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Michelle Bachelet, favorita nella competizione per la Moneda, è appoggiata anche dal Partito Comunista

Cile: sfida tra donne alle presidenziali di novembre

La destra, divisa al suo interno, punta su Evelyn Matthei
5 agosto 2013 - David Lifodi

 

inernet Due donne, con percorsi politici molto diversi che si sono incrociati durante gli anni della presidenza di Salvador Allende e del regime militare di Augusto Pinochet, si sfideranno per insediarsi alla Moneda e giungere così alla presidenza del Cile il prossimo 17 novembre. Da un lato Michelle Bachelet, che aspira a conquistare di nuovo la più alta carica dello stato dopo la parentesi di Sebastián Piñera, dall’altra Evelyn Matthei, al termine di un percorso molto travagliato nel campo della destra.

Michelle Bachelet ed Evelyn Matthei si conoscono fin da piccole, poiché entrambi i padri furono generali della Fuerza Aérea Chilena, ma mentre Alberto Bachelet ricoprì degli incarichi nel governo di Salvador Allende e per questo fu ucciso dal regime militare, Fernando Matthei seguì le orme di Pinochet: nominati entrambi generali dal compañero presidente, ebbero un ruolo determinante nel tradimento da cui scaturì il golpe dell’11 settembre 1973.  Designato dallo stesso Pinochet in qualità di generale della brigata aerea, Matthei ricoprì il ruolo di direttore dell’Academia de Guerra de la  Fuerza Aérea Chilena proprio quando vi fu condotto come prigioniero Alberto Bachelet, che morì a seguito di interrogatori crudeli e torture atroci. Da allora,  Matthei rivestì anche il ruolo di ministro della Sanità, assunse un ruolo sempre più importante all’interno della giunta militare e la figlia fu educata ai più rigidi principi conservatori, mentre per Michelle Bachelet si aprirono le porte del centro di detenzione e tortura di Villa Grimaldi, uno dei peggiori di Santiago del Cile, e sarà costretta all’esilio. La maggiore novità di queste elezioni presidenziali è venuta dalle primarie, lo strumento utilizzato sia dal centrosinistra che dal centrodestra per designare il rispettivo candidato alla Moneda. A gradire maggiormente le primarie, previste ufficialmente dal sistema elettorale cileno e svoltesi lo scorso 30 giugno, gli elettori della Concertación: in oltre due milioni si sono recati alle urne per eleggere, ad ampia maggioranza, Michelle Bachelet, che ha ottenuto oltre il 60% dei consensi. L’ex presidenta sembra essere nettamente favorita rispetto a Evelyn Matthei, se non altro per gli sbandamenti, le incertezze e i litigi che hanno caratterizzato le primarie della destra, a cui ha partecipato meno di un milione di elettori. A sfidare Michelle Bachelet avrebbe dovuto essere Pablo Longueira, esponente di primo piano dell’Unión Demócrata Indipendiente (Udi), il partito nato per appoggiare Augusto Pinochet e il suo regime militare e tuttora su posizioni di estrema destra, a partire dalle campagne xenofobe contro gli immigrati. E invece Longueira, che aveva vinto le primarie, ha deciso di rinunciare alla competizione presidenziale per motivi di salute, aprendo così un’aspra discussione tra la stessa Udi e Renovación Nacional, la destra conservatrice un po’ più presentabile, che sosteneva Andrés Allamand e auspicava la sua automatica promozione a leader una volta ufficializzato il ritiro del legittimo vincitore. Il nome di Evelyn Matthei, ministra del Lavoro del presidente uscente Sebastián Piñera, indicava però un dato significativo: l’Udi intendeva presentare un proprio candidato per sfidare Michelle Bachelet e ci teneva a far sapere che non avrebbe ceduto. Sebbene Unión Demócrata Indipendiente e Renovación Nacional abbiano garantito la condivisione di un programma comune, plurale e aperto alle proposte di entrambi i partiti, tanto da costituire l’Alianza por el Chile, un contenitore comune ai due schieramenti, l’assenza di un leader riconoscibile nel campo della destra cilena fa pendere i favori del pronostico dalla parte di Michelle Bachelet, sebbene lo scenario che si presenterà dopo le elezioni potrebbe non essere dei più semplici da gestire, poiché ad un presidente molto popolare potrebbe corrispondere una maggioranza parlamentare assai risicata che impedirebbe o comunque avrebbe l’effetto di condizionare le riforme richieste da crescenti settori del paese. Dal punto di vista di Michelle Bachelet, la ex presidenta punta alla Moneda con una coalizione più ampia del passato. Alla vecchia Concertación (l’alleanza tra il Partito Socialista e i democristiani), che ha sempre governato il paese dal ritorno alla democrazia esclusa la presidenza di Piñera, si è unito il Partito Comunista e l’alleanza di centrosinistra che si propone alla guida del Cile sarà denominata, per la prima volta, Nueva Mayoría. Può darsi che il sostegno del Partito Comunista a Bachelet finisca per togliere voti a Marco Enríquez Ominami, che si candida di nuovo alla presidenza a seguito dell’ottimo risultato del 2009, quando guadagnò circa il 20% dei voti grazie all’appoggio dei movimenti sociali. La sua formazione politica, il Partido Progresista, proclama cambios, no revoluciones, si colloca  “tra la sinistra rivoluzionaria e quella intenzionata a mantenere lo status quo” e cercherà di sfruttare le contraddizioni in seno a Nueva Mayoría. Il Partido Progresista si presenta alla sinistra di Michelle Bachelet, non a caso Ominami ha sottolineato come la Concertación abbia smesso da tempo di lottare per una società migliore ed ha biasimato l’esistenza nel paese di una sinistra “ricca e rampante”. In effetti, i nomi della squadra che curerà la campagna presidenziale di Michelle Bachelet destano alcune perplessità. Eduardo Engel, economista e ideatore del think tank Espacio Público, appartiene, nel migliore dei casi, al mondo liberale, come si evince dagli articoli pubblicati dal quotidiano La Tercera, di cui è editorialista, e la sua idea è quella di fare il possibile affinché la protesta sociale non esploda. Inoltre, lo stesso Engel è un grande sostenitore dell’estrazione mineraria, uno degli aspetti a cui sono legati la maggior parte dei conflitti ambientali sorti in America Latina negli ultimi anni. In definitiva, per molti analisti politici di sinistra, ci sarebbero poche differenze tra la sua figura e quella di Cristián Larroulet, braccio destro di Piñera, anch’esso collaboratore de La Tercera e sostenitore delle teorie neoliberiste. Anche il nome di Andrea Repetto, economista del Mit e docente dell’università privata Adolfo Ibañez, lascia molti dubbi per un suo documento redatto nel 2011, “Hacia una nueva legislación laboral”, in cui esaltava la flessibilità lavorativa. E ancora, José De Gregorio, democristiano, per sua stessa ammissione di valori conservatori e liberale in economia.  Tra i primi compiti di Michelle Bachelet, una volta alla Moneda, non potrà non esserci la ripresa del dialogo con gli studenti medi e universitari, che hanno tenuto in scacco il presidente Sebastián Piñera, provocato la rimozione di diversi ministri, ma che si erano già manifestati durante il primo mandato della presidenta, seppur in misura assai minore e senza coinvolgere l’intero paese come accaduto sotto la guida di Camila Vallejos: quella fu la protesta dei penguinos, così denominata per via delle divise che indossavano gli studenti medi. Inoltre, la prima presidenza di Michelle Bachelet fu caratterizzata da una costante repressione dei diritti del popolo mapuche, contro il quale viene ancora applicata la legislazione antiterrorista varata da Augusto Pinochet. Infine, correranno per le presidenziali anche Roxana Miranda, sotto le insegne del Partido Igualdad, e Gustavo Ruz, entrambi alla sinistra di Bachelet e comunque fuori dal duopolio mediatico tra la ex presidenta ed Evelyn Matthei. A Roxana Miranda guarda buona parte dei movimenti sociali sorti negli ultimi dieci anni, fortemente politicizzati e coscienti dell’attuale modello di sviluppo escludente che caratterizza il Cile, dai mapuche agli ambientalisti fino alla Federación Nacional de Pobladores, passando per gli studenti e i sindacati di base. Difficile dire che impatto avrà sull’elettorato, considerando lo spazio minimo concessole dalla stampa, come del resto a Gustavo Ruz, memoria storica della sinistra cilena e giovane ministro di Allende ai tempi di Unidad Popular. Indecifrabile la posizione dell’ultimo candidato, anch’esso con una visibilità minima, Marcel Claude, autodenominatosi portavoce delle istanze della classe media, funzionario di Pinochet ai tempi della dittatura, ma anche militante socialista durante la presidenza di Ricardo Lagos.

Novembre è ancora molto lontano, ma tutto lascia presupporre che sarà Michelle Bachelet  a tornare alla presidenza di uno dei paesi più diseguali del continente latinoamericano.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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