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Sospesi dalla Pontificia Universidad Católica del Perú (Pucp), divieto di insegnamento dei corsi di teologia, allontanamento dagli incarichi amministrativi: la decisione unilaterale presa dal cardinale Juan Luis Cipriani nei confronti di sei sacerdoti vicini alla Teologia della Liberazione equivale ad una sorta di licenziamento in tronco dalla stessa istituzione universitaria.

La missiva inviata dall’arcivescovo di Lima ai sei docenti non specifica la motivazione che sta alla base dell’allontanamento, anche se le frizioni tra Cipriani (uno dei prelati più reazionari del continente) e la Pucp risalgono almeno al 2011, per cui la lettera inviata lo scorso 21 dicembre è solo l’epilogo di una battaglia durissima condotta dal cardinale al fine di assestare un duro colpo ai teologi della Liberazione peruviani. Da tempo Cipriani intendeva appropriarsi della Pucp, imporre all’istituzione universitaria posizioni ultraconservatrici e, soprattutto, scegliere in prima persona il rettore ed i docenti. Il cardinale limeño non si era arreso nemmeno di fronte alla bocciatura delle sue proposte da parte della commissione della Pucp (composta dal rettore, due docenti e due studenti), che avrebbe comunque dovuto modificare il proprio statuto per recepire le proposte formulate da Cipriani, rigettate anche da un sondaggio tra gli abitanti della capitale Lima e diffuso dal quotidiano El Commercio: l’83% degli intervistati riteneva infatti che il rettore della Pucp avrebbe dovuto essere scelto dall’assemblea universitaria e non dall’arcivescovo spalleggiato dal Vaticano. Eppure la lettera inviata da Cipriani a Carlos Castello Mattasoglio, Luis Crespo Tarrero, Andrés Gallego García, José Simons Camino, José Ubillus Lamadrid e Felipe Zegarra Russo parla chiaro: la sospensione decorre con effetto immediato e la misura presa è obbligatoria. Il rettore della Pucp ha definito la decisione di Cipriani “ingiusta e infondata”, anche perché tutti i docenti estromessi dall’università hanno alle spalle tra i venti e i venticinque anni di insegnamento: lo statuto della Pucp non autorizza il cardinale ad allontanare i docenti per nominarne altri a piacimento, senza alcuna previa consultazione. Ai sei docenti, seguaci del pensiero di Gustavo Gutiérrez, uno dei padri fondatori della Teologia della Liberazione e di recente insignito del Premio Nacional de Cultura 2012, Cipriani aveva dichiarato guerra da tempo. Il cardinale limeño non sopportava che le lezioni dei sacerdoti fossero improntate all’impegno sociale e al dialogo propugnato dalla Teologia della Liberazione all’insegna di una società più giusta e rispettosa delle diversità. Con loro avevano cittadinanza sia i credenti sia i non credenti, veniva dedicato spazio a tutte le correnti filosofiche, si rifiutavano gli aspetti gerarchici e autoritari imposti dal Vaticano. Proprio le gerarchie vaticane si sono allineate velocemente ai desiderata di Cipriani ed hanno accolto senza alcuna obiezione le rimostranze dell’arcivescovo nei confronti dei curas rojos. Si tratta di un fatto grave perché il Vaticano ha preferito ascoltare un personaggio come Cipriani, legato ad un’organizzazione di stampo fondamentalista e ultraconservatore quale è l’Opus Dei e con amicizie imbarazzanti, prima tra tutte quella con l’ex dittatore Alberto Fujimori, incriminato in più circostanze per la violazione dei diritti umani. Sembra che Cipriani abbia svolto un ruolo controverso anche in occasione dell’assalto delle teste di cuoio peruviane all’ambasciata giapponese nell’Aprile 1997, conclusosi con la strage dei guerriglieri del Movimento Revolucionario Túpac Amaru (Mrta), che tenevano in scacco alcune centinaia di prigionieri da quattro mesi, senza alcun tentativo di negoziato. Del resto, da tempo il Vaticano guardava con sospetto alle attività della Pucp, tanto da temere un “indottrinamento marxista” degli studenti e da nominare vescovi peruviani contrari alla Teologia della Liberazione. Per quanto riguarda Cipriani, non si tratta della prima scomunica lanciata verso i sacerdoti aperti al dialogo e impegnati nel campo della pastorale sociale. Sempre in Perù, l’arcivescovo di Lima aveva costretto al silenzio per un anno il sacerdote Eduardo Arens e cacciato dalla capitale il missionario messicano Jorge García, direttore della rivista Misión sin Fronteras, dalle cui pagine difendeva apertamente i diritti umani. Infine, alcuni mesi fa, Cipriani vietò al sacerdote Gastón Garatea di celebrare la messa nell’arcidiocesi di Lima. Eppure, aldilà delle preoccupazioni “interessate” del Vaticano e nonostante l’atteggiamento intollerante di Cipriani, il numero degli studenti della Pucp è cresciuto nel corso degli anni, soprattutto perché è stata da sempre apprezzata la qualità dell’insegnamento dei sei sacerdoti, ma anche la loro onestà intellettuale: i loro corsi di studio, lontani anni luce dalle imposizioni dottrinarie e nelle quali veniva concessa agli studenti la possibilità di confrontarsi ed interloquire con i docenti, hanno sempre riscosso un certo successo.

La mossa di Cipriani, sotto la supervisione del Vaticano e degna della Santa Inquisizione, è un vero e proprio attacco alla Teologia della Liberazione e alla Pucp, una delle università peruviane maggiormente all’avanguardia in fatto di pensiero sociale e dialogo interreligioso.


 

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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