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14 ottobre 2013 - David Lifodi

internet Anche Fortaleza ha il suo Gezi Park, si chiama Parque do Cocó, e, anche nel caso della capitale dello stato brasiliano del Ceará, c’è di mezzo un’occupazione ed è in gioco il futuro degli alberi del parco. Sullo sfondo, le politiche di riqualificazione (?) urbana che, ancora una volta, non tengono conto delle necessità degli abitanti e del rispetto dell’ambiente naturale in una città che negli ultimi anni ha visto crescere i conflitti sociali a seguito delle grandi opere previste per i mondiali di calcio in programma nell’estate 2014 e degli sgomberi forzati di alcuni quartieri popolari per far posto al treno ad alta velocità

Lo scorso 6 ottobre Oscar Costa Filho, procuratore generale della Repubblica, ha chiesto la sospensione immediata dei lavori per la costruzione dei viadotti nel Parque do Cocó: il governo municipale di Fortaleza non ha la licenza ambientale che ne autorizza l’edificazione. Inoltre, sostiene lo stesso Costa Filho, il piano di controllo ambientale presentato dal municipio nel 2003, non equivale alla licenza ambientale richiesta dalla Sovrintendenza al patrimonio come condizione indispensabile per l’avvio dei lavori. Oscar Costa Filho sa di rischiare grosso. Il Ministerio Público Federal ha dato mandato alla Polizia Federale di aprire un’inchiesta sulle minacce e sulle aggressioni ai danni del procuratore durante le operazioni di sgombero del Parque do Cocó. Il procuratore è stato oggetto di un vero e proprio agguato condotto da un gruppo di uomini a libro paga di Antônio Ernesto Rego, proprietario dell’impresa che dovrebbe svolgere i lavori di edificazione dei viadotti: in questo caso l’aggressione è stata filmata e registrata dai giornalisti presenti al momento dell’attacco, ma lo stesso commando è coinvolto anche negli scontri seguiti allo sgombero degli occupanti del parco. I picchiatori agli ordini di Rego avrebbero aggredito più volte i militanti di Ocupe Cocó, il movimento sorto a difesa del parco e trasformatosi, in breve tempo, in uno spazio pubblico di democrazia partecipativa che aveva formulato delle proposte sulle riqualificazione urbana della città. Il municipio di Fortaleza e lo stato del Ceará, invece, hanno preferito scegliere la forza: i militari hanno utilizzato lacrimogeni, pallottole di gomma e spray al peperoncino per mettere fine all’occupazione. Ocupe Cocó si era stabilito nel Parque do Cocó lo scorso 12 luglio e da allora il movimento aveva ospitato, architetti, ingegneri e urbanisti che avevano presentato al municipio dei progetti alternativi di riqualificazione del parco, senza mai essere presi in considerazione: proponevano soluzioni che preservassero il taglio indiscriminato degli alberi e, al tempo stesso, mantenessero il Parque do Cocó per le esigenze della cittadinanza. L’irruzione dei poliziotti, molti dei quali senza alcuna targa di riconoscimento, ha spazzato via non solo un’occupazione, ma ha dimostrato di non tenere in alcun conto il coinvolgimento di una cittadinanza sociale attiva e, al tempo stesso, stufa di delegare, fino a spingerla ad entrare sulla scena politica esprimendo la sua visione quotidiana della città e dei suoi problemi. La mobilitazione per discutere in merito allo sviluppo urbano di Fortaleza era stata sorprendente ed era cresciuta nel tempo, forse troppo per i poteri forti della capitale cearense. Ocupe Cocó non lottava solo per evitare il taglio di una trentina di alberi e per tutelare una delle poche aree verdi rimaste in città , ma anche per dimostrare che una parte viva del tessuto sociale della capitale intendeva essere consultata, soprattutto quando era in gioco un modello di urbanizzazione lesivo dei diritti dei suoi abitanti. Il diritto a vivere la città e a partecipare direttamente alle decisioni a livello urbanistico ha rappresentato un’appendice delle enormi mobilitazioni che tra giugno e luglio hanno scosso il Brasile, anche se è emerso con chiarezza il tentativo di criminalizzare la protesta. Il Grupo de Operações Especiais, che ha condotto lo sgombero del parco, non lo ha fatto nella maniera pacifica descritta dalle istituzioni di Fortaleza, come testimoniato da foto e video diffusi sui mezzi di comunicazione delle rete sociali: Ocupe Cocó ha chiesto che i militari coinvolti in azioni violente durante le operazioni di sgombero siano immediatamente sollevati dall’incarico, ma difficilmente una richiesta del genere sarà esaudita.

Per il momento il Parque do Cocó è stato sgomberato, ma l’eredità del movimento Ocupe Cocó non sarà cancellata tanto facilmente: le imprese interessate alla costruzione dei viadotti, il municipio di Fortaleza e il governo dello stato hanno vinto una battaglia, ma la lotta per la difesa del parco e, soprattutto, per un altro modello di sviluppo urbano, sembra essere tutt’altro che terminata. 

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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