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Colombia: Ingrid Betancourt, il retroscena della mancata liberazione

intervista rilasciata dal marito della Betancourt, ad una rivista brasiliana
17 febbraio 2004 - Roberto di Nunzio

14 Feb 2004
Drammatiche le informazioni che filtrano in queste ore riguardo le condizioni di salute di Ingrid Betancourt, la giornalista e scrittrice, deputata dei Verdi al Parlameno di Bogotà, sequestrata dal commando di guerriglieri “Forza 22” delle Farc il 23 febbraio del 2002. 40 anni, due figli adolescenti, Ingrid Betancourt ha vissuto gran parte della sua vita all’estero. Conosciutissima in Francia e in Canada come scrittrice ed intellettuale grazie anche al suo libro “La Rage au Coeur” nel quale spiega i motivi del suo rientro in Colombia e cosa l’ha spinta a battersi in difesa dei diritti civili del suo popolo. Fondatrice dei Verdi colombiani, candidata alla Presidenza della Repubblica, eletta al Parlamento una prima volta nel 1994, e confermata con una valanga di preferenze quattro anni dopo.

“Il mio sogno è che un giorno la Colombia possa diventare una vera democrazia. Mi si ripete continuamente che è un sogno irrealizzabile. Dopo aver letto il mio libro, spero che lei capisca perché ho invece bisogno di crederlo possibile." Si conclude con queste parole la lettera in cui Ingrid Betancourt, senatrice colombiana candidata alle elezioni presidenziali del maggio 2002, presenta la sua autobiografia; una storia appassionante tradotta in tutto il mondo. Racconta la vita di una donna che, per lottare contro la corruzione che attanaglia il suo paese, ha lasciato tutto, famiglia, ricchezza e privilegi, una donna semplice ma straordinariamente coraggiosa che si batte contro tutto e contro tutti, confidando nella forza delle sue azioni e dei suoi ideali.

Nata in una famiglia dell'alta borghesia, Ingrid Betancourt ha trascorso la sua infanzia a Parigi, dove il padre, già ministro del governo colombiano, ricopriva incarichi diplomatici di grande rilievo. Laureata in scienze politiche e sposata a un diplomatico francese, ha vissuto una vita agiata, seguendo il marito in varie nazioni, fino a quando l'amore per il proprio paese natale non l'ha spinta a ritornare in Colombia. Eletta a parlamentare per il partito liberale nel 1994, nelle elezioni del 1998 è risultata la candidata più votata al Senato, alla testa del partito "Oxigeno" da lei fondato.

Il suo impegno per il miglioramento del paese, l'ha portata a candidarsi alla presidenza della repubblica nonostante le avversioni dei narcotrafficanti. Nelle pagine della sua autobiografia l'autrice ripercorre le tappe della carriera politica affiancandole agli episodi significativi della vita privata: dalle battaglie contro il cartello della droga, culminate nella denuncia per corruzione del presidente Samper dinnanzi al Parlamento, alla dorata infanzia parigina nella bella casa di famiglia di avenue Foch, frequentata da intellettuali e artisti del calibro di Neruda, Márquez, Botero. Non dimentica nemmeno episodi molto dolorosi come la separazione dal marito, le minacce di morte ai suoi figli e il loro sofferto allontanamento per motivi di sicurezza.

A chi legge il suo libro Ingrid Betancourt racconta tutto di sé, con uno stile vivido e immediato, tipico del ricordo, della confidenza e della condivisione. La condivisione di un grande sogno di giustizia e democrazia. Dopo il suo rientro in Colombia, Ingrid partecipò ai negoziati di pace che vedevano impegnati, i capi dell’esercito, i comandi delle Farc, i rappresentanti dei movimenti armati di estrema destra (Auc) ed uno sciame di agenti segreti americani che contribuivano a rendere ancora più torbido il clima nel Paese. Falliti i negoziati, e tornate a far fuoco le armi , Ingrid Betancourt decise di tuffarsi da sola nelle trattative di pace come indipendente, certa che il seggio parlamentare, la conoscenza personale con alcuni rappresentanti della guerriglia e la notorietà internazionale nel frattempo acquisita le sarebbero valsi comne salvacondotto. Ma così purtoppo non avvenne.

In tutto il mondo si sussegono iniziative per la liberazione di Ingrid Betancourt, si fondano comitati e si allarga la mobilitazione. Eccetto che in Italia, dove nonostante l’impegno e la passione di pochi, il caso di Ingrid Betancourt non riesce a trovare un adeguato e solidale spazio sui media. Dal mondo politico italiano il silenzio è pressocché totale.

Proprio ora che le informazioni sulle condizioni di salute di Ingrid indicano che potrebbero volgere al peggio è necessaria una mobilitazione urgente di quanti hanno a cuore le sorti della pace e della democrazia nella martoriata Colombia Sono più di 200 al momento le città del mondo che hanno nominato Ingrid Betancourt cittadina onoraria e ne reclamano a gran voce la liberazione ed il suo ritorno alla libertà ed all’attività politica. Questa è una delle tante strade possibili per farsi sentire, per non lasciare sola Ingrid e dimostrarle la nostra solidarietà. Siamo certi che anche il Governo e il Parlamento italiano, l’Unione Europea troveranno nelle prossime ore gli strumenti necessari per intraprendere ogni possibile azione che porti alla liberazione di Ingrid Betancourt.

Retroscena

Il presidente Álvaro Uribe era al corrente dell’operazione francese per liberare Ingrid Betancourt lo rivela il marito della ex candidata presidenziale, Juan Carlos Lecompte, nel corso di un’intervista con la rivista brasiliana Carta Capital.

Secondo Lecompte, il presidente Uribe chiamò la madre e la sorella di Íngrid Betancourt, il primo Luglio scorso al palazzo presidenziale per informarle dell’intenzione della guerriglia delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (Farc), di liberare, per ragioni di salute, la ex candidata dei Verdi, sequestrata il 23 de Febbraio del 2002. Lecompte, spiegò che alla riunione con il presidente al palazzo presidenziale, fece la sua entrata un informatore, previamente interrogato dal servizio di intelligenza militare colombiana. Questi, "informò che Ingrid era molto ammalata a la libererebbero altrimenti sarebbe morta, e la guerriglia non voleva che morisse nelle loro mani", secondo il marito.

Fu dopo questa riunione che la sorella di Ingrid, Astrid Betancourt, "parlò con l’ambasciatore francese in Colombia, Daniel Parfait". "Il 4 Luglio, gli spiegò quello che stava succedendo, e l’ambasciatore contattò a (Dominique de) Villepin", ministro degli Esteri francese. Un aereo militare francese, Hercules C-130, atterrò il 9 Luglio a Manaos, con undici uomini a bordo, tra questi, Pierre-Henri Guignard, capo aggiunto del gabinetto di Dominique de Villepin.

Quattro componenti di questo gruppo, si diressero con un aereo taxi in una località vicina alla frontiera colombiana per aspettare, inutilmente per 24 ore, la liberazione di Betancourt. Il gruppo francese dovette lasciare il Brasile il 13 Luglio dietro "invito" delle autorità brasiliane, che manifestarono il loro disappunto per non essere state informate dell’operazione. Alla fine del mese di Luglio, Villepin si scusò con il suo omologo brasiliano, Celso Amorim.

La trascrizione integrale dell’intervista rilasciata da Juan Carlos Lecompte al periodico brasiliano Carta Capital

"Juan Carlos Lecompte è svelto, magro, elegante, ironico. Ha gli occhi rossi e il viso affilato. E' appena tornato da dieci giorni di giungla amazzonica dove ha sperato di ritrovare la moglie, Ingrid Betancourt, parlamentare colombiana, candidata alla presidenza, da un anno e mezzo nelle mani delle Farc. Per cercare di liberare la Betancourt, che è cittadina francese e amica personale del ministro degli esteri Dominique de Villepin, il governo di Parigi ha lanciato un'operazione commando conclusasi malamente, che ha scatenato una bufera sul Quai d'Orsay. Si tratta di una strana storia, in cui si mescolano servizi segreti, governo francese, guerriglieri, Cia, la Polícia federal brasileira (una sorta di Fbi) e una misteriosa manina che sembra aver compiuto di tutto per far fallire la missione".

Juan Carlos, cosa è successo in questi giorni nella giungla?

"Da certi contatti che avevamo, ci è stato comunicato che Ingrid sarebbe stata liberata nella zona di Leticia, uno sperone di Colombia sul Rio delle Amazzoni che si infila proprio al confine tra il Brasile e il Perù. E' una cittadina divisa fra tre stati: la parte colombiana si chiama Leticia, la parte brasiliana Tabatinga e quella peruviana Ramon Castillo. In certe strade a destra è Colombia e a sinistra Brasile o Perú".

E poi?

"Poi il contatto delle Farc ci ha comunicato di andare a prendere Ingrid a Santa Antônio do Içà, in territorio brasiliano. Ma a quel punto è scoppiato il bordello. Sono arrivati due jet militari. Poi sono atterrati due elicotteri da trasporto dell'esercito brasiliano che hanno scaricato 30 soldati. Se, come è probabile, c'era qualcuno delle Farc, è scappato a rotta di collo".

Cos'era successo?

"Semplice. Mentre la famiglia non ne sapeva nulla, tra Francia e Brasile era scoppiato un incidente diplomatico: un Hercules C-130 partito dalla base militare francese di Evreux e diretto nella Guyana francese, chiede di poter atterrare a Manaus per un guasto. A bordo dell'aereo ci sono 5 uomini di equipaggio e 11 passeggeri, muniti di passaporti diplomatici, tra cui Pierre Henri Guignard (capo gabinetto di De Villepin, specialista dell'America latina) e altri che, dal taglio di capelli e dai modi bruschi, hanno tutta l'aria di essere militari della Legione straniera. I francesi ottengono un permesso provvisorio di 10 giorni per la riparazione dell'aereo e si stabiliscono in un hotel di Manaus. Ma a quel punto tutto è saltato per aria. Mentre i francesi facevano il loro lavoro e i brasiliani se ne stavano tranquilli, qualche manona ha fatto girare una foto dell'Hercules tra i giornalisti brasiliani, insinuando il sospetto che fosse carico di armi per le Farc. La notizia è apparsa su Carta Capital, e le autorità brasiliane sono state costrette a chiedere un'ispezione dell'aereo".

Di chi era questa manina o manona?

"E che ne so, io? So solo che mi sono trovato circondato dall'esercito brasiliano, immigrato clandestino senza passaporto e senza nemmeno le vaccinazioni prescritte"

E poi?

"Poi per fortuna è arrivata la Polícia Federal. Il loro comandante è stato squisito, mi ha ascoltato e ha deciso che per motivi umanitari era giusto che provassi a liberare mia moglie Intanto, i francesi sono stati "invitati" ad andarsene".

L'Hercules è decollato vuoto...

"...Già. Io sono stato aiutato dai federali brasiliani. Il loro comandante ha trovato un missionario con un idrovolante. Gli ha fatto il pieno, mi ha dato un Gps e un telefono satellitare e gli ha chiesto di portarmi a Santa Antônio do Içà".

E dov'è?

"In culo al mondo, sul Rio delle Amazzoni. Due ore di volo su questo mareverde, infinito, impressionante. Santa Antonio è un buco di posto. Credo di non aver mai visto tanta miseria. Orribile. Non hanno niente, nemmeno le fogne. La merda corre in canaletti in mezzo alla strada. Ho mangiato poltiglie immonde, riso e fagioli stracotti".

E lì hai aspettato il contatto con le Farc...

"Sì, speravo che mi restituissero Ingrid. Sono rimasto dieci giorni, ma non si sono fatti vivi. Ovvio, erano spaventati da tutto il casino che è scoppiato. Alla fine, l'ultima sera, col satellitare ho telefonato al comandante dei Federali. Mi ha detto di cercare una radura e di calcolare le coordinate col Gps. Ho trovato la radura, un pezzetto di selva che gli indigeni avevano disboscato per coltivarci i fagioli. Ho preso le coordinate, ho richiamato e mi hanno detto che la mattina seguente sarebbero venuti a prendermi. Il giorno dopo un elicottero è sceso dal cielo in mezzo agli alberi. Ero stravolto, affamato, allucinato, forse avevo anche qualche linea di febbre. A bordo c'era proprio lui, il comandante dei Federali. No, il nome non lo posso dire. Mi hanno caricato a bordo e mi hanno riportato a Leticia. E qua stiamo ancora. Senza Ingrid."

Torniamo alla manona che ha mandato in giro la foto dell'Hercules. Secondo te di chi era?

"Vallo a sapere. Molti giornalisti brasiliani hanno rifiutato di pubblicare la notizia perché si trattava di un caso umanitario ed era chiaro che avrebbero messo in pericolo la liberazione di Ingrid. Ma alla fine l'hanno trovato, quello che voleva fare lo scoop".

Però i francesi hanno rifiutato ai brasiliani l'accesso all'aereo, dicendo che si trattava di area protetta dal segreto diplomatico. Perché?

"Questo bisognerebbe chiederlo a loro".

Secondo te di chi era la manona?

"Ah, io non lo so. Chi aveva interesse a rompere le uova nel paniere a deVillepin? I colombiani non credo. Ma bisogna dire il ministro francese si è opposto con fermezza ai bombardamenti sull'Iraq... "

Vuoi dire che è stata una manovra americana per far pagare a De Villepin la sua posizione sull'Iraq?

"Questo l'hai detto tu, non io..."

Tra l'altro nelle mani delle Farc ci sono tre piloti americani (agenti della Cia), abbattuti mentre sorvolavano le zone della guerriglia...

"...Già, e ti pare proponibile che i francesi riescano a liberare un ostaggio mentre gli americani non ci riescono? Sarebbe una figuraccia..."

Le parole di Juan Carlos lasciano aperti numerosi interrogativi. L'ambasciatore francese a Bogotá, Daniel Parfait, ha smentito qualsiasi trattativa diretta tra il governo francese e le Farc. All'inizio aveva smentito anche qualsiasi rapporto tra l'Hercules e Betancourt, ma alla fine ha dovuto ammettere che l'aereo «era in missione umanitaria». Ma un diplomatico europeo ci dà una visione un po' più distaccata. A sentir lui, pare che i francesi abbiano preso il rapimento della Betancourt come un affronto personale, e che de Villepin abbia deciso di far di tutto per liberarla. Cosa conteneva l'Hercules? I francesi dicono (ora) che era un aereo carico di medicinali. Ma l'ipotesi che gira a Bogotá è più grave.

L'Hercules avrebbe contenuto materiale da guerra sofisticato: forse visori a infrarossi, forse apparati di comunicazione criptati, forse addirittura missili portatili terra-aria. A chi erano destinate quelle armi? E in cambio di cosa? O piuttosto: di chi? Perché i francesi hanno rifiutato le ispezioni brasiliane col pretesto dell'immunità diplomatica, se l'aereo trasportava solo medicinali? Insomma, dice il diplomatico, i francesi ne hanno fatta un'altra delle loro: hanno completamente ignorato i governi della Colombia e del Brasile - nonché i loro alleati europei - tentando un'azione da commandos per liberare la Betancourt e trattando direttamente con le Farc.

Da mesi i familiari non hanno dalle Farc nessuna prova che Ingrid sia in vita. Però Raul Reyes, ministro degli esteri delle Farc, ha appena inviato una lettera a Kofi Annan per chiedere che sia ascoltata anche la voce delle formazioni armate per una soluzione politica alla guerriglia. Può darsi che un gesto umanitario come la liberazione della candidata di Oxigeno, che sarebbe in gravi condizioni di salute, potesse essere interpretato come un atto di buona volontà da parte delle Farc.

Un atto di buona volontà che qualcuno ha voluto sabotare.

Roberto di Nunzio



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