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    In Nicaragua diminuisce la povertà estrema e migliora la distribuzione del consumo

    300 mila nicaraguensi sono usciti dalla fascia della povertà estrema tra il 2005 e il 2009.
    21 settembre 2010 - Giorgio Trucchi

    Alejandro Martínez Cuenca (Foto G. Trucchi)

    Lo ha rivelato lo “Studio sulle famiglie per misurare la povertà in Nicaragua", realizzato dalla Fondazione internazionale per la sfida economica globale, Fideg, con il sostegno tecnico della Banca Mondiale. 

    Secondo i dati presentati da Enrique Alaníz, direttore di Ricerca della Fideg, la povertà generale nel paese è scesa in questo periodo di 3,6 punti percentuali (dal 48,3 al 44.7 per cento), mentre la povertà estrema - persone che hanno una consumo medio di un dollaro al giorno – è diminuita di quasi la metà, passando dal 17,2 al 9,7 per cento. Tra le varie aree geografiche analizzate, il settore rurale è quello in cui la povertà estrema ha mostrato una maggiore diminuzione, passando del 30,5 nel 2005 al 18,2 nel 2009. 


    Benché i livelli di povertà in Nicaragua continuino a mantenersi molto elevati – si parla di circa mezzo milione di persone su una popolazione totale di 5.5 milioni di abitanti –, questi risultati “sono molto promettenti e ci obbligano, come paese, ad andare avanti su questa strada, unendo le forze e limitando la polarizzazione politica”, ha detto Alejandro Martínez Cuenca, direttore della Fideg. 
    Secondo Cuenca, lo studio rivela che “se il paese avesse investito 45 milioni di dollari in questo periodo, oggi la povertà estrema non esisterebbe. La percentuale sarebbe dello zero per cento”. 


    Ha inoltre rimarcato che ci sarebbe bisogno di 344 milioni di dollari aggiuntivi, per elevare il consumo di tutta la gente che vive con una media di due dollari al giorno, “e toglierli così dalla povertà”.
    “Questo studio – ha ricordato Martínez Cuenca – non ci sta dicendo che già non ci sono poveri in Nicaragua, ma dimostra che è possibile raggiungere questo risultato se tutte le forze sociali lavoriamo per questo obiettivo”. 


    Lo studio ha anche evidenziato una migliore distribuzione del consumo e di conseguenza, una diminuzione della disuguaglianza sociale. “È una variazione lieve, ma statisticamente significativa. Una tendenza importante che bisogna studiare e analizzare per capire cosa sia successo”, ha affermato il direttore della Fideg. 


    Ha inoltre rivelato l’esistenza di evidenti segnali di miglioramento per quanto riguarda l’istruzione, la diminuzione dell’analfabetismo, l’incremento dei tassi di attività (lavorativa). “I tassi di attività della popolazione sono aumentati negli ultimi anni, passando dal 55 per cento nel 2005 al 61,3 nel 2009. Una crescita del 6,4 per cento nell'area urbana e del 6,1 in quella rurale”, ha spiegato Martínez Cuenca a Informe Pastrán. 


    Nonostante ciò, lo studio ha evidenziato come il 72,4 per cento della popolazione occupata svolga un’attività informale, “che si caratterizza per la sua scarsa qualità e la bassa remunerazione”, ha spiegato Alaníz.

    I soliti dubbi dell’opposizione


    I dati presentati dalla Fideg sono stati immediatamente contestati dall’opposizione, la quale ha accusato l’attuale governo sandinista di volere creare una campagna mediatica, volta a far credere che tali risultati dipendano dalle politiche e dai programmi governativi.


    “Chi ha creato polemica su questi risultati non conosce a fondo il lavoro svolto e ha usato come parametro altri studi che hanno usato una metodologia diversa. La tendenza alla riduzione della povertà generale – ha spiegato il direttore della Fideg –e la discesa significativa degli indicatori di povertà estrema a livello nazionale sono una realtà. Lo si nota chiaramente dal sensibile miglioramento degli indici dei Bisogni Basilari Insoddisfatti (NBI), dal lieve miglioramento negli indicatori della distribuzione del consumo a livello nazionale e dalla riduzione della disuguaglianza del consumo”, ha dichiarato. 


    L’ex ministro di Pianificazione durante il governo sandinista degli anni 80 ha inoltre spiegato che questi dati dovrebbero creare entusiasmo. “Sono 300 mila i nicaraguensi usciti dalla povertà estrema e si evidenzia una tendenza discendente della povertà. Questo dovrebbe rallegrarci, invece di creare maggiore polarizzazione nel paese. È evidente – ha continuato – che questa riduzione non un risultato solo del governo di turno, ma dipende dallo sforzo messo in campo da molti soggetti e settori e dobbiamo continuare in questo modo”.
     
    Governo rivendica l’importanza dei suoi programmi


    Benché lo studio non spieghi quali siano state le cause di tale importante risultato, il governo del Nicaragua ha rivendicato l'importanza dei programmi che fanno parte della sua strategia per la riduzione della povertà.

    Secondo Paul Oquist, assessore presidenziale per le Politiche Pubbliche, per ridurre la disuguaglianza e la povertà bisogna "usare il potere ridistributivo dello Stato”.  
    Durante la presentazione dei risultati dello studio, Oquist ha ricordato i numerosi programmi creati dal governo sandinista, come Fame Zero, Usura Zero e i programmi di credito per le piccole e medie imprese, “che sono stati incentrati sulla restituzione dei diritti, il rafforzamento delle capacità, la partecipazione cittadina e la democrazia diretta. Tutto ciò – ha aggiunto – ha permesso di ottenere i risultati che stiamo vedendo oggi”.


    Oquist ha inoltre evidenziato l’importanza delle politiche pubbliche che hanno riportato la gratuità dell’istruzione e della sanità, come un passo decisivo verso “l’ampliamento dello Stato che nel passato era stato troncato dalle politiche neoliberiste”.


    Alla fine dell’attività di presentazione dei risultati dello studio, Martínez Cuenca ha ricordato che la riduzione della povertà, non si potrà comunque consolidare nel futuro solo con l'investimento estemporaneo di denaro. “È necessaria l'implementazione di una strategia di sostenibilità delle politiche pubbliche a medio e lungo termine”. 


    Lo studio è stato finanziato dalla Cooperazione Svizzera per l’America Centrale e dalla Reale Ambasciata dei Paese Bassi. Si è basata su un campione di 1,732 famiglie ubicate nelle aree urbane e rurali di tutto il paese. 
    Fideg realizzerà lo stesso tipo di studio durante il 2010 e 2011, per potere avere maggiori elementi di valutazione e paragone con quanto emerso

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