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Colombia : Offensiva delle FARC ad ovest. Ancora stragi di civili

29 febbraio 2004 - Daniele Bertulu


domenica, 29 febbraio 2004 00:08
Una pesante offensiva condotta dai guerriglieri delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) avrebbe provocato la morte di numerosi militari in una base situata presso la cittadina di Santa Maria, nel dipartimento centro-occidentale di Huila. Secondo quanto riportato da fonti governative, il numero dei soldati uccisi oscillerebbe fra 13 e 15, mentre tra le fila dei ribelli vi sarebbero altri quattro morti.

L'assalto, portato a termine da una cinquantina di uomini travestiti con equipaggiamento e mostrine militari, avrebbe anche provocato il ferimento di due poliziotti ed un civile.

La reazione da parte di Bogotà è scattata quasi immediatamente, concretizzandosi con il siluramento di sei alti ufficiali delle forze armate: tra di essi figurano il comandante della Nona Brigata, Héctor Martínez Espinel, e diversi funzionari nazionali e locali del Dipartimento Amministrativo per la Sicurezza (DAS).

A quanto pare, a detta del quotidiano El Tiempo, le dimissioni di Espinel sarebbero avvenute "in maniera spontanea [...] per dare ai soldati un esempio sulla responsabilità dei comandanti, e per non interferire con le indagini".
Solo nel precedente fine settimana, infatti, l'esercito aveva lamentato la perdita di altri 10 suoi membri in un combattimento con paramilitari delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC).

La stessa notte dei fatti di Santa Maria, quattro civili sono stati sequestrati da un gruppo armato non indentificato in un quartiere della città di Neiva, capitale del Huila.

Nel dipartimento del Nariño, ad Ipiales, un altro soldato governativo è rimasto ucciso dall'esplosione di una bomba; l'esercito, che ha accusato i ribelli delle FARC, dichiara che nell'episodio un civile sarebbe rimasto gravemente ferito.

Secondo il quotidiano El Mundo, inoltre, due miliziani del 'Fronte 47' di quest'ultimo gruppo avrebbero perso la vita durante scontri a fuoco scoppiati nello Stato di Antioquia.
Una vittima anche per tensioni interne tra le AUC, in particolare tra le fazioni delle 'Autodefensas Campesinas del Casanare' e del 'Blocco Centauros'.

"I gruppi irregolari hanno i giorni contati", annuncia Peter Pace, ufficiale dello Stato Maggiore americano in visita a Bogotà, in relazione agli eventi di questi giorni; come riporta al Tiempo, "le FARC e le AUC stanno compiendo questo tipo di azioni in risposta all'offensiva del governo [...] si occupano solamente di sequestro di persona e di attentati terroristici [...] il governo si sta concentrando in azioni democratiche in tutto il Paese, e questo atteggiamento sta ora prevalendo: pertanto i loro giorni sono ormai contati".

Antioquia: massacrata una famiglia

Purtroppo, ciò che sta accadendo in Colombia può essere definito tutto fuorchè 'democratico': mentre da parte di Human Rights Watch continuano a fioccare accuse di connessioni sempre più strette tra governo e paramilitari, i civili continuano a morire senza sosta.

La località rurale di El Oro, presso Argelia (Antioquia) è stata teatro dell'episodio più sanguinoso: diversi uomini armati hanno fatto irruzione nell'abitazione di una famiglia, assassinando una donna di 48 anni ed altri cinque giovani di età compresa tra 15 e 24 anni; feriti anche un bimbo ed una ragazza diciassettenne, che è riuscita a fuggire e a dare l'allarme.


L'evacuazione della ragazza ferita (Foto: El Tiempo)

Le autorità locali accusano ancora una volta le FARC; la strage, secondo il governatore di Antioquia, sarebbe una vendetta "ricollegabile al fatto che alcuni membri della famiglia avevano legami con squadre paramilitari".

La situazione sembra farsi ora più critica in questa cittadina, dove da diverse settimane più di 330 campesinos si sono rifugiati per sfuggire ai combattimenti tra forze governative ed il citato 'Fronte 47' della guerriglia.

E ieri, ancora nel Huila, altre quattro persone sarebbero state vittima di un'esecuzione sommaria da parte (secondo quanto riferito dall'esercito) delle FARC.

A Buenaventura (Cauca), a detta di El Pais, il presidente della giunta comunale locale è stato assassinato da ignoti nella sua abitazione; presso El Tarra (Catatumbo, al confine col Venezuela), due campesinos sono stati uccisi da sospetti "gruppi armati al margine della legge", causando la fuga di 21 civili, tra cui 15 bambini.

Nelle regioni di Cùcuta ed Antioquia sono stati rinvenuti i corpi di otto persone recentemente sequestrate, mentre nel Caquetá le autorità hanno scoperto i resti di tre presunti membri delle AUC.

L'aviazione colombiana avrebbe infine abbattuto un velivolo proveniente dal Brasile che "effettuava un volo illegale", presumibilmente nell'ambito del traffico di droga; non si ha notizia di eventuali vittime o feriti; secondo la stampa nazionale, è il terzo caso registratosi in Colombia in meno di un mese.

Denunce sui diritti umani

Intorno alla metà del mese, due attivisti della Associazione Campesina di Arauca sono stati arrestati dalle autorità di tale dipartimento; ciò ha suscitato aspre critiche da parte di Amnesty International, che ha parlato di una "campagna di discredito verso le organizzazioni di difesa dei diritti umani" da parte dell'amministrazione del presidente Alvaro Uribe.

Secondo Amnesty, sarebbe in atto una "strategia ben coordinata e progettata per mettere a tacere questi movimenti, e far credere in questo modo che la situazione nel Paese stia migliorando".

In questo scenario si collocherebbero le recenti riforme istituzionali promosse da Bogotà, che conferiscono maggiori poteri esecutivi all'esercito ed alla polizia nazionale, più volte criticate come "indice di una crescente militarizzazione della Colombia".

Anche Human Rights Watch, come già accennato, contesta il governo, particolarmente per quanto riguarda i suoi controversi legami con i paramilitari.

A detta di El Tiempo, il direttore di HRW per il continente Americano, José Miguel Vivanco, giudica come "spettacolo mediatico" le recenti operazioni di smobilitazione di alcuni dei 'blocchi' delle AUC in favore di una cessazione delle ostilità; "molti di coloro che hanno ceduto le armi non erano paramilitari, quanto piuttosto membri di gruppi ad essi satelliti".

Inoltre, pesa il fatto che un numero compreso tra 600 ed 800 persone sia rimasto vittima degli omicidi commessi durante i colloqui di pace attualmente in corso.

Nonostante le violenze si siano in parte ridotte rispetto agli ultimi anni, "le cifre continuano ad essere estremamente alte: stiamo assistendo ad un problema molto serio, costituito dall'aumento del fenomeno del paramilitarismo, ora instauratosi stabilmente nelle zone da esso controllate, dove regna il più assoluto terrore".

Vivanco si scaglia anche contro la guerriglia, responsabile di "sistematiche azioni atroci" che arrivano a coinvolgere sempre più la popolazione: ne sono esempi i suddetti episodi accaduti nel dipartimento di Huila, ma non solo: rapimenti, esecuzioni sommarie, minacce ed utilizzo di armi proibite restano costantemente all'ordine del giorno.

Daniele Bertulu

(Ultimo aggiornamento domenica, 29 febbraio 2004 00:46 )

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