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Trame in corso per spodestare Fernando Lugo

Paraguay: sventato tentativo di golpe, per ora

La destabilizzazione guidata dalla destra e dall'Asociación Rural del Paraguay
6 novembre 2009 - David Lifodi

L'Honduras ha fatto scuola. In un momento in cui il governo del golpista Micheletti riduce gli accordi con Zelaya in vista delle elezioni presidenziali del 29 Novembre ad una farsa, anche dal Paraguay si levano alte le voci di un imminente colpo di stato. Il copione è simile in tutto e per tutto a quello di Tegucigalpa, i protagonisti (le forze armate) anche. Ieri il presidente Fernando Lugo ha sostituito i capi dell'esercito, della marina e dell'aviazione: è la terza volta che avviene un rimpasto simile in nemmeno due anni di governo. La decisione presa da Palacio de López (la sede del governo) si colloca in un momento particolarmente delicato per l'esecutivo paraguayano, poichè già da tempo si vociferava che alcuni alti comandi militari fossero legati all'opposizione, che ha la supremazia al Congresso e sta cercando di far fuori Lugo per via istituzionale e non solo. L'ex monsignore ha più volte rassicurato i suoi elettori e al tempo stesso ha cercato di dar prova di fermezza verso la destra sostenendo che non c'è nessun tentativo di destabilizzazione della democrazia paraguayana e che nessuno lo caccerà via da Palacio de López: "le forze armate", ha aggiunto Lugo, "non si presteranno a nessun tentativo di golpe". Le parole di Lugo sono state confermate dal ministro dell'interno Rafael Filizzola. Non sappiamo se Lugo abbia volutamente scelto un basso profilo per evitare di far precipitare la situazione o se effettivamente conti sulla lealtà dei militari e dell'opposizione, certo è che i segnali provenienti da Asunción e dall'esterno non sono rassicuranti.
Dall'Argentina il Movimiento Nacional de Víctimas de la Dictadura Stronista accusa esplicitamente la Asociación Rural del Paraguay (Arp) di tramare contro la democrazia e di finanziare gruppi paramilitari allo scopo di uccidere campesinos, militanti di sinistra e attivisti sociali per dar vita ad un governo di emergenza che sostituisca le istituzioni attualmente in carica, elette democraticamente dalla popolazione paraguayana. Sembra Tegucigalpa ed invece è Asunción. Destano preoccupazione anche le dichiarazioni di Carolus Wimmer, vicepresidente venezuelano del Parlamento latinoamericano (Parlatino): "In Paraguay sarebbe in atto un tentativo di golpe favorito dal Congresso, nelle mani dell'ultradestra". Seguono le smentite di rito da parte dell'opposizione e rassicurazioni che invitano alla prudenza da parte della maggioranza. In realtà la situazione è molto complessa. Domani scenderà in piazza la Mesa Coordinadora de Agrupaciones Campesinas del Paraguay "in difesa della democrazia contro la destra ganadera e sojera", segno che l'Arp sta giocando bene le sue carte tramite i suoi rappresentanti al Congresso, quantomeno per aprire una crisi di governo che costringa Lugo a farsi da parte. Al suo posto andrebbe al potere Federico Franco, vicepresidente di Apc (l'Alianza Patriótica para el Cambio che aveva vinto le elezioni) da qualche tempo in rotta di collisione con lo stesso Lugo. Alcuni quotidiani paraguayani, nelle loro edizioni on-line, aggiungono che sarebbe addirittura lo stesso Franco a cercare di sabotare il percorso democratico di Lugo, come sostengono anche alcuni senatori di Tekojoja (la forza politica creata da Lugo e facente parte dell'Apc, significa "uguaglianza" in lingua guaranì). Di più: nonostante Fernando Lugo ostenti sicurezza, il governo teme un eventuale golpe, tanto che starebbe lavorando alla preparazione di un incontro pubblico eloquentemente intitolato "Encuentro de sectores democráticos y progresistas por el cambio" insieme alle organizzazioni popolari. Ai tentativi in corso per cacciare il presidente da Palacio de López non si oppongono nemmeno gli Stati Uniti che, come in Honduras, starebbero mantenendo una posizione piuttosto ambigua. Di certo a Washington non è stato gradito il rifiuto di Lugo in merito alla presenza di cinquecento militari statunitensi prevista per il 2010 nel segno di una generale militarizzazione dell'America Latina, che in Paraguay assume il nome di "Nuevos Horizontes".
E' comunque sul fronte interno che vari personaggi si tramano nel torbido per far fuori Lugo. La campagna contro il presidente è stata costruita intorno a tre assi: in primo luogo l'opposizione cerca di associare il nome di Lugo al sequestro di un ganadero, in seconda istanza si tenta di provare il suo legame con un gruppo guerrigliero, infine lo si accusa di violare la Costituzione paraguayana. A decidere a tavolino la sorte di Lugo e ad organizzare questa messinscena ci sarebbe il controverso ex generale Lino Oviedo (attuale presidente del partito Unión Nacional de Ciudadanos Éticos) ed un cileno di nome Eduardo Avilés. Entrambi vorrebbero dimostrare che dietro al sequestro del ganadero Fidel Zavala, attribuito all'Ejercito del Pueblo Paraguayo (Epp), ci sarebbe la responsabilità diretta di Fernando Lugo.
Indagando ancora si scopre che il cileno Avilés fa parte dell'Asociación Rural del Paraguay, sta lavorando alla costituzione di un Commando Anticomunista, è amico di Oviedo e vanta anche ottimi legami con l'estrema destra della città boliviana di Santa Cruz, epicentro di innumerevoli tentativi volti a rovesciare Evo Morales. Il piano di Avilés, se confermato, sarebbe inquietante: "comunicar públicamente al Gobierno del Sr. Lugo, que su fiesta comienza a terminarse, que su idilio con Chávez, Morales, Correa, Castro y otros, tiene los días contados". Non c'è bisogno di traduzione. Lo scopo non è solo quello di associare Lugo al sequestro del ganadero e contrastarlo politicamente per le posizioni del governo verso i soyeros (peraltro non particolarmente intransigenti), ma fa presagire di essere intenzionato a spingersi ben oltre.
Tra il 29 Novembre e il 6 Dicembre l'America Latina si gioca una fetta importante del proprio futuro: se Micheletti manterrà il potere in Honduras, Mujica perdesse il ballottaggio in Uruguay e Morales trovasse ostacoli alla sua rielezione, tutto ciò unito alla instabile situazione in Paraguay, si profilerebbe un pericoloso ritorno delle peggiori destre nel continente e la primavera latinoamericana subirebbe una grave battuta d'arresto.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it.
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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