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    “Quello che c'è in gioco in Honduras va oltre una semplice competizione tra partiti politici” dice storico dirigente sindacale

    Carlos H Reyes denuncia frode elettorale e analizza scenari latinoamericani
    27 novembre 2013 - Giorgio Trucchi

    Carlos H Reyes (Foto G. Trucchi | Rel-UITA)

    Dopo l'ultimo prospetto presentato lunedí (25/11) dai magistrati del TSE (Tribunale Supremo Elettorale), nel quale hanno dichiarato “irreversibile” la tendenza che consegna la vittoria elettorale  al candidato del partito di governo, Juan Orlando Hernandez, con un 5% di vantaggio rispetto alla candidata del partito Libre (Libertà e Rifondazione), Xiomara Castro, le principali missioni di osservazione elettorale, tra le altre la UE (Unione Europea) e la OEA (Organizzazione di Stati Americani), hanno ratificato la apparente trasparenza del processo elettorale.

    Nelle relazioni presentate, le Missioni hanno riconosciuto la presenza di diverse irregolarità, così come di ripetuti casi di “commercio di credenziali” nei seggi e di una campagna elettorale molto irregolare e per niente trasparente. Senza dubbio, e senza prendere in considerazione le denunce e la non accettazione dei risultati da parte di Libre e del Partito Anti-Corruzione (PAC), hanno considerato che non modificano i dati presentati dai magistrati del TSE.

    Parallelamente diversi paesi dell'America Latina hanno iniziato a riconoscere Juan Orlando Hernandez come nuovo Presidente dell'Honduras.

    La confusione che ha caratterizzato il processo elettorale di domenica scorsa (24/11), unito alle denunce presentate da due partiti che insieme rappresentano quasi la metà dei voti scrutinati, spingono ad una riflessione più seria e profonda su quello che è successo in Honduras, anche proiettando l'analisi oltre le frontiere honduregne.

    Carlos H Reyes, storico dirigente sindacale e membro del FNRP (Fronte Nazionale di Resistenza Popolare), base sociale del partito Libre, ha dichiarato ad Opera Mundi che è prioritario adesso che il partito reazioni immediatamente, con piani molto concreti di fronte a quello che è appena successo.

    Secondo lui, il contesto elettorale e nazionale che si è che si è realizzato con questo processo elettorale, è strettamente vincolato con le votazioni del prossimo anno in Costa Riva e El Salvador, e ad una “offensiva neoliberale nel resto dell'America Latina, che punta a riprendersi il Brasile e a ri-impiantare l'idea fallita dell'ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe).
     
    Opera Mundi: Qual'è la tua analisi del processo elettorale che si è appena svolto in Honduras?
    Carlos H Reyes: Il processo elettorale si è svolto in un paese dove è nota la mancanza di valori, e dove la violazione dei diritti umani e gli attentati alla vita sono costanti e reiterati. Un paese dove, sempre di più, si rimpicciolisce lo Stato e si dà maggior potere alle
    imprese private, in un contesto specifico, che è quello del colpo di Stato del 2009, che non è mai stato superato e che aveva l’obiettivo di rafforzare il modello neoliberale.

    In questo senso, il processo elettorale è stato segnato, dal suo inizio, da una frode annunciata, e il partito Libre ha preferito adeguarsi alle regole del gioco imposte da quelle stesse istituzioni screditate. Sarebbe ingenuo pensare che questi settori avrebbero consegnato il potere politico ed economico così facilmente.

    OM: Fu giusto prendere quella decisione?
    CHR: Non si tratta di decidere se fu giusto o sbagliato, ma risaltare l'alto livello di democraticità. La decisione è stata presa in una grande assemblea alla quale abbiamo partecipato tutti e tutte, e la stragrande maggioranza votò a favore della via politico-elettorale.
    Sapevamo già che avremmo giocato con le regole del gioco del nemico, e non potevamo aspettarci altro che questo, ma quello che non immaginavo è che sarebbe stato così clamoroso.

    OM: Che accadrà ora?
    CHR: Ci sono un uomo, Juan Orlando Hernández, e una donna, Xiomara Castro, che si stanno dichiarando vincitori, e ci sono due partiti politici che insieme hanno quasi il 50% dei voti, che non riconoscono il risultato. Questo risalta, ancora una volta, l'alto tasso di anti-democrazia che c'è nel paese.

    Che bisogna fare adesso? Mobilitazioni, esponendo il popolo alla repressione? Cercare la via legale sapendo che le istituzioni sono completamente controllate dal Partito Nazionale? Ci troviamo praticamente indifesi e dobbiamo operare con molta intelligenza e coraggio.

    Iniziamo a presentare tutte le prove della frode in tutte le sedi internazionali, perché stiamo assistendo ad un piano perfettamente orchestrato dalle forze nazionali ed internazionali, che hanno fatto il colpo di Stato e che vogliono che in Honduras vincano solo i partiti tradizionali.

    OM: Una situazione estremamente difficile …
    CHR: E peggiorerà. Considera che ai poveri stanno regalando cucine da campo, mentre agli impresari e alle multinazionali stanno consegnando tutte le nostre risorse nazionali, la nostra acqua e la nostra terra, inondandoci di maquilas, palma africana e canna da zucchero, aumentando la precarizzazione e la terzerizzazione del lavoro e militarizzando il Paese.

    Stanno cercando di spingersi oltre quello che lo stesso capitalismo aveva promosso e lo stanno facendo avendo come obiettivo il continente latinoamericano. Qui non si tratta di una lotta politica tra due partiti, ma di una lotta di classe. C'è un'avanzata senza precedenti di questi settori, che vogliono rafforzare ancora di più il colpo di Stato e contrastare la proposta di cambio di modello.

    OM: Nel febbraio del prossimo anno ci saranno le elezioni in Salvador e in Costa Rica. La  situazione che si sta profilando in Honduras, potrebbe influenzare queste elezioni?
    CHR: Non ho il minimo dubbio, e sono manovre che hanno come proposito quello di disarticolare l'area centroamericana da quello che chiamiamo Sudamerica. L'obiettivo finale è attaccare il processo di integrazione che si sta promuovendo nel continente, impossessarsi delle enormi risorse naturali, con particolare attenzione al Brasile, alla sua biodiversità, il petrolio e il gas.

    Per questo tanti presidenti, incluso Ignacio Lula Da Silva, hanno combattuto per sconfiggere il progetto nordamericano dell'ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe), che infatti aveva come scopo di impossessarsi del Brasile e delle altre immense risorse naturali della regione.

    Note:

    Traduzione: Sergio Orazi | AIN

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