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Honduras: Il governo golpista non vuole il dialogo

Partiti i ministri dell’Osa. La Resistenza è viva ma continua la repressione
12 ottobre 2009 - Giorgio Trucchi

Manifestazione davanti all’Hotel Clarión © (Foto G. Trucchi)

La missione dei ministri degli Esteri dell’Osa ha lasciato il paese dopo avere aperto ufficialmente il dialogo tra la delegazione del governo di fatto e quella del presidente Zelaya, con la partecipazione del Fronte Nazionale Contro il Colpo di Stato. Per il momento non c'è fumata bianca sul punto più discusso dell'Accordo di San José, che è il ripristino del presidente Manuel Zelaya Rosales. Nel frattempo, la Resistenza continua la sua instancabile opera di mobilitazione arrivando fino al luogo in cui si sta svolgendo la negoziazione e da come data limite il 15 ottobre. Polizia ed esercito intensificano la repressione.

Durante una conferenza stampa nella quale non é stato concesso spazio alle domande dei giornalisti, il ministro degli Esteri del Costa Rica, Bruno Stagno, ha letto un comunicato della delegazione dell’Osa in cui, oltre a riassumere gli incontri svolti durante la sua permanenza in Honduras, ha dato anche alcune indicazioni sul dialogo da poco iniziato.

“La commissione dell'Osa ha esposto a tutti gli interlocutori che affinché il dialogo si realizzi in condizioni appropriate è necessario il ristabilimento e il mantenimento di tutte le garanzie costituzionali, la riapertura dei mezzi d’informazione il cui funzionamento sia stato interrotto e che si permetta al presidente Zelaya un normale contatto con i suoi rappresentanti al tavolo delle trattative”, segnala il comunicato.

La commissione ha anche aggiunto che si deve normalizzare la situazione all’interno dell'ambasciata del Brasile e garantire al presidente Zelaya condizioni di vita e di lavoro consone al suo status. Ha chiesto infine al segretario generale di questa organizzazione, José Miguel Insulza, di mantenere un’informazione costante sul “rispetto di queste indicazioni e sull’evoluzione del dialogo”.

Per i ministri, che hanno abbandonato il paese poco dopo la conclusione della conferenza stampa, “il dialogo che è appena iniziato può condurre al superamento della crisi politica che ha colpito il paese a causa degli eventi del 28 giugno scorso, e nutriamo la speranza – ha concluso Stagno - che i membri del tavolo di dialogo assumeranno pienamente la responsabilità di percorrere la via che conduce al recupero dell'ordine democratico ed alla reintegrazione dell’Honduras all’interno della comunità internazionale”.

L’Osa ha lasciato una commissione tecnica che aiuterà le parti durante il dialogo.

Resistenza: i golpisti non hanno intenzione di dialogare

Contrariamente a quanto sta circolando a livello nazionale ed internazionale, a tre giorni dall’inizio del dialogo è evidente che il governo di fatto non ha nessuna intenzione di cercare un'uscita alla crisi, che da più di tre mesi sta prostrando il popolo honduregno.

In questo momento risulta difficile capire se il gioco al quale sta giocando il governo di fatto sia quello di mantenere in piedi il grande show mediatico del dialogo per legittimare le elezioni di novembre, rischiando in questo modo di scontrarsi nuovamente con la comunità internazionale, per altro già divisa su questo tema, o se cerchi di prolungare nel tempo la presenza di Roberto Micheletti alla Presidenza, mettendo il presidente Zelaya con le spalle contro il muro e intensificando la repressione contro la popolazione in resistenza.

Di fronte a questi fatti e trascorsi 106 giorni dal colpo di Stato non si sono ancora viste misure serie e concrete da parte della comunità internazionale per ristabilire l’ordine democratico in Honduras.

Al contrario, il governo di fatto è riuscito a farsi riconoscere come controparte, ha monopolizzato l’organizzazione e gestione del dialogo imponendo le proprie condizioni ed ha trasformato la presenza dei ministri dell’Osa in una passerella di personalità senza nessun potere coercitivo.

Infatti, le condizioni poste dall’Osa e dalla stessa Resistenza non solo non sono state minimamente prese in considerazione, ma nelle ultime 72 ore la situazione è precipitata.

Vergognosa intimidazione

La deroga del vergognoso Decreto Legge non è mai stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e quindi si mantiene la sospensione delle garanzie costituzionali e si dà via libera alla polizia ed all’esercito per reprimere la popolazione.

Il 9 ottobre la polizia ha represso brutalmente una mobilitazione del Fronte Nazionale Contro il Colpo di Stato usando gas lacrimogeno e getti di acqua mischiata a prodotti chimici altamente urticanti. Le persone sono state inseguite per più di un'ora per le vie della capitale.

Il 10 ottobre, la polizia ha minacciato di attaccare e disperdere con la forza la gente che si era concentrata nella Colonia Hato de Enmedio per partecipare ad un’attività culturale.

Lo stesso giorno, il governo di fatto ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un nuovo decreto con il quale concede la potestà alla Commissione Nazionale di Telecomunicazioni, CONATEL, di “revocare o cancellare permessi o licenze agli operatori di mezzi di radiodiffusione sonora e di televisione che emettano messaggi che generino apologia all'odio nazionale, un regime di anarchia sociale contro lo Stato democratico, arrivando ad attentare contro la pace sociale e i diritti umani”.

Con questa misura si profila la chiusura definitiva di Radio Globo e Canale 36, e si crea uno strumento legale per chiudere tutti quei mezzi d’informazione indipendenti vicini alla Resistenza.

Durante le notti del 9, 10 e 11 ottobre, l'ambasciata del Brasile è stata oggetto di una vera e propria strategia di terrorismo psicologica. Il presidente di fatto Micheletti ha respinto la richiesta dell’Osa e della stessa Resistenza di smilitarizzare la zona e dare un migliore trattamento alle persone che sono rinchiuse nell’ambasciata.

Ha invece aumentato la presenza militare e concentrato decine di soldati a pochi metri dal portone principale dell’ambasciata.
Sono aumentate le restrizioni per l'entrata degli alimenti, i vestiti ed i prodotti per l’igiene personale e l'ambasciata è stata permanentemente illuminata da due giganteschi fari.

È stata inoltre collocata una gru davanti all’entrata con una piattaforma sulla quale permangono due militari armati, che ora hanno accesso visivo all’interno della sede diplomatica e da alcune ore è stata collocata una lunga scala nella parte posteriore dello stabile.
Si è inoltre intensificata la presenza di camion carichi di terra e detriti in uno stabile che confina con l’ambasciata del Brasile, accentuando la denuncia trapelata da qualche giorno di un tunnel che si starebbe scavando sotto l’ambasciata stessa.

Difficile, o praticamente impossibile potere pensare di sviluppare un dialogo in queste condizioni.

Resistenza: ultimatum 15 ottobre

La Resistenza e lo stesso Zelaya hanno fissato il 15 ottobre come data limite per il dialogo e per il suo ripristino alla Presidenza. Per il momento i risultati sono stati nulli, poiché i punti dell'Accordo di San José su cui le due delegazioni hanno trovato un accordo - creazione di un governo di riconciliazione nazionale, No all'amnistia per i delitti politici e ad un anticipo delle elezioni ed il ruolo delle Forze Armate durante il processo elettorale - non hanno senso senza un accordo sul ripristino di Zelaya e sull'Assemblea Costituente.

In queste condizioni è molto probabile che durante i prossimi giorni si assista alla fine di questa pantomima ed alla recrudescenza della crisi a livello nazionale e della repressione.

© (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua www.itanica.org )

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