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    Nicaragua: Denunciano presunto complotto per annullare risultati elettorali e creare il caos

    Coinvolti dirigenti e candidati dell’opposizione e funzionari dell’ambasciata statunitense
    2 dicembre 2011 - Giorgio Trucchi

    Giornata elettorale a Managua © (Foto G. Trucchi)

    Managua, 1 dicembre (LINyM).- Il Pubblico Ministero elettorale ha accolto questo mercoledì (30/11) la denuncia presentata dall’ex colonnello Victor Boitano, secondo la quale vari settori dell’opposizione nicaraguense, in combutta con l’ambasciata statunitense, avrebbero ordito un piano nei mesi scorsi per destabilizzare il processo elettorale e delegittimarne i risultati.

    Le elezioni dello scorso 6 novembre hanno sancito la netta vittoria dell’Alleanza Unita Nicaragua Trionfa, capeggiata dal Fsln (Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale) e la rielezione dell’attuale presidente Daniel Ortega con circa il 62 per cento dei voti.

    Con questo risultato, Ortega e il Fsln non solo continueranno a controllare l’azione del governo, ma godranno anche della maggioranza assoluta in Parlamento, nonché dei voti necessari per approvare eventuali riforme alla Costituzione e a leggi di rango costituzionale. Nel mirino c’è infatti la legislazione elettorale, duramente criticata dall’opposizione e dalle principali organizzazioni nazionali e internazionali d’osservazione elettorale.

    Personaggio molto discusso in rotta da alcuni anni con il Fronte Sandinista, Boitano si è presentato come candidato a deputato per l’Aln (Alleanza Liberale Nicaraguense) ed è stato recentemente denunciato e poi detenuto, per avere usato armi da fuoco contro attivisti sandinisti lo scorso agosto, durante le celebrazioni della festa patronale di Managua.

    Su di lui è poi caduta l’accusa di avere pianificato il sequestro di una delle figlie della coppia presidenziale, con l’obiettivo di creare il caos nel Paese a pochi mesi dalle elezioni.

    Adesso, mentre su di lui si stringono le maglie della giustizia, Boitano ha deciso di denunciare un presunto piano di destabilizzazione del Paese che coinvolgerebbe la struttura nazionale dell’Alleanza Pli, principale forza d’opposizione durante le passate elezioni, che ha ottenuto il 31 per cento delle preferenze.

    Tra i principali accusati, l’ex militare, che assicura di avere presentato tutte le prove necessarie a supporto della grave denuncia, menziona i vertici del Pli (Partito Liberale Indipendente), del Mrs (Movimento Rinnovatore Sandinista) e funzionari dell’ambasciata statunitense in Nicaragua.

    Secondo Boitano, l’ambasciata avrebbe sborsato circa 30 milioni di dollari per varie attività sovversive in Centroamerica, ma soprattutto in Nicaragua. Questi fondi sarebbero serviti per “seminare il caos e la violenza prima, durante e dopo le elezioni”.

    Tra le persone accusate figurano l’ex banchiere e leader dell’opposizione Eduardo Montealegre, il coordinatore nazionale della campagna elettorale dell’Alleanza Pli, Eliseo Núñez, il candidato presidenziale di quest’alleanza, Fabio Gadea, i deputati liberali ed ex controrivoluzionari Carlos Gadea e Maximino Rodríguez e l’ex maggiore dell’esercito Carlos Brenes.

    Tra i dissidenti sandinisti vengono menzionati l’ex generale Hugo Torres, l’ex ministro degli Esteri, Victor Hugo Tinoco, il coordinatore del Mrs e candidato alla vicepresidenza Edmundo Jarquín e l’ex colonnello Irving Dávila.

    Segnalati anche vari funzionari della missione diplomatica statunitense in Nicaragua, tra cui l’ex ambasciatore Robert Callahan, il membro dei Corpi di Pace Tyler Sparks e Arthur Snatt.

    “Li sto accusando per i reati di sabotaggio delle elezioni, cospirazione contro lo Stato, per pianificare la destabilizzazione del Paese e per gli attacchi perpetrati contro la Polizia e l’Esercito. Li accuso, inoltre, per vari episodi di violenza con l’obiettivo di creare il caos e l’anarchia nel Paese e per la distruzione di materiale elettorale”, ha detto Boitano al nutrito gruppo di giornalisti accorsi negli uffici del pm Armando Juárez.

    Giura anche di essere stato avvicinato nel 2007 dai servizi segreti statunitensi, cioè subito dopo avere lasciato l’Esercito, per iniziare a collaborare con la CIA.

    Durante le settimane che hanno preceduto le elezioni, i magistrati del Cse (Consiglio Supremo Elettorale) avevano ripetutamente denunciato presunte manovre dell’Alleanza Pli per creare il caos nel Paese e boicottare le elezioni. Avevano accusato la dirigenza di questa coalizione di avere promosso gli episodi di violenza avvenuti nel nord del Nicaragua, tra cui blocchi stradali, scontri con la Polizia, distruzione di urne, nonché la mai chiarita richiesta di cambiare circa 19 mila membri di lista a sole 48 ore dalle elezioni.

    Nonostante le segnalazioni fatte dagli osservatori internazionali e da settori della società nicaraguense circa le numerose irregolarità, l’evidente debolezza e fragilità del sistema elettorale e la presunta parzialità dei magistrati elettorali a favore del partito di governo, nessun Paese al mondo od organizzazione multilaterale hanno messo in dubbio la veridicità dei risultati del 6 novembre e la schiacciante vittoria del presidente Ortega.

    Nonostante ciò e senza avere mai presentato nessun tipo di prova, i partiti d’opposizione e parte della cosiddetta società civile insistono nel denunciare la presunta “frode elettorale” e a chiedere nuove elezioni, contando soprattutto sul sostegno dei settori più retrogradi dell’estrema destra nordamericana, per lo più legati alla mafia anticastrista di Miami.

    Questo giovedì (1/12), infatti, la Commissione esteri della Camera degli Stati Uniti ha realizzato un dibattito sulle elezioni nicaraguensi. Durante la seduta, i principali falchi repubblicani, capeggiati dalla reazionaria Ileana Ros-Lehtinen, hanno chiesto al governo Obama di non riconoscere il nuovo governo Ortega e di tagliare qualsiasi tipo di aiuto o finanziamento.

    Il primo vero banco di prova sarà la manifestazione di protesta indetta dall’opposizione per questo sabato (3/12) a Managua, alla quale ha aderito anche l’Alleanza Pli. L’ex candidato Fabio Gadea, durante uno dei suoi abituali sproloqui, ha nuovamente minacciato l’uso della forza contro il partito di governo e ha accusato la comunità internazionale di mantenere una posizione “debole” di fronte alla frode realizzata dal Fsln.

    “La comunità internazionale è rimasta immobile. Sembra che abbia bisogno di fiumi di sangue per iniziare a muoversi”, ha detto l’ottuagenario ex candidato.


    Note:

    © (Testo e foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua www.itanica.org)

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