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Furono arrestati in Florida nel 1998 per denunciare i piani di aggressione Usa verso Cuba

Per non dimenticare i cinque cubani incarcerati negli Stati Uniti

Dal 26 Gennaio al 12 Febbraio 2011 pubblicheremo le poesie di Tony Guerrero, uno di loro

1 gennaio 2011 - David Lifodi

Il 5 Giugno 2009 segna un momento storico, e al tempo stesso drammatico, nella relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba: la Corte Suprema a stelle e strisce conferma infatti le pene pesantissime inflitte ai cinque uomini della piccola isola caraibica, inviati dall'Avana nel cuore dell'impero nordamericano per smascherare e denunciare i piani di aggressione nei confronti della isla rebelde. Antonio Guerrero Rodríguez, Fernando González Llort, Gerardo Hernández Nordelo, Ramón Labañino Salazar, René González Sehwerert sono stati condannati a cinque ergastoli e decine di anni di reclusione, stanno scontando le loro pene in celle d'isolamento statunitensi ed il mondo sembra essersi dimenticato di loro, almeno a livello politico-istituzionale. Al contrario, la società civile, gli intellettuali, il mondo delle associazioni e dei movimenti ha deciso di tenere alta l'attenzione sul loro caso per non condannarli all'oblio ed evitare che finiscano nel dimenticatoio, per questo motivo abbiamo scelto di riassumere brevemente la storia di quelli che a Cuba sono ormai definiti popolarmente come "i cinque patrioti". Il passo successivo sarà quello di aderire all'iniziativa, promossa dal 26 Gennaio al 12 Febbraio 2011, volta a pubblicare la raccolta di poesie scritte in carcere da uno di loro, Antonio (Tony) Guerrero Rodríguez ed intitolata "Un lugar de retiro". Le date scelte non sono casuali poiché l'intento è quello di pubblicare una poesia al giorno per tutti i giorni in corrispondenza della data in cui Guerrero ha scritto e composto i suoi poemi, cioè dal 26 Gennaio al 12 Febbraio 2010, giorni in cui dopo il giudizio di revisione della sentenza veniva riportato al carcere di appartenenza e condannato a vivere in una cella chiamata significativamente "el hueco" (il buco).

Tutto ha inizio nel Settembre 1998, quando i Cinque sono arrestati in Florida ed accusati di spionaggio, associazione per delinquere ed infiltrazione negli States come agenti di uno stato straniero: in realtà erano entrati in territorio americano disarmati e soltanto per cercare di capire se ancora una volta il potente vicino stesse orchestrando piani per destabilizzare Cuba, come ampiamente testimoniato nella storia dei rapporti e delle relazioni (diseguali) tra i due paesi. In seguito all'arresto ad opera dell'FBI i Cinque scontano diciassette lunghi mesi di detenzione in celle d'isolamento in attesa del processo che si svolgerà a Miami, una sede ostile per ben noti motivi, a partire dall'influente presenza della Fondazione Cubano-Americana. Il processo si tiene con una tutela degli imputati pressoché nulla, dovuta al permanere dei manifestanti anti-castristi di fronte al tribunale per ciascuna udienza. Fortissima anche la campagna di stampa diffamatoria dei media locali: alcune telecamere inseguivano i giurati fino alle loro auto e ne riprendevano il numero delle targhe. In questo contesto era impossibile che scaturissero pene diverse da quelle già citate sopra: per i Cinque si sono aperte le porte di prigioni di massima sicurezza lontanissime l'una dall'altra per cui comunicare tra loro è tuttora impossibile. Nell'Agosto del 2005 una piccola speranza per la sorte dei cubani era venuta dal Tribunale di Atlanta, che aveva annullato il processo in primo grado motivandolo con le violazioni dei diritti dei Cinque in occasione della sentenza di Miami, ma un anno dopo il governo ha optato per la revisione della sentenza che di fatto annullava il verdetto di Atlanta. Da notare che nel frattempo non era emersa una motivazione che definisse in modo chiaro ed esplicito le "colpe" dei Cinque, nonostante il processo di Miami avesse prodotto 119 volumi di testimonianze e ventimila pagine di documenti, poiché il governo nordamericano non era stato in grado di definire con chiarezza prova delle imputazioni, della segretezza e del pregiudizio agli interessi statunitensi delle notizie che erano in possesso dei cubani. Infine, il 5 Giugno 2009 la Corte Suprema decideva, senza fornire spiegazioni, di non riesaminare il caso dei Cinque. Durante le varie fasi dei processi e anche in seguito la campagna di solidarietà per i detenuti non è mai venuta meno. "Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, deve ordinare l' immediata ed incondizionata scarcerazione dei Cinque combattenti antiterroristi cubani che sono sempre ingiustamente reclusi nelle prigioni di questa nazione", aveva affermato Ricardo Alarcón de Quesada, presidente dell'Assemblea Nazionale cubana in un messaggio inviato ai partecipanti al VI Colloquio Internazionale per la liberazione dei Cinque e contro il terrorismo tenutosi in Novembre, mentre nel nostro paese, così come in tutto il mondo, i comitati "Giustizia per il Cinque" hanno organizzato nel tempo decine di iniziative di controinformazione sul tema.

In un momento di stallo come l'attuale difficilmente Obama deciderà di occuparsi del caso (soprattutto se pensiamo all'esito delle elezioni di medio-termine negli Stati Uniti), ma resta l'importanza di dare voce a chi non ha voce,per questo dal 26 Gennaio partiremo con la pubblicazione delle poesie.

Le notizie sul caso dei cinque cubani sono state tratte dal sito dell'Associazione di Amicizia Italia-Cuba e da http://www.granma.cu/italiano/cinco.html 

Note:

- Le notizie sul caso dei cinque cubani sono state tratte dal sito dell'Associazione di Amicizia Italia-Cuba e da http://www.granma.cu/italiano/cinco.html

- Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it: il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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