hondutel.

"Eravamo di fronte alla Casa Presidenziale chiedendo pacificamente il ritorno alla democrazia e l'Esercito ha ricevuto l'ordine di reprimerci. Hanno iniziato a sparare pallottole di gomma e lacrimogeni –ha raccontato un membro dei movimenti sociali che, per ovvi motivi, ha voluto mantenere l’anonimato–.

Hanno prima fatto entrare battaglioni dell’Esercito da un lato del viale ed immediatamente dopo, i corpi speciali che si trovavano all’interno della Casa Presidenziale da questa mattina sono scesi in strada ed è iniziata la persecuzione.
È stata una repressione brutale contro tutte le persone che si trovavano lì.

Hanno sequestrato la democrazia ed ora ci stanno reprimendo e perseguitando in tutta la città, aggredendoci ed arrestandoci.
Ho visto molte ambulanze e ci sono vari feriti e detenuti, benché le notizie siano ancora molto frammentarie. Micheletti dice che non si è trattato di un colpo di stato, e come dovremmo chiamare ciò che è successo negli ultimi due giorni? Per il popolo honduregno e la comunità internazionale non c’è alcun dubbio che si tratti di un colpo di stato", ha dichiarato mentre si puliva gli occhi arrossati dai gas lacrimogeni.

Molto forti, intanto, le reazioni della comunità internazionale. Gli Stati Uniti e la Germania hanno sospeso i programmi di cooperazione con l’Honduras, mentre i paesi del Sistema d’integrazione centroamericana, Sica, e la Repubblica Dominicana hanno deciso di isolare politicamente, economicamente e commercialmente il paese centroamericano.

Dura anche la posizione del Gruppo di Rio, che riunisce tutti i paesi latinoamericani, che ha chiesto l’immediato ritorno di Manuel Zelaya alla presidenza ed ha disconosciuto il presidente golpista. I presidenti dei paesi che fanno parte dell’ALBA hanno inoltre deciso di ritirare i propri ambasciatori ed hanno chiesto alla comunità internazionale di isolare totalmente l’Honduras. Il Venezuela di Chávez ha invece sospeso la somministrazione di petrolio.

Oggi, 30 giugno, Manuel Zelaya si presenterà davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed è probabile che verrà emessa una risoluzione di condanna contro il governo spurio e si chiederà il reintegro del presidente democraticamente eletto.
Zelaya ha anche annunciato che ritornerà nei prossimi giorni nel suo paese accompagnato dal segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani, Osa, ed ha invitato i capi di Stato del continente a fare lo stesso.

"È una chiara espressione del ritorno del gorillismo nel nostro paese. Un enorme passo indietro che minaccia la democrazia e la libertà che tanto ci sono costate –ha continuato il manifestante mentre le truppe dell'Esercito continuavano ad avanzare con lancio di lacrimogeni e pallottole–.

In Honduras siamo di fronte ad un chiaro esempio d'intolleranza in mezzo ad un silenzio mediatico ed a strategie per creare il terrore tra la popolazione. Chiediamo ai mezzi informativi internazionali di raccontare ciò che in realtà sta accadendo. Questo è un colpo di stato, un colpo alla democrazia da parte dei militari e dei settori politici ed economici che cospirano contro essa.

È per questo motivo –ha concluso– che chiediamo alla comunità internazionale di sospendere le relazioni diplomatiche, commerciali ed economiche con questo governo di fatto. Se così non fosse, vorrebbe dire che sta dando la propria approvazione a questa repressione brutale contro il popolo”.

© (Testo e foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua www.itanica.org )

Note:

Video e foto della repressione su www.nicaraguaymasespanol.blogspot.com

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