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Colombia: L'impresentabile Uribe

10 febbraio 2004 - Guido Piccoli
Fonte: Il Manifesto

Lo «Sharon colombiano», incredibilmente invitato dai socialisti a Bruxelles e Strasburgo, domani sarà in Italia

Arrivato ieri a Bruxelles fra le proteste e avvicinandosi l'ora del suo intervento, a mezzogiorno di oggi, aumenta il nervosismo tra Alvaro Uribe Vélez, il suo seguito e gli ammiratori europei che l'hanno invitato a parlare al parlamento di Strasburgo. Per l'uomo che è stato definito «lo Sharon colombiano» non sarà facile convincere gli euro-deputati di non volere «l'annientamento dei colombiani, ma la loro sicurezza», come ha dichiarato in un recente incontro con gli ambasciatori stranieri. Tra Bruxelles e Bogotà continua ad esserci poco feeling. Pochi giorni fa il vice-presidente Francisco Santos, ritenuto «l'uribista dal volto umano», ha accusato l'Europa di trattareil suo paese come «una repubblica delle banane», solo perché qualcuno, da questa parte dell'Atlantico, aveva ricordato, pur con molta delicatezza, gli ennesimi impegni colombiani disattesi in materia di diritti umani.

Le tare di Uribe

Le tare di Uribe, agli occhi europei, non sono poche. Innanzi tutto, il suo spropositato filo-americanismo lo fa assomigliare ad un inviato di Washington, tipo Paul Bremer a Baghdad, piuttosto che a un presidente eletto in un paese formalmente sovrano. Non solo la Colombia è l'unico paese sudamericano ad essersi alleato senza riserve con Bush nell'invasione dell'Iraq, il più indisponente nemico del Venezuela di Chavez ed il primo a dichiararsi pronto ad accettare così com'è l'Alca, il trattato per il mercato economico americano fatto su misura degli interessi statunitensi. Da quando, nell'agosto 2002, è entrato al Palacio Nariño di Bogotà, più che accontentare Bush, Uribe sembra voler prevenire ogni suo desiderio. Sul tema della droga, sta deportando a Miami a ritmo continuo narcos, veri e presunti, compresi gli ex come gli Ochoa di Medellín, da far usare come trofei di guerra nella sinistra giustizia-spettacolo nordamericana. E sta sacrificando gli incontaminati parchi naturali, facendoli irrorare con tonnellate di glifosato madein Usa sparsi con aerei Usa pilotati da mercenari Usa (pagati però con soldi colombiani), sull'altare di una dissennata «guerra alla droga» che, se non diminuisce di un grammo i carichi di cocaina ed eroinain partenza per gli Stati uniti e l'Europa, ottiene di disseminare le coltivazioni illegali nelle regioni e nei paesi vicini. Durante il rimpasto governativo del novembre scorso, Uribe ha avuto il coraggio di nominare nuova ministra dell'ambiente, una signora che, fino a pochi mesi prima, si occupava del bombardamento di defolianti sul paese. L'identificazione con Washington è, se possibile, ancora più totale nella cosiddetta guerra alterrorismo. Non a caso l'ambasciata Usa a Bogotà è quella al mondo che dispone di più uomini e mezzi, dovendo coordinare non solo il migliaio di militari e mercenari sparsi nel paese, ma ancheconsigliare ¡ o meglio dirigere- l'attività dei battaglioni d'élite oltre alle varie polizie, la Fiscalia, l'Istituto di medicina legale, i supercarceri e persino sovrintendere alla formazione dei giudici al nuovo sistema accusatorio per arrivare all'addestrameznto dei cani antidroga. Qualche mese fa il famoso giornalista Antonio Caballero propose, allo scopo di diminuire il deficit statale, di sopprimere tutti i ministeri diretti da Washington (esteri, commercio estero, agricoltura, difesa, finanze): «i ministri interessati potrebbero trovare ¡ come sempre ¡ un posticino nel Fondo monetario o nel Banco mondiale: sanno tutti parlare inglese». Un sarcasmo non casuale visto, ad esempio, che il Plan Colombia, che da anni orienta la politica di Bogotà, circolò per settimane solo in inglese, prima di essere tradotto in spagnolo.

Sudditanza totale

E' stupefacente anche il grado di sudditanza agli Usa delle Forze armate. Poco è cambiato dal quando, come racconta Garcia Marquéz in Cent'anni di solitudine, nel 1928 le truppe mitragliarono la folla che protestava contro la United Fruit. Anche se annualmente lo punzecchiano con innocui giudizi sulrispetto dei diritti umani e le connivenze con i gruppi paramilitari, gli Usa continuano a finanziarel'esercito colombiano con aiuti che, nel solo 2004, sono arrivati a 700 milioni di dollari. In cambio lo trattano come una compagnia di vigilantes privati. Washington continua, ad esempio, a pagare uno speciale battaglione dell'esercito, per proteggere l'oleodotto che collega il pozzo petrolifero di Caño Limón col porto caraibico di Coveñas. E per salvare il valore delle azioni petrolifere dei Bush,Cheney, Condoleezza Rice e soci.

Perfino il direttore del quotidiano dell'oligarchia per antonomasia, El Tiempo, ha più volte sottolineato i rischi dell'appiattimento di Bogotà su Washington, dell'isolamento rispetto al resto del continente e del parallelo colpevole disinteresse verso Bruxelles. In un editoriale del 21 gennaio il giornale, di proprietà della famiglia Santos, si è spinto fino a giudicare «stonata» la battuta sulla repubblica delle banane fatta dal rampollo di casa, il vicepresidente della repubblica Francisco. Ed ha criticato la noncuranza del governo Uribe per la «Dichiarazione di Londra», concordata nel luglio scorso con i rappresentanti, tra gli altri, degli Usa e dell'Unione europea, oltre a Onu, Banco mondiale e Fondo monetario. Grazie a quella specie di road map tracciata alla fine del vertice tenuto nella sede del Foreign Office, il governo Uribe ottenne un rilevante appoggio politico e parecchi aiuti economici, impegnandosi a rispettare 24 raccomandazioni fatte dall'Alto commissariato per i diritti umani dell'Onu.

Ci si sarebbe aspettato il solito fiume di lacrime di coccodrillo, che per decenni è stato sufficiente a rabbonire i timidi critici europei. Invece Uribe, forte dell'appoggio di Bush, è andato spavaldamente dritto per la sua strada. Durante il dibattito parlamentare sul cosiddetto statuto antiterrorista, approvato un paio di mesi fa (che contraddice in maniera palese le raccomandazioni dell'Onu attribuendo, ad esempio, compiti di polizia giudiziaria ai militari), la sua ex-ministra della difesa definì «un gesto inconsulto» la firma che Santos aveva posto alla «Dichiarazione di Londra». Oltre a promulgare leggi che possono fare della Colombia un'Argentina dei Videla, senza intaccare l'organizzazionemilitare della guerriglia delle Farc, Uribe sta favorendo una smobilitazione dei paramilitari delleAutodefensas che prevede di lasciare i capi, come Carlos Castaño e Salvatore Mancuso, liberi e ricchi dei bottini e delle terre rapinate.

I diritti umani e il loro contrario

Quello coi paras è un processo di pacificazione sui generis, in cui il mandante (lo Stato colombiano) assolve il suo più efficace esecutore (le Auc) di cui si è ampiamente servito per quasi vent'anni allo scopo di eliminare non la guerriglia - contro cui iparamilitari non hanno mai cercato una sola battaglia - ma i suoi presunti collaboratori, cioè decine dimigliaia di oppositori sociali e politici. «Smetteremo di essere l'amante per diventare la sposa», ha dichiarato, con un'espressione quanto mai appropriata, Castaño.

Alla luce delle scelte di Uribe, l'ufficio di Bogotà dell'Alto commissariato dell'Onu ha denunciato che riguardo le 24 raccomandazioni in materia di diritti umani, il governo colombiano ha fatto l'esatto contrario per dieci e niente o quasi per le altre. Tutto ciò non è però bastato a Bruxelles per riconsiderare i suoi rapporti con Bogotà. Sebbene continui a ricordare, soprattutto attraverso il commissario agli esteri Chris Patten, gli impegni disattesi da Uribe, l'Europa è intenzionata a farsi prendere in giro anche dal più arrogante degli epigoni di Bush. Al quale, con l'invito a Strasburgo, offre un onore per ora negato ad altri leader latinoamericani come Kirchner o Lula, portatori di un'idea del mondo un po' più simile a quella «europea».

L'incredibile non si ferma qui. Chi ha proposto l'invito a Uribe è stato niente di meno che il presidente del Gruppo socialista europeo, lo spagnolo Enrique Barón Crespo. Cosa può avere spinto ad un simile passo l'ex dirigente sindacale (e quindi collega dei tremila sindacalisti uccisi negli ultimi vent'anni anni in Colombia)? Forse un forte «sentimento nazionale», visto che la Spagna è impegnata a fondo nell'aiutare gli Usa a rimettere ordine nel loro disordinato cortile di casa, e in particolare nell'agitatazona andina. Dopo avere riconosciuto per primo il golpe anti-Chavez del 2002, il governo Aznar fa da tutore di quello colombiano, fornendogli appoggio politico e aiuti militari in cambio di contratti d'oro per le proprie multinazionali particolarmente presenti nel settore petrolifero, agro-alimentare, idrico, elettrico, bancario, assicurativo ed editoriale. Barón Crespo però ha dovuto fare i conti non solo con l'opposizione di quattro gruppi (Sinistra unitaria europea, Verdi, Liberali ed Europa delledemocrazie), ma anche con un'inaspettata contestazione interna, guidata dai Ds italiani che, su iniziativa dell'eurodeputato Claudio Fava, hanno definito «non gradita» la visita di Uribe a Bruxelles. Sebbene il risultato dei contrasti nel Gse sia stato una pilatesca astensione che, nel corso di un'agitata riunione dei capigruppoeuropei, ha permesso alla destra di confermare l'invito a Uribe, il palcoscenico preparato dai suoi fans potrebbe rivelarsi una trappola e trasformarsi in uno scomodo banco degli imputati.

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Note:

http://www.ilmanifesto.it/10-Febbraio-2004/art61.html
Guido Piccoli e' l'autore del libro Colombia, il Paese dell'eccesso, edito da Feltrinelli

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