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Paraguay: 180 buoni motivi per resistere al golpe

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31 dicembre 2012 - David Lifodi

campagna 180 dias Centoottanta ragioni (e anche molte di più) per opporsi al golpe: è questo il senso della campagna “180 días resistendo al golpe”, lanciata alcuni giorni fa in Paraguay da un vasto arco di forze sociali per mobilitare il paese, ad oltre sei mesi dal colpo di stato che spodestò Fernando Lugo il 22 giugno scorso e portò al governo il vicepresidente Federico Franco.

I movimenti che hanno promosso l’iniziativa, e messo a disposizione dei loro sostenitori un sito internet in cui possono esprimere i motivi della protesta, spiegano che il loro intento è quello di ricostruire una repubblica “libera e inclusiva” sostituendo l’attuale governo con quello che era stato democraticamente eletto dalla popolazione. Di ragioni per opporsi ad un colpo di stato condotto a buon fine grazie alla violazione dei princìpi fondanti della carta costituzionale, ce ne sono, in realtà, ben più di centoottanta, come già sancito dal Tribunal Ético Ciudadano che, alla fine di novembre, aveva decretato simbolicamente la condanna delle attuali istituzioni politiche del Paraguay. Il caso che ha destato più scalpore riguarda proprio l’evento originario da cui è scaturito il golpe. Il massacro di Marina Cué, la località del dipartimento di Curuguaty teatro dello sgombero violento dei contadini dai terreni di Blas Riquelme (imprenditore ed ex presidente del Partido Colorado, adesso deceduto) si concluse con la morte di undici campesinos e sei poliziotti. Era il 15 giugno: una settimana dopo Lugo fu destituito con l’accusa di non aver saputo gestire la situazione. Quello scontro, creato a tavolino, servì per velocizzare la caduta dell’ex monsignore, ma soprattutto per incarcerare quattordici campesinos, indicati dalla giustizia come gli unici responsabili del massacro di Curuguaty. Sul loro futuro il giudice José Benitez ha detto che si esprimerà il prossimo 14 febbraio, ma si tratta, fin da ora, di una condanna annunciata. Tutti i contadini sono accusati di “associazione criminale e dell’occupazione delle terre”, ma su nove di loro pende anche l’accusa di omicidio. Il latifondo occupato dai contadini faceva parte delle cosiddette tierras mal habidas, proprio quelle su cui Lugo intendeva avviare un’indagine per capire la loro situazione giuridica ed assegnarle ai lavoratori rurali e ai piccoli agricoltori. Nonostante la morte di Riquelme, è impensabile che adesso i contadini l’abbiano vinta: la presidenza di Federico Franco si sta caratterizzando ogni giorno di più per i suoi tratti fortemente repressivi. Uno dei motivi su cui sta insistendo molto la campagna “180 días resistendo al golpe” riguarda proprio la svendita della sovranità territoriale, e delle risorse naturali, che Franco ha messo in atto da quando ha spodestato Lugo. Per questo la sorte dei contadini sembra segnata. Per gli scontri del 15 giugno non è stato incriminato nemmeno un poliziotto. Eppure da giorni i militari presidiavano in forze Marina Cué ed aspettavano solo il casus belli: furono loro ad aprire il fuoco e, tra i manifestanti uccisi a sangue freddo, ci fu Avelino Spinola, uno dei leader della protesta. Probabilmente gli agenti sapevano chi era e sono andarono a cercarlo. Poi si scatenò l’inferno: torture ai danni degli arrestati, minacce di morte e persecuzioni di ogni genere, ma l’aspetto paradossale riguarda l’accusa di colpevolezza ai danni di chi ha pagato in prima persona gli abusi polizieschi. Inoltre, sembra che il giudice non abbia disposto la prova della paraffina per capire se realmente sono stati i nove contadini sotto accusa per omicidio ad aver aperto il fuoco sui poliziotti. E ancora: è singolare che i campesinos vittime della repressione non siano stati ascoltati in qualità di testimoni. È per questo che il Tribunal Ético Ciudadano ha rovesciato la motivazione utilizzata dall’opposizione per cacciare Lugo, quella di non aver saputo esercitare le sue funzioni, e l’ha riversata sugli uomini del Congresso che lo hanno destituito a seguito di una votazione farsa. Luiz Lezcano Claude, uno degli avvocati del tribunale etico, ha spiegato che i congressisti avrebbero perseguito il proprio interesse personale e non quello dello stato: per questo meriterebbero di essere condannati. Inoltre, il Congresso ha rifiutato di costituire una commissione d’inchiesta parlamentare che indagasse sui fatti di Curuguaty. Gli ex ministri di Lugo e lo stesso presidente hanno partecipato al Tribunal Ético Ciudadano, inserito nell’ambito della campagna “Juicio Ético al Parlamento”, e lo stesso hanno fatto in occasione della presentazione dei “180 días resistendo al golpe”.

In vista delle elezioni di aprile 2013 il candidato del Frente Guasú (una coalizione di centro-sinistra fin troppo eterogenea che rischia di commettere gli stessi errori dell’Alianza por el Cambio formatasi per sostenere Lugo) sarà il pediatra Aníbal Carrillo Iramain, pediatra, che nella sua prima uscita pubblica, il giorno dell’investitura, ha chiamato all’unità la sinistra e si è impegnato a combattere l’agronegozio: non semplice in un paese dove il 2,5% dei latifondisti detiene quasi il 90% delle terre coltivabili.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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