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Il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio è ora papa Francesco I

Poteva denunciare i carnefici e non l'ha fatto

La Chiesa argentina sapeva. Veniva data la comunione ai torturatori. C'era anche chi affermava che "la repressione fisica è necessaria". Il nuovo papa potrebbe chiedere perdono alla vittime, sarebbe un grande atto di coraggio, come ha già fatto papa Giovanni Paolo II
14 marzo 2013 - Alessandro Marescotti

«I membri della Giunta Militare saranno glorificati dalle generazioni future».

(Monsignor Bonamín, marzo 1981)

«A volte, la repressione fisica è necessaria, è obbligatoria e come tale lecita».

(Monsignor Miguel Medina, aprile 1982).

Con la massima pacatezza e con grande rispetto per coloro che la pensano diversamente, però consentitemi di sentirmi molto lontano da quel clero argentino che giustificò la terribile repressione militare. In Argentina si applicò la picana, uno strumento di tortura elettrico, si picchiavano a sangue i prigionieri, nelle celle venivano violentate le donne. Contro tutto ciò si mobilitarono le madri di Plaza de Majo che rivendicavano il corpo dei loro figli.

Sarei stato felice di un papa che avesse condiviso questo dolore e magari avesse - perché no - subito la persecuzioni per un concreto e pubblico appoggio a chi era sotto tortura o in pericolo di vita.
Papa Francesco I



Del resto nel Vangelo c'è scritto: "Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli" (Matteo 5,10).

Che cosa erano i primi cristiani se non persone che venivano perseguitate per la loro fede e per il loro coraggio?

Cosa erano i primi cristiani se non persone che non scendevano a compromessi con il potere violento e in nome dei loro ideali affrontavano anche il supplizio della croce?

Vedo una distanza abissale fra quella radice cristiana e ciò che è invece stata la gerarchia ecclesiastica argentina, parlo solo di quella che si è resa complice della dittatura argentina. E anche il silenzio è complicità.

Apprezzerò il nuovo papa se chiederà perdono per la sua Chiesa che ha non condannato gli aguzzini con una limpida, netta e coraggiosa denuncia. Perché si è ripetuto in Argentina il terribile silenzio della Chiesa con il nazismo. 

In occasione del processo al sacerdote Christian Von Wernich (accusato di aver partecipato ai crimini della dittatura militare), l'allora cardinale Jorge Bergoglio dichiarò che la chiesa cattolica argentina era perseguitata, calunniata e diffamata.

Von Wernich Responsabile nell'ottobre del 2007 fu condannato all'ergastolo per essere stato ricocosciuto responsabile di 7 omicidi, 31 casi di tortura e 42 privazioni di libertà. Von Wernich ha sempre sottolineato di aver agito in nome di Dio. E anche di fronte alla condanna la posizione di Bergoglio non fu quella di chiedere perdono ma di invocare la riconciliazione: "Gli argentini devono sforzarsi per uscire dalla spirale dell’odio e del rancore", disse. 

Il che provocò varie reazioni. Era quello il momento invece di chiedere perdono, con coraggio.

Papa Giovanni Paolo II il 31 ottobre 1992 chiese perdono per la persecuzione di Galileo Galilei nel 1633. Il 9 agosto 1993 chiese perdono per il coinvolgimento della Chiesa Cattolica nella tratta degli schiavi africani. Il 12 marzo 2000 chiese perdono per i peccati commessi in ogni epoca dai cattolici che violarono i diritti di gruppi etnici e intere popolazioni.

Sarebbe un fatto rilevante se oggi questo Papa dicesse: abbiamo gravemente sbagliato.

Andrebbe chiesto perdono alla vittime non a distanza di secoli ma a distanza di trent'anni, parlando ai figli e ai nipoti di quelli che sono stati torturati e barbaramente assassinati da dittatori che andavano a messa e si facevano la comunione.

Perez Esquivel, argentino e premio Nobel per la Pace, ha detto"Non ho mai creduto che Bergoglio fosse complice con la dittatura, ma penso che nei momenti più difficili gli sia mancato il coraggio di accompagnare la nostra lotta per i diritti umani".

Note:

Un altro punto di vista è quello esposto da Aldo Cazzullo: "Salvò preti e laici durante la dittatura"
http://archiviostorico.corriere.it/2005/aprile/16/Salvo_preti_laici_durante_dittatura_co_9_050416051.shtml

Perez Esquivel, premio Nobel della pace e autentico nonviolento, ha dichiarato: «Viene accusato di non aver fatto il necessario per liberare dalla prigionie due sacerdoti quando era a capo dei gesuiti argentini ma io so in prima persona che vari vescovi chiesero alla giunta militare la liberazione di sacerdoti e questa spesso non venne accordata». Si veda:
http://www.unita.it/mondo/vaticano-la-scelta-del-papa/il-nobel-esquivel-bergoglio-mai-colluso-con-dittatura-1.488976

Tuttavia la sua dichiarazione integrale è contenuta qui:
http://www.adolfoperezesquivel.org/?p=3000
Il passo più delicato è: "Non ho mai creduto che Bergoglio fosse complice con la dittatura, ma penso che nei momenti più difficili gli sia mancato il coraggio di accompagnare la nostra lotta per i diritti umani".

Inoltre si legga
http://www.michelamurgia.com/cultura/melting-pop/791-bergoglio-e-pregiudizio

Dario Messina invece mette in evidenza gli intollerabili silenzi: "La Chiesa divisa di fronte all' orrore argentino"
http://archiviostorico.corriere.it/2006/marzo/26/Chiesa_divisa_fronte_all_orrore_co_9_060326082.shtml

Vi sono anche i processi, come quello del Tribunale de La Rijoa, che evidenziano responsabilità della Chiesa Cattolica dalla quale ci si sarebbe atteso "un atteggiamento di più nitido e chiaro ripudio dei meccanismi e di chi, in un modo o nell’altro permisero e consentirono la realizzazione di fatti gravissimi":
http://www.igiornielenotti.it/?p=10507

Su Bergoglio e la Chiesa argentina è intervenuto Gennaro Carotenuto: "È difficile essere stati un prelato importante in Argentina negli anni ’70 essendo estraneo ad una storia di lacerazioni, drammi, crimini, persecuzioni quale quella della chiesa argentina. Questa, al contrario di quella cilena e quella brasiliana, che poterono vantare più luci che ombre, fu sicuramente la peggiore, complice e spesso perfino mandante tra tutte le chiese cattoliche, dei crimini commessi dalle dittature civico-militari che devastarono l’America latina negli anni ’60 e ‘70. Appena un mese fa fu messa nero su bianco in una sentenza della magistratura la piena complicità della chiesa cattolica, incluso il primate dell’epoca, Cardinal Raúl Primatesta e del nunzio apostolico Pio Laghi, nell’assassinio del vescovo Enrique Angelelli e dei sacerdoti Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville. La sentenza confermava quanto si sapeva da mille testimonianze e documenti. All’interno del genocidio la chiesa cattolica argentina non fu solo complice ma i suoi vertici operarono una sorta di sterminio interno facendo eliminare preti e suore vicini all’opzione preferenziale per i poveri decisa nella Conferenza Eucaristica di Medellin del 1968 o semplicemente scomodi. Furono almeno 125 i sacerdoti impegnati a fianco degli ultimi a morire o essere fatti sparire".
Vedi http://www.gennarocarotenuto.it/22713-il-papa-argentino-francesco-i-il-conservatore-popolare-nei-torbidi-della-dittatura/
Qui si legge anche: "Dopo la dittatura, anche negli ultimi anni, Bergoglio fu chiamato a testimoniare in molteplici circostanze in inchieste e processi per violazioni di diritti umani. Non ha mai parlato. Chi scrive ha personalmente verificato in queste ore il suo silenzio con il PM che indagava sul sequestro di una giovane incinta. Se quelli indicati sono precedenti che ne fanno un complice pieno della dittatura sta al lettore deciderlo. A chi scrive il puntare il dito sembra troppo e l’assoluzione troppo poco. Bergoglio non fu né un Aramburu né un Von Wernich ma neanche un padre Mujíca, uno dei sacerdoti assassinati. Sta in una zona grigia, un quarantenne in ascesa, con un ruolo importante ma non ancora di spicco, in una chiesa argentina dove si mandava ad uccidere o si rischiava di essere uccisi".
Infine si segnala anche questa puntualizzazione finale http://www.gennarocarotenuto.it/22747-bergoglio-verbitsky-esquivel/

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