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Il Tribunale di El Paso assolve un pericoloso nemico dell'isola

Cuba: i Cinque in carcere e Luis Posada Carriles libero

Cinque scrivono: sentenza vergognosa
4 maggio 2011 - David Lifodi

Luis Posada Carriles libero, Orlando Bosch deceduto e, purtroppo, ancora nessuna novità per i Cinque cubani incarcerati da tredici anni negli Stati Uniti e condannati alla cadena perpetua per aver cercato di denunciare le azioni terroristiche messe in atto dalla Fondazione cubano-americana di Miami in accordo con la Cia e settori di primo piano della politica statunitense.

Orlando Bosch è morto pochi giorni fa, lo scorso 27 aprile. Travolti dall'emotività del momento, in molti se ne sono rallegrati. E' stato lui infatti, insieme al degno compare Luis Posada Carriles, ad organizzare una serie infinita di sabotaggi di ogni tipo volti a destabilizzare Cuba. Entrambi, nell'Ottobre 1976, prepararono a tavolino l'attentato contro un aereo delle linee cubane dedito al trasporto dei civili nel quale morirono 73 persone. Sempre lui, solo un mese prima, era stato l'artefice della scomparsa (a Washington) dell'ex ambasciatore cileno d iSalvador Allende, Orlando Letelier, la cui auto era stata fatta esplodere. Per questi due atti così eclatanti, al pari degli innumerevoli tentativi di assassinare il presidente cubano Fidel Castro inseguendolo per tutti i paesi latinoamericani dove questi si recava, Bosch ha sempre goduto di ampia protezione, tanto da ricevere un indulto presidenziale da parte di Bush padre per toglierlo dagli impicci dopo un ordine di arresto spiccato nei suoi confronti per attività terroristiche. Eppure, almeno l'amministrazione Obama, se solo lo avesse voluto, avrebbe dovuto impegnarsi per chiedere conto ad un terrorista reo confesso come Bosch, appellativo di cui lui stesso si è sempre vantato, delle pericolose trame create per mettere in crisi Cuba. Per questo, forse, se fosse rimasto in vita, avrebbe dovuto subire un processo ed essere costretto a fornire particolari sui piani, tuttora in atto, per creare il caos nella isla rebelde. Al contrario, se ne è andato senza aver scontato alcuna punizione per tutte le sue nefandezze. Ancora più sconfortante il giudizio che la Corte di El Paso (Texas) ha riservato a Luis Posada Carriles all'inizio di Aprile. Adesso che è libero potrà continuare la sua vita, nonostante l'età avanzata, con la possibilità di organizzare ulteriori attentati e azioni terroristiche in collaborazione con la fondazione Cubano-Americana di Miami e con le opposizioni rimaste sull'isola e assai divise al loro interno ma unite da opacità e ambiguità, dalle Damas de Blanco alla blogger Yoani Sanchez, che non perde occasione per attaccare i Cinque. Proprio due di loro, Tony Guerrero e Ramon Labañino, hanno parlato, nei loro messaggi dal carcere, di "sentenza vergognosa". Nonostante l'amarezza per questa decisione da parte di uno stato che continua a tenerli prigionieri senza aver commesso alcun reato, se non quello di voler smascherare gli attentati in atto contro Cuba messi a punto proprio da Luis Posada Carriles e Orlando Bosch, per i Cinque la liberazione sembra ancora un miraggio. Per gli Stati Uniti il loro peccato originale risiede nell'essersi infiltrati sul suolo americano ed aver cambiato identità nonostante fossero consci di correre grossi rischi pur di difendere il proprio paese. Gli Usa conoscono bene quali sono i crimini commessi da Luis Posada Carriles, e sanno bene che una eventuale condanna nei suo confronti significherebbe un'ammissione di colpevolezza per l'azione politica (questa si, realmente eversiva) condotta da Washington verso Cuba praticamente a partire dalla vittoria della Revolución. A chiedere vera giustizia per gli attentati di Luis Posada Carriles non sono solo i Cinque. Giustino Di Celmo ha 90 anni ed è padre di Fabio Di Celmo, il giovane italiano ucciso nel 1997 dalle bombe piazzate in alcuni hotel dell'Avana frequentati da stranieri allo scopo di disincentivare il flusso turistico verso Cuba e metterla in ginocchio economicamente. Anche in quell'occasione, dietro a questa scia di attentati si trovava, manco a dirlo, Luis Posada Carriles. "Dove sono andate a finire l'etica e l'umanità?", ha dichiarato Giustino Di Celmo a Mesa Redonda, un programma della televisione cubana, commentando la sentenza di scarcerazione del responsabile della morte di suo figlio.

Sempre il padre di Fabio Di Celmo, residente all'Avana dopo la morte del figlio, chiede conto al governo statunitense della politica dei due pesi e due misure adottata da Washington, che libera Luis Posada Carriles al tempo stesso tiene prigionieri i Cinque. Come dagli torto?

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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