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    Ancora repressione e morte a Panama

    Due morti durante la protesta della popolazione indigena contro l'attività mineraria. Alla fine il governo cede
    10 febbraio 2012 - Giorgio Trucchi

    La prima vittima lo scorso 5 febbraio (Foto Frenadeso)

     La comunità indigena Ngäbe Buglé, sostenuta da decine di organizzazioni panamensi, ha iniziato lo scorso 31 gennaio una forte protesta per esigere al governo il rispetto di un accordo firmato alcuni mesi prima, nel quale si prevedeva la cancellazione di tutte le concessioni già assegnate a imprese nazionali o straniere per l'esplorazione e sfruttamento delle risorse minerarie e la costruzione di progetti idroelettrici all'interno del proprio territorio (comarca). Tale decisione sarebbe stata inserita nel nuovo Codice minerario.
    Nonostante l'accordo raggiunto, il ministro per l'Industria e il Commercio ha deciso di apportare alcune modifiche al testo e il Parlamento ha poi di fatto stralciato l'articolo 5 del nuovo Codice che regolava questi aspetti. La reazione della comunità indigena è stata immediata, con l'inizio di blocchi stradali in vari punti del Paese. 
     
    Sulla Comarca Ngäbe-Buglé hanno già da tempo puntato gli occhi varie imprese multinazionali¹ e lo stesso governo, in modo particolare per la presenza di uno dei più grandi giacimenti di rame della regione. Il Cerro Colorado ha infatti una riserva di rame stimata intorno ai 17.5 milioni di chilogrammi, per un valore di circa 150 miliardi di dollari. La zona è inoltre particolarmente adatta per sviluppare progetti idroelettrici.
     
    La mancanza di volontà da parte del governo di cercare un accordo con la comunità indigena è stata più che evidente lo scorso 5 novembre quando, dopo sei giorni di protesta, si è prima rifiutato di riunirsi per cercare una soluzione pacifica e ha poi lanciato i corpi speciali della Polizia contro la popolazione che protestava in modo pacifico nella località di San Félix, Chiriquí.
     
    Come già accaduto nel 2010, quando il governo di Martinelli represse senza pietà i lavoratori delle piantagioni di banane di Changuinola, Bocas del Toro, le forze speciali hanno attaccato con fucili caricati a pallettoni, pistole e gas lacrimogeni, provocando la morte di almeno due persone  - Jerónimo Rodríguez Tugri e Francisco Miranda - e decine di feriti e detenuti.
     
    Repressione
     
    "La repressione è stata preparata con attenzione dal governo. Due giorni prima hanno bloccato le comunicazioni telefoniche e hanno circondato la zona della protesta, impedendo l'entrata di cibo e acqua. Hanno addirittura lanciato una campagna mediatica per fare credere che i manifestanti avevano sequestrato dei turisti. Poi hanno attaccato e hanno massacrato la gente", ha detto  Alejandro John, segretario generale del Sindacato industriale dei lavoratori della fabbricazione e commercializzazione di bibite gassate, birra, liquori e simili (Sitrafcorebgascelis).
     
    Il dirigente ha informato che il sindacato sta manifestando davanti al Parlamento a sostegno della protesta della comunità Ngäbe-Buglé e che parteciperà alle mobilitazioni previste per i prossimi giorni. "Condanniamo questo nuovo attacco contro la popolazione, sosteniamo la lotta contro l'attività mineraria ed esigiamo che si reincorpori l'articolo 5 nel Codice Minerario e che si fermi immediatamente la repressione.
     
    Sembra - ha continuato John - che la tragica esperienza di Changuinola non abbia insegnato niente. Continua a essere un governo di padroni senza scrupoli che pensa solo ad accumulare capitale e che non ascolta la gente", ha affermato il dirigente sindacale.
     
    Anche per Genaro Benett, segretario generale del Sindacato dei lavoratori dell'industria bananiera (Sitraibana), la situazione è grave e merita l'attenzione della comunità internazionale. "Stiamo vivendo sulla nostra pelle ciò che sta succedendo. Il 95 per cento dei nostri iscritti appartiene a comunità indigene della zona e in segno di protesta abbiamo iniziato uno sciopero a oltranza per dimostrare la nostra solidarietà con la Comarca Ngäbe-Buglé.
     
    È stata una repressione selvaggia. A questa gente non interessa la vita delle persone. Nei prossimi giorni decideremo come continuare il nostro sostegno alla lotta che si è estesa a tutto il Paese e che è importante fare conoscere a livello internazionale" ha assicurato Benett.
     
    Mentre la notizia della repressione veniva ripresa da varie agenzie di stampa, un'ampia coalizione di organizzazioni panamensi ha chiesto al governo di Martinelli il rispetto della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene, della Legge 41 sulle terre comarcali e della Convenzione 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) sui popoli indigeni e tribali.
     
    Accordo
     
    Tre giorni dopo la repressione e alla vigilia di una delle più grandi manifestazioni organizzate a Panama, lo scorso 8 febbraio il governo di Martinelli ha ceduto ed ha accettato tutte le proposte presentate dalla comunità Ngäbe-Buglé. L'accordo firmato dalle parti prevede la liberazione di tutti detenuti (si parla di circa 200 indigeni scomparsi), la cessazione della repressione, garazie di sicurezza per tutta la dirigenza, la non persecuzione dei manifestanti e il risarcimento per le famiglie delle persone ferite e uccise.
     
    L'accordo prevede inoltre il ritiro immediato dei corpi speciali della Polizia dalla zona, l'inizio di un dialogo che abbia come mediatori la chiesa cattolica ed evangelica, la relatrice ONU a Panama e il rettore dell'Università di Panama. Con rispetto al Codice Minerario (Legge 415), si accorda l'incorporazione e discussione dell'articolo 5. Si sollecita infine agli organismi dei diritti umani una profonda indagine su quanto avvenuto durante la repressione.
     
    Nonostante ciò, il combattivo Fronte nazionale per la difesa dei diritti economici e sociali (Frenadeso) ha dichiarato che si manterrà vigilante in quanto non crede alle promesse del governo. "Non si può credere a questo governo della menzogna e dell'inganno. Vigileremo su quanto farà Martinelli affinché non cerchi di prendersi nuovamente gioco della popolazione Ngäbe Buglé. Le cause del conflitto non sono state risolte e ci aspettiamo che l'articolo 5 venga reintegrato nella Legge 415 e approvato come esige la popolazione Ngäbe Buglé. Saremo pronti a dare la nostra solidarietà se le circostanze lo richiederanno", ha assicurato Frenadeso.

    Note:
    ¹ L'impresa canadese Inmet Mining e il consorzio coreano Korea Resources, LS-Nikko Copper e Korea Export Insurance (KEIC). L'impresa statunitense di energia AES.

     
    Note:

    © (Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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