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    Guatemala: Ancora sgomberi forzati, violenza e repressione nel Polochic

    L’azienda Chabil Utzaj (Gruppo Pellas) vuole ampliare le proprie piantagioni di canna da zucchero a discapito di centinaia di famiglie contadine che vivono in miseria
    3 giugno 2013 - Giorgio Trucchi

    Archivio CUC

    Cinque persone gravemente ferite e decine di famiglie esposte allo sgombero forzato è il risultato del tentativo dello  zuccherificio Chabil Utzaj di espandere ulteriormente le proprie piantagioni di canna da zucchero nella valle del Polochic, Alto Verapaz.

    Il 25 maggio scorso, nella zona di Río Polochic, comunità Cahaboncito, comune di Panzós, l’azienda zuccheriera Chabil Utzaj, proprietà del colosso agroindustriale nicaraguense Grupo Pellas, ha cercato di portare a termine un nuovo sgombero extragiudiziario contro circa 90 famiglie di etnia q'eqchi', che continuano a lottare e a difendere il proprio diritto alla terra.

    - Vedi il video relativo al tentativo di sgombero
    - Leggi il reportage speciale "Né la canna da zucchero, né la palma africana ci danno da mangiare”

    Secondo una denuncia resa pubblica nei giorni scorsi dal Comitato d’unità contadina, Cuc, un centinaio di persone armate, tra guardie private e capisquadra del Chabil Utzaj, sono arrivate nella comunitá sparando contro le famiglie contadine che vivono nella piccola comunità.

    Il brutale tentativo di sgombero per espandere la monocoltura di canna da zucchero dell'azienda di capitale guatemalteco-nicaraguense, ha provocato il ferimento di 5 persone - Arturo Chun, Santiago Ical, José Ical, Marvin Mendoza, Héctor Pop -, una delle quale versa in gravi condizioni nell’ospedale di La Tinta.

    Questo nuovo episodio di violenza è avvenuto proprio a pochi giorni dalla commemorazioine del 35° anniversario del massacro di Panzós, quando la protesta delle popolazioni indigene e contadine della zona venne repressa nel sangue, con il tragico risultato di almeno 35 morti e varie persone scomparse.

    "Continua l’'accaparramento e la concentrazione delle nostre terre nelle mani di pochi latifondisti e imprenditori, così come continuano gli atti vandalici e terroristici commessi contro i nostri compagni e familiari. L’impunità è assoluta e non c’è autorità che si impegni veramente a perseguire e castigare i colpevoli”, si legge nel comunicato pubblicato dal Cuc in occasione dell'anniversario del massacro del 29 maggio 1978.

    L'organizzazione contadina ha anche segnalato che lo scorso 13 febbraio, per espandere le proprie piantagioni di canna da zucchero, il Chabil Utzaj aveva distrutto vari ettari di mais, fagioli, ayote e banane che appartenevano alla comunità Agua Caliente.

    Ha inoltre ricordato che circa due anni fa, la stessa azienda, a quel tempo di proprietà della famiglia Widmann, aveva sgomberato con la forza 14 comunità q'eqchi's - più di 4.000 persone - per preparare la vendita dell’intero zuccherificio e delle piantagioni annesse al Grupo Pellas.

    Durante la brutale giornata di violenza e nei giorni successivi avevano perso la vita Antonio Beb Ac, Óscar Reyes e Margarita Chub Che, ma fino a questo momento nessuno è stato accusato nè condannato per queste morti.

    "Il governo non hai mai rispettato le misure imposte dalla Commissione interamericana dei diritti umani, Cidh, a favore delle 14 comunità sgomberate, al contrario, continua ad avallare gli sgomberi extragiudiziai e difende la proprietà privata al di sopra dei nostri diritti umani e collettivi", continua il comunicato.

    Di fronte a questi nuovi episodi di violenza e ai reiterati tentativi di accaparrare nuove estensioni di terra e di espandere le piantagioni di canna da zucchero, le comunità indigene della valle del Polochic hanno chiesto al governo di sanzionare la famiglia Widmann e il Grupo Pellas, in quanto colpevoli di “avere attentato contro la nostra vita e avere cercato di effettuare uno sgombero extragiudiziario in terreni che non appartengono loro”.

    Hanno inoltre chiesto al presidente Otto Pérez Molina "di rispettare le misure dettate dalla Cidh e consegnare le terre promesse alle 800 famiglie sgomberate nel 2011".

    In un documento firmato dal Cuc, dalle famiglie sgomberate, dalle autorità municipali di Panzós, dalla Segreteria degli affari agrari e dalla Fondazione “Guillermo Toriello, si è chiesto con forza al Chabil Utzaj il pagamento di tutte le spese mediche dei 5 contadini feriti durante l’illegale tentativo di sgombero.

    Hanno infine rivolto un appello alle organizzazioni indigene, contadine e a quelle che difendono i diritti umani a livello nazionale ed internazionale, affinché denuncino "gli atti violenti e le violazioni ai loro diritti individuali e collettivi, commessi da imprenditori, latifondisti e dal governo".

    Attualmente, il 55% della popolazione guatemalteca vive in povertà, di cui oltre il 13% in povertà estrema, ma questa percentuale raggiunge il 60% nella zona rurale. Quasi il 50% dei bambini tra gli 0 e i 5 anni soffre di denutrizione cronica e i tassi più elevati di povertà, miseria e denutrizione si registrano nelle zone di maggior espansione delle monocoltivazioni, como è il caso del Polochic., dove il prezzo degli alimenti - fagioli, mais e riso - è aumentato di circa il 70% negli ultimi anni.

    Immagine in linea 1 seguir @nicaraguaymas  Immagine in linea 2  nicaraguaymas

    Note:

    © Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org

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