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    Nicaragua: Acqua, sicurezza alimentare e crisi climatica

    Urge promuovere azioni unitarie e articolate che coinvolgano tutta la società
    30 marzo 2012 - Giorgio Trucchi

    Salvador Montenegro © (Foto G. Trucchi)

    Managua, 29 marzo (LINyM)-. Il Nicaragua è uno dei paesi maggiormente beneficiati dalle precipitazioni. Secondo i registri della FAO (Food and Agriculture Organization) riceve 311 chilometri cubi all'anno, cioè una quantità di circa 38 mila metri cubi pro capite all'anno (1 metro cubo è uguale a 1000 litri), che equivale a 531 barili d'acqua pro capite per ogni giorno dell'anno. 
     
    Purtroppo, vari esperti in materia ambientale coincidono nell'affermare che questa ricchezza non solo non è stata utilizzata in modo idoneo, ma ha anche sofferto un progressivo deterioramento che ha impedito alle risorse idriche del Paese di convertirsi in maggiore benessere per la maggioranza della popolazione. 
     
    "Siamo stati negligenti e inetti nell'utilizzo di questa ricchezza. Gli sprechi, il degrado progressivo degli acquiferi e la mancanza di un utilizzo idoneo ci ha impedito di trasformare la ricchezza idrica in ricchezza economica, sociale e in benessere", ha detto Salvador Montenegro, direttore fondatore del Cira/Unan (Centro di ricerca per le risorse acquatiche / Università nazionale autonoma del Nicaragua). 
     
    Durante il suo intervento, Montenegro ha messo in evidenza l'importante vincolo che esiste tra l'implementazione di politiche pubbliche di protezione e di corretta amministrazione delle risorse idriche e la necessità di una strategia di mitigazione e adattamento agli effetti del cambiamento climatico nel Paese e nella regione centroamericana.

    "Sono elementi di uno stesso problema. L'impatto e gli effetti della crisi climatica sulla società sono anche il risultato di una cattiva amministrazione delle risorse idriche e della progressiva distruzione dei bacini idrografici. Tutto ciò causa limitazione o addirittura assenza d'accesso all'acqua di qualità. I vari attori pubblici e privati - ha continuato Montenegro - hanno una grande responsabilità. La protezione dei bacini idrografici e l'adattamento agli effetti del cambiamento climatico sono ancora temi irrisolti che devono essere affrontati immediatamente, perché da essi dipende il nostro sviluppo economico, sociale e il benessere dalla popolazione", ha assicurato l'esperto del Cira/Unan. 
     
    Cambiamento climatico e acqua 
     
    Questa stessa preoccupazione è stata condivisa dal Centro Humboldt in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua (22 marzo). 
     
    Secondo lo studio "Mappatura dei rischi, processi, politiche pubbliche e degli attori associati al cambiamento climatico in Nicaragua", i futuri scenari climatici e i principali effetti della crisi climatica in Nicaragua sono allarmanti. 
     
    Secondo Maura Madriz Paladino, esperta climatica del Centro Humboldt, la variazione di temperatura simulata all'anno 2050 evidenzia un incremento a livello nazionale di 1,6 ºC (gradi centigradi), equivalente al 6,6 per cento. Allo stesso modo si segnala una riduzione delle precipitazioni del 16,8 per cento (circa 800 mm).

    Questo significa che se attualmente le zone più vulnerabili ai cambiamenti climatici (livelli di rischio medio e alto) interessano 94 municipi (88 per cento del territorio) e il 45 per cento della popolazione (2,3 milioni di persone), nel 2050 i municipi colpiti sarebbero ben 139 municipi (97 per cento della superficie territoriale) e l’87 per cento della popolazione (6,5 milioni di persone).

    Rispetto all'accesso all'acqua potabile, attualmente il livello di disponibilità risulta essere basso o medio in 96 municipi (85 per cento della superficie) e per il 46 per cento della popolazione. Nel 2050 il numero di municipi colpiti si eleverebbe a 118 (91 per cento del territorio) e la popolazione interessata dal fenomeno quasi raddoppierebbe, arrivando all’85 per cento.

    Di fronte a questo preoccupante scenario, l'organizzazione ambientalista nicaraguense ha evidenziato la necessità e l’urgenza di promuovere azioni unitarie e articolate che coinvolgano tutta la società, implementare misure concrete di adattamento al cambiamento climatico, così come proporre, da parte dello Stato, spazi di partecipazione e promozione dell'azione collettiva come Paese, rendendo accessibile e verificabile tutto ciò che il Nicaragua sta negoziando a livello della Unfccc (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici).
     
    "Molte persone credono che possedere la maggiore quantità d'acqua a livello centroamericano significa avere  l'accesso garantito a essa, ma non è così. Tutti gli attori, pubblici e privati, coinvolti su questo tema devono fare uno sforzo e sviluppare azioni concrete", ha affermato Madriz.
     
    Progressi

    Secondo dati ufficiali, durante il periodo del governo sandinista (2007-2011) il tasso di copertura d'acqua potabile nella zona urbana è passato dal 72 (2006) all'87 per cento (2011), mentre nell'area rurale la copertura è stata del 64 per cento. Durante questo stesso periodo sono stati installati nuovi impianti di acqua potabile a quasi 763 mila persona, mentre a 1.3 milioni di abitanti sono state effettuate operazioni di riparazione, manutenzione e miglioramento della rete idrica. 
     
    Per ciò che riguarda la rete fognaria, essa è stata estesa in tutto il Paese, permettendo nuovi allacciamenti e la costruzione di latrine che hanno interessato circa 650 mila persone. Opere di riparazione e manutenzione hanno invece beneficiato altre 470 mila persone, per un investimento complessivo - acqua potabile e fognature -  di oltre 196 milioni di dollari (2007-2010)

    Sicurezza alimentare e monocolture 
     
    La FAO ha evidenziato quest'anno la stretta relazione tra l'acqua e l'alimentazione, come modalità per garantire la sicurezza alimentare della popolazione mondiale. Secondo Montenegro, uno degli elementi che maggiormente hanno messo in crisi questa relazione in Nicaragua è stata l'implementazione ed espansione delle monocolture. 
     
    "È uno dei problemi più seri in Nicaragua, perché le monocolture hanno portato solamente degradazione ambientale. Ancora oggi vediamo come le grandi estensioni di canna da zucchero, banane e palma africana non solo stanno modificando gli ecosistemi originali, ma stanno soprattutto causando gravi impatti sul suolo, la cui distruzione è definitiva, e sulle falde acquifere", ha affermato. 
     
    Il direttivo fondatore del Cira/Unan ha infine ricordato che le monocolture hanno anche causato, in tutta la regione, gravi problemi di inquinamento per l'uso indiscriminato di pesticidi molto persistenti, la perdita di territorio e la riduzione di coltivazioni direttamente vincolate all'alimentazione.
     
      

    Note:

    © (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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