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Protestavano contro la privatizzazione dell'energia elettrica

Messico: arrestati attivisti del Movimiento de Resistencia contra las Altas Tarifas de Luz Eléctrica di Campeche

La polizia li ha picchiati di fronte ai loro figli

13 luglio 2009 - David Lifodi

Nel Messico delle mille resistenze sociali e delle molteplici vertenze territoriali, lo scorso 10 luglio nella città di Candelaria (stato di Campeche) è stata segnata un'altra brutta pagina della storia dei diritti umani e civili del paese. Cinque attivisti del Movimiento de Resistencia contra las Altas Tarifas de Luz Eléctrica sono stati arrestati da un reparto dell'Agencia Federal de Investigaciones (Afi). Due di loro, aderenti al Partido Revolucionario de los Trabajadores (Prt), avevano già procedimenti penali a loro carico, ma questo non giustifica l'azione violenta della polizia, che di fronte ai loro figli li ha picchiati e trascinati via con la forza senza dare informazioni sul luogo dove sarebbero stati incarcerati (sembra la capitale dello stato di Campeche).
I cinque arrestati sono esponenti della rete nazionale di resistenza civile contro le alte tariffe di energia elettrica sorto nel maggio di quest'anno in 7 stati messicani (Campeche, Chiapas, Distrito Federal, Guerrero, Oaxaca, Veracruz, Chihuahua) e che ha raccolto, tra gli altri, l'adesione di organizzazioni vicine all'Altra Campagna Zapatista, movimenti indigeni e contadini, centri che si occupano di diritti umani. Sotto la presidenza di López Mateos (presidente del Messico tra il 1958 e il 1964), il servizio di tariffa elettrica aveva un prezzo accessibile e allo stesso tempo era sufficiente per le necessità agricole e industriali di cui necessitava la popolazione, spiegano gli attivisti della rete di resistenza. Le cose sono cambiate dagli anni '90 con l'avvento dei governi neoliberali: gli investimenti dei privati nel settore elettrico sono diventati la norma (con il beneplacito della Comisión Federal de Electricidad), le transnazionali hanno avuto l'appoggio politico ed economico necessario per costruire dighe e centrali idroelettriche di enorme portata che hanno costretto le comunità indigene e contadine ad abbandonare i territori da sempre abitati.
E' in questo contesto che è sorto il Movimiento de Resistencia contra las Altas Tarifas de Luz Eléctrica, che fin dall'inizio ha cercato di creare una rete nazionale che permesso l'interscambio di esperienze, iniziative e una vera e propria attività di mutuo soccorso ben sintetizzata nel principio "si tocan a unos, tocan a todos". Il punto principale del movimento riguarda la lotta contro la privatizzazione dell'energia elettrica e l'accettazione di negoziati con le istituzioni solo quando queste riconoscano la rappresentanza politica delle organizzazioni popolari che hanno di fronte. In realtà questo è successo molto raramente, anzi, spesso i governi statali sono stati protagonisti di provocazioni di ogni tipo, come testimoniato dalle 52 comunità costrette a rimanere senza luce elettrica dal taglio improvviso deciso dalla presidenza municipale di Amatenango del Valle (Chiapas) lo scorso 18 maggio.
Ad oggi, nonostante l'interessamento di David Peña, membro del consiglio nazionale dell'Associazione Abogados Democráticos in materia di diritti umani e indigeni, che ha spiegato e motivato le numerose irregolarità compiute durante l'arresto, i cinque attivisti continuano a rimanere in carcere.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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