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La visita dell'ex presidente honduregno sponsorizzata dagli areneros

El Salvador: il Frente Farabundo Martí definisce Micheletti "persona non grata"

Sancita l'alleanza tra imprenditori di El Salvador e Honduras
27 giugno 2010 - David Lifodi

Ad un anno esatto dal golpe che destituì il presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya, l'attuale governo honduregno è costretto a sopportare una dura sconfitta a livello diplomatico. Roberto Micheletti, principale artefice del colpo di stato e predecessore di Porfirio Lobo alla presidenza del paese, aveva dovuto subire la condanna di quasi tutti gli stati del continente latinoamericano nei momenti successivi alla cacciata di Zelaya.
Adesso lo stesso Roberto Micheletti, ribattezzato dai movimenti popolari "Pinochetti" o "Gorilletti", è stato dichiarato "persona non grata" in El Salvador dal Frente Farabundo Martí (Fmln). Il ripudio di Micheletti, reso pubblico dalla dirigenza efemelista, va a contrastare volutamente l'iniziativa del prefetto di San Salvador Norman Quijano, che aveva accolto l'ex presidente honduregno con tutti gli onori durante il suo incontro con un gruppo di imprenditori salvadoregni. Il Frente non si è limitato però a definire "persona non grata" Micheletti, ma ha ricordato "la traiettoria antidemocratica" del suo governo sottolineando le violazioni dei diritti umani che avvengono tuttora in Honduras e definendolo "rappresentante di un governo illegittimo che ha preso il potere lo scorso 28 Giugno 2009". Inoltre, il Fmln ha aperto una dura polemica con i partiti della destra salvadoregna, accusata di aver sponsorizzato e patrocinato la visita di Micheletti nel paese proprio ad un anno dal golpe ripudiato dalla comunità internazionale, che peraltro si è limitata alla condanna senza però intervenire concretamente nella crisi honduregna, se non per certificare l'attuale stato delle cose. Preoccupa in particolare la stretta alleanza tra la classe imprenditoriale di Honduras ed El Salvador sancita dalla visita di Micheletti su invito dell'organizzazione di estrema destra salvadoregna Cruzada pro Paz y Trabajo. Quella che avrebbe comunque dovuto essere una riunione di carattere imprenditoriale si è ben presto trasformata in un'occasione di propaganda politica vera e propria in cui esprimere appoggio all'attuale governo di Tegucigalpa. Roberto Ávila Avilés, uno degli esponenti di spicco della Cruzada pro Paz y Trabajo ha ammesso che la visita di Micheletti era stata programmata per far conoscere (leggi magnificare) le attuali politiche dell'Honduras di Porfirio Lobo. Le provocazioni però non si sono fermate qui: dopo il titolo di visitante honorable di cui è stato insignito, Roberto Micheletti si è spinto oltre. Durante un'intervista televisiva, secondo quanto riporta il sito di informazione on line salvadoregno diariocolatino.com, l'ex presidente ha rivendicato il golpe "per difendere la nostra popolazione, che ha storicamente rifiutato il comunismo", intendendo per "comunismo" le timide riforme verso cui Zelaya intendeva avviare il paese. Pur rivendicando il colpo di stato, Micheletti nel corso della stessa intervista non ha mai parlato di golpe, sostenendo che "in Honduras non c'è mai stato un golpe, quanto piuttosto il semplice avvicendamento di un presidente con un altro". Le dichiarazioni di Micheletti sono state apprezzate dagli areneros, i militanti del partito di destra Arena, composto da ex-militari, imprenditori e in generale dalla parte più reazionaria della società salvadoregna, quella che ha sempre ritenuto un eroe il maggiore Roberto D'Aubuisson, mandante dell'assassinio di Monsignor Romero e responsabile delle peggiori violazioni dei diritti umani. Fuori dall'hotel della capitale dove era alloggiato Micheletti, un gruppo di attivisti sociali ha dato vita ad una manifestazione di protesta definendo "un insulto" la visita di "Pinochetti" in El Salvador.
Frattanto, ad un anno dal golpe de estado, la Commissione Interamericana per i Diritti Umani (Cidh), ha espresso preoccupazione per la situazione che sta tuttora vivendo l'Honduras ed ha invitato il governo di Porfirio Lobo ad adottare le misure necessarie affinché i diritti umani siano rispettati. L'appello della Cidh è destinato però a cadere nel vuoto, poiché lo stesso esecutivo Lobo è il principale mandante ed esecutore degli omicidi politici che stanno insanguinando il paese. Nel corso dei primi sei mesi del 2010 sono stati uccisi nove giornalisti, oltre a numerosi sequestri, sparizioni, uccisioni ed intimidazioni ai danni dei militanti del Frente Nacional de Resistencia Popular. La situazione non è "allarmante", come scrive la Commissione Interamericana per i Diritti Umani, è drammatica.

 

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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