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    Giustizia! Ríos Montt condannato a 80 anni

    Il generale in ritiro considerato colpevole di genocidio e di delitti di lesa umanità
    13 maggio 2013 - Giorgio Trucchi

    Ríos Montt durante il processo (Efe)

    La giustizia guatemalteca ha condannato, venerdì scorso (10/5), il dittatore e generale in ritiro José Efraín Ríos Montt a 80 anni di carcere, riconoscendolo colpevole di genocidio (50 anni) e di delitti di lesa umanità (30 anni), perpetrati contro la popolazione Ixil durante il periodo in cui ha governato il Paese (1982-83). José Mauricio Rodríguez Sánchez, ex capo dei servizi segreti dell’esercito, è stato invece assolto dalle stesse imputazioni.

    Il processo era iniziato lo scorso 19 marzo e la difesa dell’ex generale aveva presentato, in poco più di un anno, circa 130 azioni legali per cercare di rallentare, sospendere o invalidare il processo stesso, garantendo all’ultraottantenne dittatore l’impunità.

    - Leggi intervista con l'avvocato delle vittime

    I difensori di Ríos Montt hanno presentato ricorsi d’incostituzionalità, adducendo che doveva essere giudicato da un tribunale militare e hanno pefino cercato di far applicare a questo caso l'amnistia del 1986, che però riguardava solamente i responsabili o autori di delitti politici o delitti comuni connessi con quelli politici.

    Il 18 aprile scorso, la giudice Carol Flores aveva poi sospeso e fatto retrocedere il processo alla fase giuridica esistente al momento della sua separazione dall’incarico (2011), “per avere emesso opinioni personali sul processo stesso”. Alcuni giorni fa, la Corte Costituzionale aveva infine emesso una risoluzione temporanea a favore del Pubblico Ministero, permettendo la continuazione del giudizio e riconoscendo la validità di quanto realizzato fino a quel momento.

    Condanna

    "Abbiamo considerato che la condotta dell’accusato Ríos Montt s’inquadri nel delitto di genocidio in qualità di autore e per questo si deve imporre la pena prevista dalla legge. Siamo totalmente convinti del fatto che esistesse la volontà di distruggere fisicamente l’area Ixil", ha dichiarato la giudice Jazmín Barrios.

    Secondo la tesi del pm e dei difensori delle vittime, il generale in ritiro sarebbe responsabile di 17 massacri, 1.771 morti e lo sfollamento di circa 30 mila persone.

    "Durante il periodo di Ríos Montt una parte della popolazione Ixil fu obbligata a fuggire verso le montagne, un’altra parte fu rinchiusa in veri e propri campi di concentramento, chiamati ‘Città Modello’ e una terza parte fu massacrata.

    La campagna di sterminio ha eliminato il 33,61% dell'etnia Ixil e ciò testimonia l’esistenza di una vera e propria intenzione di distruggere questo gruppo etnico", ha assicurato recentemente a La Rel, Edgar Pérez, membro dell'Associazione giustizia e riconciliazione, Ajr, e avvocato delle vittime.

    Durante la lettura della sentenza, la giudice Barrios ha affermato che "risulta inspiegabile l'atteggiamento di Ríos Montt, il quale ha permesso che l'esercito realizzasse tutti questi massacri e incalcolabili violazioni dei diritti umani. Contemporaneamente, ha giustificato la decisione di assolvere l'ex capo dei servizi segreti dell’esercito José Mauricio Rodríguez Sánchez, in quanto non avrebbe avuto nessun tipo d’ingerenza sulle decisioni prese.

    Durante il processo che ha condotto a questa storica sentenza, più di 100 testimoni hanno raccontato gli orrori subiti in quegli anni. Il conflitto armato interno (1960-1996) del Guatemala ha prodotto più di 600 massacri, la morte e sparizione di circa 200 mila persone e lo sfollamento di oltre un milione di guatemaltechi.

    Prigione

    Dopo la lettura della sentenza, la giudice Barrios ha ordinato l’arresto inmediato del  dittatore guatemalteco e il suo trasferimento in carcere, revocando le misure alternative alla privazione di libertà della quali godeva.

    Per gli avvocati delle vittime, la sentenza di condanna per Ríos Montt crea un precedente storico, in quanto le vittime hanno visto che esiste la possibilità di processare e condannare i responsabili dei massacri e di fare giustizia, dimostrando che la giustizia arriva, non importa quanto tempo sia necessario.

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