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    Centroamerica

    Costa Rica insiste e straparla: "Siamo stati invasi"

    Istituzioni nicaraguensi fanno fronte comune e ricorrono alla Corte dell'Aia
    19 novembre 2010 - Giorgio Trucchi

    Poteri dello Stato nicaraguense riuniti a Managua (Foto CCC)

    Non cessano le forti tensioni tra Nicaragua e Costa Rica, originate in parte dall'inizio del dragaggio del Río San Juan per recuperare il suo corso storico e soprattutto, dagli interessi geopolitici, strategici, espansionistici e di dominio territoriale e marittimo di vari paesi della zona, come ad esempio la Colombia, Honduras, Panamá e gli immancabili Stati Uniti. Paesi alleati e accomunati da una spiccata "preoccupazione" nei confronti di tutto ciò che odora ad Alba.
     
    Vista la non fattibilità di un colpo di Stato stile Honduras, per le caratteristiche e le radici popolari e rivoluzionarie dell'Esercito e della Polizia nicaraguense, la strada più logica per mettere alle corde il governo sandinista, a meno di un anno dalle elezioni, sembra essere quella dell'accerchiamento esterno e della pressione destabilizzatrice interna.
     
    Dopo la riunione straordinaria del Consiglio permanente dell'Organizzazione degli stati americani, Osa, durante la quale 21 dei 35 paesi che ne fanno parte hanno votato una risoluzione in cui, oltre a chiedere una riattivazione della Commissione Bilaterale Nicaragua-Costa Rica, la demarcazione definitiva della frontiera, hanno anche auspicato il ritiro di truppe armate dalla zona in litigio, il presidente nicaraguense Daniel Ortega è passato al contrattacco.
     
    In un messaggio alla nazione ha infatti spiegato dettagliatamente le ragioni del Nicaragua, dimostrando che in nessun momento l'esercito nicaraguense ha invaso territorio costaricano e che il paese ha il pieno diritto di recuperare il corso naturale del Río San Juan, ristabilendo la frontiera originale che si è lentamente modificata con due secoli di deposito di detriti, che hanno deviato il corso del fiume.
     
    Lo ha dimostrato con mappe e testi dei trattati internazionali e arbitrati firmati e ratificati nel XIX secolo (Trattato Cañas-Jeréz del 1858 e il Lodo Cleveland del 1888) e con la sentenza del 2009, con la quale la Corte di Giustizia dell'Aia ha riconosciuto la piena e assoluta sovranità del Nicaragua sul Río San Juan.
     
    Osa è obsoleta
     
    Ortega ha anche condannato l'atteggiamento ambiguo e per nulla neutrale dell'Osa, per avere approvato una risoluzione su un tema, quello della disputa territoriale tra due paesi, che in nessun modo rientra tra le competenze di questa organizzazione. Il presidente nicaraguense è però andato ben oltre, citando paesi della regione che sarebbero ormai caduti in mano al crimine organizzato e al narcotraffico e ventilando l'ipotesi di un vero e proprio complotto contro il Nicaragua, paese che, secondo Ortega, resterebbe l'unico vero baluardo contro questo flagello.
     
    Ha infine accusato il Costa Rica, Honduras e la Colombia di essersi coalizzati in vista della sentenza che nel 2012 la Corte di Giustizia dell'Aia dovrà emettere sul conflitto tra Nicaragua e Colombia, per determinare la frontiera marittima tra i due paesi.
     
    "Questa decisione dell'Osa ha ucciso definitivamente la possibilità di un dialogo senza condizioni", ha detto Ortega, rimarcando anche l'obsolescenza e la mancanza di capacità di mediazione di questa istituzione, ringraziando il sostegno dei paesi dell'Alba ed esigendo un'accelerazione del percorso che dovrebbe portare alla costituzione e operativizzazione di una Comunità di nazioni latinoamericane e caraibiche.
     
    "Per principio non ci ritireremo da nessuna zona che è territorio nicaraguense e andremo avanti con il progetto del dragaggio del Río San Juan. È ora di dire basta, perché non possiamo permettere che continuino a togliere territorio al Nicaragua. È per questo - ha continuato Ortega -  che abbiamo ritirato la richiesta che avevamo presentato di programmare una riunione dei ministri degli esteri dell'Osa per cercare il consenso tra le parti.
     
    È stata fatta una presentazione e una votazione manipolata e quindi non abbiamo più nulla da dire a questa organizzazione, perché ha perso qualsiasi credibilità", ha detto.
     
    Il presidente nicaraguense ha inoltre informato di avere deciso di ricorrere direttamente alla Corte di Giustizia dell'Aia come parte offesa. "Chiederemo che si proceda alla delimitazione della frontiera terrestre e marittima, come una soluzione integrale del problema. Chiederemo inoltre che il Nicaragua possa transitare sul Río Colorado nelle stesse condizioni con cui Costa Rica transita sul Río San Juan".
     
    Secondo Ortega, il Río Colorado, fiume costaricano lungo il quale si sviluppano importanti progetti turistici e commerciali, ha raggiunto la portata attuale e l'importanza che ha grazie alla deviazione delle acque del Río San Juan. I lavori di dragaggio, apertura di canali e ristabilimento del suo corso naturale ridurrebbero buona parte della portata del fiume costaricano, permettendo, invece, la navigabilità del Río San Juan durante tutto l'anno.
     
    Nicaragua unita?
     
    La posizione del governo nicaraguense ha trovato l'inaspettata approvazione di tutti i settori della vita sociale, istituzionale e politica del paese. Durante una emotiva riunione, i poteri dello Stato hanno fatto fronte comune con la proposta del governo, mettendo per un attimoo da parte le campagne mediatiche e i progetti di destabilizzazione.
     
    La fragile unità, fondamentale a livello internazionale e richiesta a viva voce da Ortega, ha comunque "spaventato" i settori più critici del governo sandinista. Sono infatti bastati pochi giorni per rivedere nuovamente sui principali mezzi d'informazioni le dichiarazioni belligeranti di partiti politici, organizzazioni della pseudo società civile e dell'alta gerarchia cattolica.
     
    "Ci preoccupa che la recente crisi (con il Costa Rica) distragga il governo e la popolazione e porti a ignorare e a non affrontare i gravi problemi interni della nazione. I gravi problemi socio-economici, la crisi istituzionale non risolta e la sfida dell'anno elettorale che è alle porte ci esigono attenzione e responsabilità per collaborare, senza minimizzare, la situazione e senza cadere nella rassegnazione", hanno scritto i vescovi nicaraguensi nel loro messaggio alla nazione.
     
    L'ex presidente Arnoldo Alemán e fino a ora candidato per il Partito liberale costituzionalista, Plc, ha inveito contro Ortega durante la presentazione del suo programma di governo, tacciandolo nuovamente di dittatore e dipingendo uno scenario lugubre in caso di una nuova vittoria del sandinismo alle elezioni del 2011.
     
    Costa Rica isterico
     
    Dopo avere incassato il risultato positivo della risoluzione approvata dall'Osa, il Costa Rica ha continuato con la sua politica erratica e irrazionale. Ha denunciato il Nicaragua presso il Comitato permanente della Convenzione Ramsar, per i presunti danni ambientali provocati con il dragaggio del Río San Juan.
     
    Ha inoltre continuato a tessere le sue relazioni con i paesi della regione, cosa che è sicuramente mancata al Nicaragua diventando così un punto debole all'interno della strategia nicaraguense. Ha infatti ottenuto che l'Osa convocasse per il 7 dicembre la riunione dei ministri degli Esteri e questo nonostante il rifiuto e l'assenza della delegazione nicaraguense e la dura opposizione dei governi dell'Alba.
     
    A questo proposito, l'ambasciatore venezuelano presso l'Osa, Roy Chaderton, ha evidenziato la parzialità di quest'organismo a favore del Costa Rica e l'inaccettabile cambiamento dell'abitudine di approvare risoluzioni e accordi solo attraverso il consenso, e non per voto di maggioranza come accaduto anche in questo caso.
     
    Evidentemente preoccupato per quanto potrebbe accadere se il conflitto arrivasse davvero sui tavoli dell'Aia, il Costa Rica ha cominciato a prendere misure di ritorsione contro il paese vicino, come ad esempio emettere un mandato di cattura internazionale contro Edén Pastora, il Comandante Zero dell'insurrezione sandinista contro il dittatore Somoza, attualmente a capo delle operazioni di dragaggio, per presunti danni ambientali.
     

    Note:

    © (Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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