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Hugo Chávez punta alla riconferma

Venezuela: nelle presidenziali del 7 Ottobre si gioca il futuro dell’America Latina

Operazione maquillage della destra: in lizza il “democratico” Capriles
27 settembre 2012 - David Lifodi

Mancano solo dieci giorni al 7 ottobre, data in cui si svolgeranno le elezioni presidenziali in Venezuela: Hugo Chávez punta a riconfermarsi a Miraflores, forte del sostegno popolare di cui gode tra i barrios popolari di Caracas, ma Henrique Capriles, il trentanovenne sfidante che si è guadagnato il ruolo di candidato dell’opposizione in seguito alle primarie dello scorso febbraio, risulta più credibile, agli occhi dell’elettorato, rispetto ai precedenti, e impresentabili, candidati della destra.

Dai sondaggi emergono scenari assai diversi tra loro: quasi tutti danno Chávez come favorito, alcuni con un margine assai ampio, altri ritengono che la contesa elettorale si giocherà sul filo di lana. Di certo Capriles, che stavolta raggruppa tutta la destra (solitamente litigiosa e frazionata al suo interno) sotto le insegne della Mesa de Unidad Democrática (Mud), ha condotto una strategia piuttosto scaltra, che ha mirato durante tutta la campagna elettorale a presentare la sua coalizione all’insegna del conservatorismo europeo. L’intento di trasformarsi in una destra presentabile fa capire l’importanza geopolitica delle elezioni venezuelane: se Capriles vincesse, Caracas abbandonerebbe il consesso dell’Alba (Alianza Bolivariana para las Américas-Tratado de Comercio de los Pueblos) e di Unasur (Unión de Naciones Suramericanas) per passare, armi a bagagli, nel blocco regionale contrapposto, quell’Alianza del Pacífico composta dai paesi sudamericani in orbita Usa: Colombia, Cile, Perù e Messico. E’ superfluo dire che, in quel caso, la rivoluzione bolivariana ed il socialismo del XXI secolo sarebbero cancellati all’istante. Per questi motivi Capriles mira decisamente a fare il pieno dei voti in quella parte dell’elettorato denominata del “chavismo light”, che molti analisti politici ritengono determinante nella corsa a Miraflores, e tra i delusi dal Psuv, il Partito Socialista Unificato del Venezuela: si tratta di elettori la cui intenzione di voto è ancora oscillante. Astutamente Capriles ha garantito che manterrà tutte le misiones varate da Chávez, i programmi assistenziali di salute, alimentazione, aiuto alle madri che vivono sotto la soglia di povertà, il diritto alla casa. Non solo: è riuscito, agli occhi dei media europei ed italiani (che hanno sempre sparato bordate contro Chávez a prescindere), a farsi passare come il candidato della sinistra democratica garantendo il suo impegno nel campo delle politiche sociali. Il giovane Capriles, attualmente governatore dello stato di Miranda, uno dei più popolosi del paese, è stato però smentito dai suoi stessi sostenitori, oltre ad avere le idee un po’ confuse in politica internazionale. Alcuni deputati argentini invitati dallo stesso Capriles in qualità di osservatori, appartenenti alla destra dura e pura del sindaco di Buenos Aires Mauricio Macri, hanno dichiarato il loro appoggio al candidato del Mud perché vedono in lui il nuovo Sebastián Piñera, il presidente cileno, cioè colui che è stato da sempre sostenitore della supremazia del privato sul pubblico ed è da mesi in lotta contro il movimento studentesco che richiede un’istruzione pubblica, gratuita e di qualità. Giova ricordare che la Misión Barrio Adentro e la Misión Milagro in ambito sanitario, la Misión Robinson per debellare l’analfabetismo e la Gran Misión Vivienda rappresentano una delle chiavi che spiega il successo del chavismo. Inoltre, tra il 2002 ed il 2010, la Comisión Económica para América Latina (Cepal), stima che la povertà in Venezuela sia passata dal 48,6% al 27,8%, proprio grazie alle misiones. In politica estera, invece, Capriles ha sbandierato ai quattro venti la sua ammirazione per Lula, salvo poi ritrattare penosamente quando l’ex presidente brasiliano ha dichiarato il suo appoggio a Chávez: “Lula ha governato bene il suo paese, ma ha privilegiato l’ideologia nel caso del Venezuela, dove ha sostenuto Chávez senza tener conto della democrazia e dei diritti umani”. Quindi, con una notevole giravolta, Capriles ha smesso di definirsi come il “Lula venezuelano” per riversare tutta la sua stima nei confronti del predecessore dell’ex operaio metalmeccanico, quel Fernando Henrique Cardoso che, a dispetto del nome del partito di provenienza (il Partido da Social Democracia Brasileira), ha sempre battagliato da destra con il Partido dos Trabalhadores (Pt) ed ha dichiarato apertamente la sua avversione nei confronti delle classi popolari, a partire dai Sem Terra. In un’intervista rilasciata ad Adital, Germán Mundaraín, ambasciatore venezuelano all’Onu, ha sottolineato la capacità di Capriles di mascherare i suoi veri intenti per strappare voti a Chávez: “Capriles dice di ispirarsi al programma di Lula, ma la loro storia è completamente diversa, l’opposizione venezuelana ha sempre odiato l’ex presidente brasiliano, e il programma dello stesso Capriles ha un taglio apertamente neoliberista”. Di certo Capriles non è uno sprovveduto: ha vinto le partecipate primarie dell’opposizione (quasi tre milioni di votanti) imponendosi su Pablo Pérez, governatore dello stato di Zulia, dove è presente una radicata opposizione antichavista, ed ha conquistato il diritto a governare lo stato di Miranda sconfiggendo uno degli uomini più in vista dell’entourage chavista, il governatore uscente Diosdado Cabello. Infine, negli ultimi mesi di campagna elettorale ha percorso in lungo e in largo tutto il paese allo scopo di mettere fine all’esperienza bolivariana. Come avviene ormai ininterrottamente da 14 anni, la stampa mainstream è ostile a Chávez. L’eventuale vittoria di Capriles rappresenterebbe un duro colpo per un continente che, principalmente per merito del presidente bolivariano, nel 2005 ha respinto a Mar del Plata l’Alca (Área de Libre Comercio de las Américas), ma è attualmente in difficoltà in seguito ai colpi di stato in Honduras e Paraguay e al furto elettorale nelle presidenziali messicane. Dei 19 milioni di elettori che il 7 Ottobre si recheranno alle urne, almeno 7 sono giovani. Buona parte di loro non ha dubbi: se Capriles conquista Miraflores, il Venezuela perderebbe tutte quelle conquiste sociali raggiunte faticosamente grazie al chavismo.

La Mesa de Unidad Democrática insiste con il dire che Chávez ha le ore contate. Dal 1998, puntualmente, il presidente venezuelano subisce violenti attacchi per farlo cadere: adesso che è in gioco il futuro stesso di Alba, Unasur, Celac (Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños) e dello stesso Mercosur (a cui il Venezuela aveva appena aderito), le presidenziali venezuelane assumono un ruolo di rilevanza continentale.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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