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Henrique Capriles non intende riconoscere i risultati che usciranno dalle urne

Venezuela: a due settimane dalle presidenziali Nicolás Maduro avanti nei sondaggi

La campagna elettorale si aprirà ufficialmente il 2 aprile
31 marzo 2013 - David Lifodi

 

 

Nicolas Maduro A due settimane dalle nuove elezioni presidenziali in Venezuela, previste per il 14 aprile, tutti i sondaggi prevedono la vittoria del candidato bolivariano Nicolás Maduro con almeno 15-20 punti percentuali di vantaggio su Henrique Capriles, che si ripresenta alla corsa per Miraflores dopo essersi fermato al 45% alle elezioni del 7 ottobre scorso, quelle che segnarono una nuova vittoria di Hugo Chávez.

Ufficialmente la campagna elettorale si aprirà solo il 2 aprile, ma la Mesa de la Unidad Democrática (Mud), la coalizione che sostiene il quarantenne Capriles, ha già cominciato a giocare sporco: del resto, spiega uno dei principali responsabili dei comitati elettorali dell’opposizione, “è la più grande opportunità di vincere che abbiamo negli ultimi quindici anni”. In effetti, dal risultato delle elezioni in Venezuela dipende in buona parte il destino politico di un continente dove, all’ondata di governi progressisti (pur con tutte le sfumature e le diversità del caso), le forze reazionarie stanno rispondendo con colpi di stato e manovre oscure. È successo con il golpe in Honduras del 2009, a cui è seguito quello dello scorso giugno in Paraguay, più numerosi tentativi di destabilizzazione in altri paesi: per questo motivo è significativo che un gruppo di deputati dell’Assemblea Nazionale venezuelana abbia deciso di ritirare il proprio appoggio a Henrique Capriles. Ricardo Sánchez, Andrés Álvarez e Carlos Vargas hanno motivato la loro scelta sostenendo che la Mud starebbe predisponendo un piano che punta a non riconoscere i risultati che usciranno dalle urne il prossimo 14 aprile. L’intento della Mud, spiega Ricardo Sánchez, è quello di “favorire un clima di instabilità e violenza nel paese allo scopo di esasperare la già forte polarizzazione nella società venezuelana tra chavisti e anti-chavisti”. A questo proposito, preoccupa il convegno internazionale dell’estrema destra latinoamericana (e venezuelana in particolare), in programma in Argentina pochi giorni prima del 14 aprile. Tra i partecipanti sicuri Marcel Granier, presidente dell’emittente televisiva  Radio Caracas Television (Rctv), a cui Chávez non rinnovò la licenza di trasmissione per far posto alla Televisora Venezoelana Social. Rctv, che poi ha ripreso a trasmettere dalla Florida, è la più golpista delle tv venezuelane e ha appoggiato attivamente il tentativo di colpo di stato dell’aprile 2002 ai danni di Hugo Chávez. L’incontro delle destre, a pochi giorni dal voto, non lascia tranquilli i sostenitori del processo bolivariano. Dal canto suo, Nicolás Maduro ha già affermato che il 14 aprile rappresenterà una “rivoluzione di resurrezione”, ricordando il presidente Hugo Chávez: un’eventuale sconfitta significherebbe un tradimento degli ideali del mandatario appena scomparso. L’eredità di Chávez è senza dubbio pesante, e già la stampa internazionale, ma anche l’opposizione, da tempo battono sulla mancanza di carisma di Maduro. Lo scopo della Mud è quello di separare la figura di Hugo Chávez da quella dell’attuale candidato bolivariano, in modo tale da confondere le acque e spingere le persone a votare per Capriles che, ancora una volta, cerca di percorrere la strada del candidato di “sinistra light” giocando con le parole: il governatore di Miranda ha infatti battezzato il suo comitato elettorale “Simón Bolívar”, e la stessa Mud è composta da una ventina di movimenti e organizzazioni che vanno dalla sinistra (o pseudo tale) alla destra. Inoltre, senza alcun sprezzo del ridicolo, Capriles si spaccia come il nuovo “leader bolivariano”. Alle presidenziali di ottobre Capriles aveva provato ad adottare la stessa tattica, prima dichiarandosi ammiratore dell’ex presidente brasiliano Lula (che peraltro espresse il suo immediato appoggio a Chávez), e poi coniando lo slogan “in basso a sinistra”, molto simile a quello dell’Altra Campagna degli zapatisti nel Chiapas. Soltanto pochi mesi fa, questa strategia elettorale non ha pagato più di tanto. Inoltre, la linea comunicativa di Capriles lascia molto a desiderare. Negli ultimi giorni i giornalisti riuniti nel Sistema Bolivariano d Información (Sibci), hanno denunciato che Capriles ha vietato agli operatori dell’informazione di rivolgergli delle domande durante la sue conferenze stampa. Il fatto non sorprende più di tanto, poiché il candidato della Mud ha rifiutato anche di concedere un’intervista alla Venezoelana de Televisión. Al contrario, la traiettoria politica di Maduro inizia nei movimenti sociali, prima come dirigente studentesco di sinistra e in seguito come sindacalista nel settore dei trasporti, dopo aver lavorato per anni in qualità di autista degli autobus a Caracas. La sua militanza sindacale ha fatto si che in più di una circostanza abbia ricevuto sanzioni dalla sua azienda. Da studente Maduro ha militato nel movimento politico Ruptura, il braccio politico delle Fuerzas Armadas de Liberación Nacional (Faln), la guerriglia fondata nel 1962 da Douglas Bravo, peraltro divenuto molto critico nei riguardi di Chávez. Da allora Maduro ha partecipato a tutte le mobilitazioni sociali, dalle luchas barriales alle organizzazioni universitarie di sinistra, e oggi si trova a guidare uno dei più profondi processi di trasformazione dell’intero continente latinoamericano. Maduro fa parte di quella generazione presidenti latinoamericani che hanno fatto il loro ingresso in politica provenendo dalle lotte sociali come il brasiliano Lula e il boliviano Morales, seppure, soprattutto il primo, una volta al governo abbia finito per dedicarsi alla crescita del Brasile come potenza sub-imperialista. Una vittoria di Capriles, per quanto al momento poco prevedibile, finirebbe per ridare fiato al Fondo Monetario e alla Banca Mondiale, responsabili tra gli anni ’70  e’90 di aver devastato l’economia di un intero continente e aver appoggiato, proprio in Venezuela, quell’alternanza tra Acción Democrática e il Partido Social Cristiano che aveva ridotto il paese in miseria. L’unico modo che ha Capriles per arrivare a Miraflores è quello di destabilizzare e cercare lo scontro con il movimento bolivariano. Giorni fa ha invitato gli studenti che lo sostengono ad attaccar briga con i loro colleghi chavisti, ma soprattutto ha aggredito verbalmente il direttore di Hinterlaces Óscar Schémel. Hinterlaces è un’agenzia di sondaggi che attribuisce attualmente al candidato della Mud il 35% delle intenzioni di voto rispetto al 53% di Maduro. Non è l’unica società di sondaggi che indica Capriles come sicuro perdente. Alcuni politologi segnalano che Maduro potrebbe ottenere una percentuale di voti addirittura maggiore di quella di Hugo Chávez. L’Instituto Venezoelano de Análisis de Datos (Ivad) evidenzia che il primo partito della Mud, Primero Justicia, di cui è dirigente lo stesso Capriles, non supererebbe il 7%. Piuttosto, preoccupa l’indecisione, sempre secondo l’Ivad, di almeno il 27% dei venezuelani. Come già avvenuto in occasione delle presidenziali del 7 ottobre e delle amministrative di dicembre (tramutatesi in una vera e propria disfatta della destra, che ha mantenuto solo tre stati, tra cui quello di Miranda), ancora una volta è in gioco il destino dell’integrazionismo latinoamericano. La vittoria di Maduro rafforzerebbe il cammino di Alba (L’Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América), Unasur (Unión de Naciones Suramericanas) e del nuovo Mercosur (il mercato comune dell’America Latina), di cui è entrato a far parte recentemente lo stesso Venezuela, che gioca un ruolo chiave anche nel processo di pace colombiano.

La campagna elettorale di Maduro, definita dallo slogan “Todos somos Chávez”, cercherà di percorrere la maggior parte dei 23 dipartimenti e raggiungere buona parte dei quasi diciannove milioni di elettori venezuelani: il chavismo non si gioca solo la sua permanenza a Miraflores, ma la possibilità di mostrare la sua forza e proseguire il cammino sulle orme di Hugo Chávez.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
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