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Haiti, Aristide accusa: «Un golpe americano»

2 marzo 2004 - S. D. P.
La Casa bianca: per Bush la denuncia dell'ex capo di stato è priva di senso. Il leader dei ribelli Guy Philippe entra trionfante a Port-au-Prince S. D. P. PORT-AU-PRINCE Dopo la fuga del presidente Jean-Bertrand Aristide, riparato nella Repubblica centrafricana (in attesa, forse, di trasferirsi in Sudafrica), il leader dei ribelli Guy Philippe è entrato ieri nella capitale haitiana, Port-au-Prince. Accompagnato da decine di uomini armati, Philippe ha fatto un'entrata trionfante nella capitale haitiana, dove centinaia di persone sono scese in piazza per acclamarlo. Sventolando bandiere, la folla ha accolto Philippe alla testa di un manipolo di una cinquantina di miliziani armati fino ai denti che, a bordo di mezza dozzina di automobili, ha attraversato la città diretto verso il palazzo presidenziale. Il tutto si è svolto sotto gli occhi di alcuni marines americani, primo contingente di una presenza destinata ad aumentare nei prossimi giorni - già si parla di duemila militari. Dopo il via libera unanime di domenica del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite per il dispiegamento di una forza multinazionale d'interposizione per tre mesi, le forze Usa sono cominciate ad affluire a Port-au-Prince, ove un loro contingente si è subito schierato su posizioni di combattimento nell'aeroporto internazionale; in precedenza nello scalo si erano peraltro già attestate truppe speciali canadesi, con l'obiettivo di coprire l'evacuazione dei connazionali, e lì sono rimaste. Nella giornata di ieri sono arrivati anche i primi soldati e gendarmi (circa cinquanta) inviati dalla Francia, ex potenza coloniale nel paese caraibico. Nelle prossime ore Parigi dovrebbe mandare diverse centinaia di sodati sull'isola. Il segretario alla difesa statunitense Donald Rumsfeld ha detto che Washington invierà ad Haiti 1500-2000 soldati, per un contingente internazionale composto da circa 5000 truppe. Secondo il segretario generale delle Nazioni unite Kofi Annan, gli Stati uniti avranno il comando della forza provvisoria, almeno inizialmente. Annan ha anche sostenuto che, con il voto di domenica, l'Onu ha detto al popolo haitiano che «la comunità internazionale non lo ha dimenticato». Le dimissioni e l'addio ad Haiti da parte dell'ex presidente Jean Bertrand Aristide sono state il culmine di una lunga crisi in cui il ruolo degli Stati uniti - che hanno repentinamente cambiato strategia - è stato decisivo. Già protettori di Aristide, gli Usa hanno deciso negli ultimi giorni di abbandonarlo al suo destino. Secondo alcune fonti, pare anzi che Aristide sostenga di essere stato rapito e portato con la forza nella Repubblica Centrafricana. Il deputato statunitense Maxine Waters ha riferito all'emittente radiofonica «Democracy Now!» di aver ricevuto una telefonata durante la quale il deposto presidente haitiano le ha detto di essere «circondato da soldati, come in una prigione» e di essere stato «sequestrato». Aristide - secondo quanto raccontato dall'onorevole Waters - sarebbe stato minacciato da alcuni diplomatici statunitensi che gli avrebbero intimato di lasciare il Paese e ordinato agli americani che garantivano la sua sicurezza di ritirarsi. Già in mattinata, Randall Robinson, fondatore di TransAfrica e parente dell'ex presidente haitiano, aveva raccontato di aver ricevuto una telefonata in cui Aristide «negava con forza» di essersi dimesso e accusava «gli Stati uniti di averlo sequestrato per compiere un colpo di stato». Accuse che Washington respinge con sdegno. «Quello che dice è privo di senso», ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca, Scott McClellan. «E' stato Aristide a decidere di dimettersi. Noi abbiamo preso le adeguate misure per proteggere lui e la sua famiglia». McClellan ha aggiunto che la partenza di Aristide segna «l'inizio di un nuovo capitolo per Haiti e il popolo haitiano»; e ha definito il cambio al vertice del potere nella più che travagliata isola caraibica come «una soluzione democratica e costituzionale» raggiunta con l'aiuto dei «nostri partner internazionali».
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