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La lunga e tortuosa strada dei Migranti in Messico

24 marzo 2014 - Salil Shetty (Segretario Generale di Amnesty International)
Fonte: Amnesty International - 24 marzo 2014

Migranti

Per i migranti provenienti dal Centro America le terre brulle e il deserto dello stato del nord del Messico di Coahuila sono l’ultima tappa prima di attraversare il confine con gli Stati Uniti.

Quando raggiungono Saltillo, la capitale di Coahuila, i migranti hanno già affrontato un pericoloso viaggio di quasi duemila chilometri. Lungo la via numerosi uomini, donne e bambini subiscono assalti, rapine e sequestri ad opera di bande criminali. Documentati resoconti confermano anche attività di estorsione e maltrattamenti da parte della polizia e funzionari degli ufficio di Immigrazione. Purtroppo alcuni migranti vengono uccisi addirittura prima di arrivare a questo punto.

Non ci sono stime accurate rispetto al numeri di migranti privi di documenti che entrano in Messico arrivando dal Centro America. Le autorità dell’ufficio Immigrazione del Messico hanno arrestato 85.000 migranti, nella maggior parte provenienti dal Centro America, nel 2012. Contemporaneamente le statistiche del Governo Messicano ribadiscono un totale di 150.000 migranti per anno, ma le organizzazioni della società civile lasciano intendere che il numero effettivo è più vicino a 400.000 unità ogni anno.

Per sentire direttamente che cosa questi uomini e donne vanno ad affrontare durante il loro viaggio, ho visitato un centro di accoglienza a Saltillo. Gestito da attenti esponenti del clero ed attivisti laici, il centro offre ai migranti un rifugio sicuro per riprendersi dalle difficoltà che hanno subito.

Jhonny, 24 anni, è uno dei tanti uomini proveniente dal Centro America che ha attraversato il Messico per raggiungere gli Stati Uniti, dove spera di trovare una vita migliore. Ha lasciato la sua casa in Honduras tre mesi fa per sfuggire alla violenza dilagante in quel Paese. Lungo la via ha incontrato Rosa alle prese con lo stesso viaggio insieme ai suoi due giovani figli.

Hanno viaggiato insieme in treno dal Chiapas, sul confine con il Guatemala, fino a Veracruz, circa 900 chilometri verso nord, sulla costa del Golfo del Messico. Il loro viaggio è stato davvero pericoloso. Per prima cosa hanno scelto dei posti lungo i binari dove i treni si muovevano lentamente in modo che potessero balzare su vagoni merci senza lasciare la presa e cadere sotto le ruote. Una volta assicurati tutti ai lati del treno, Jhonny è salito per primo su una scala fino alla sommità del vagone, Rosa gli ha sporto i bambini e poi si è arrampicata anche lei.

I pericoli sono cresciuti quando si sono avvicinati a Veracruz. In certe stazioni, bande criminali sono salite sui treni pretendendo un pedaggio. “La tariffa era di 100 dollari per stazione” ha detto Jhonny a me e i miei colleghi di Amnesty International. “Ci minacciarono. Ci dicevano che ci avrebbero trattenuti fino a quando avessimo chiamato un parente che si occupasse di pagare. Se qualcuno non avesse potuto pagare, sarebbe stato buttato giù dal tetto del treno”.

Jhonny è riuscito a nascondersi dentro un vagone vuoto a poi a scendere dal treno, ma proprio in quel momento è stato diviso da Rosa e i bambini. Da allora Jhonny non ha più visto la famiglia ed è terrorizzato che loro non siano stati fortunati come lui.

Ogni anno fino a 20.000 migranti vengono sequestrati in situazioni simili a queste. Il rapimento di persona può essere realizzato per motivi di denaro: ogni anno le bande criminali guadagnando circa 50 milioni di dollari, secondo i dati della Commissione Nazionale dei diritti umani in Messico.

Il sequestro per ragioni di riscatto non è l’unico rischio. Report sanitari ribadiscono che sei donne e ragazze migranti su dieci sono vittime di violenze sessuali lungo il viaggio. Gli attivisti per i diritti umani esprimono ripetutamente preoccupazione rispetto al fatto che le ragazze e le donne rapite siano esposte al traffico di esseri umani.

Le bande criminali non sono gli unici colpevoli di abusi. Dopo aver deciso che viaggiare lungo le rotaie era troppo pericoloso, Jhonny ha viaggiato in bus da Veracruz a Saltillo. Usciti da San Luìs Potosì, due uomini e una donna sono soliti sul bus richiedendo i documenti di identificazione di ognuno.

In tre eravamo privi di documenti. Gli agenti cominciarono a gridarci contro - Veloci, veloci, toglietevi le scarpe, svuotate le tasche. Ci dovete dare 500 pesos. Se non pagate, vi portiamo agli uffici di Immigrazione – Mi perquisirono fino ad alzare le suole delle mie scarpe per vedere se avessi nascosto dei soldi là sotto. Si presero tutti i soldi che avevo e pure le mie scarpe”, disse.

Jhonny ha riferito che i tre erano componenti della polizia, ma non ne era certo – Loro non erano in uniforme e non hanno identificato se stessi o mostrato un tesserino. Ma il suo racconto è coerente con i resoconti provenienti dai gruppi locali che si occupano di diritti umani e che hanno documentato come la polizia federale, municipale e i funzionari dell’ufficio immigrazione svolgano una pratica di estorsione nei confronti dei migranti. Migranti

Nonostante tutte le difficoltà che lasciamo nel nostro Paese d’origine, il reale incubo è il viaggio verso il Messico” concluse Jhonny

Giustamente il Messico solleva il tema del maltrattamento dei propri cittadini ad opera dei funzionari dell’ufficio Immigrazione e delle forze dell’ordine negli Stati Uniti, ma deve essere lui per primo a prestare attenzione al suo stesso suggerimento assicurando la sicurezza e la dignità umana dei migranti e dei rifugiati che attraversano i suoi stessi confini.

Lo Stato e i funzionari federali dovrebbero iniziare dagli aspetti più ovvi. Per prima cosa, devono incrementare la vigilanza per migliorare la sicurezza nelle aree, e nei loro pressi, dove si sa che i migranti sono vittime di azioni di sequestro, estorsione e abusi fisici. “Devono migliorare la sicurezza nelle stazioni ferroviarie”, ha suggerito Oscar, un altro giovane proveniente dall’Honduras con cui ho parlato nel centro di accoglienza.

Dall’altra parte, devono indagare e perseguire le bande criminali e i funzionari pubblici responsabili degli abusi contro i migranti. Questo è il compito più difficile dati i livelli di indifferenza, negligenza e la totale ostilità che molti funzionari dello stato hanno dimostrato verso le vittime dei diritti umani di qualsiasi tipo.

Se il Messico non sarà all’altezza di rispondere ai propri obblighi verso i migranti, rischia di essere liquidato come un arrivista quando pretende un trattamento migliore per i propri cittadini in rotta verso gli Stati Uniti senza documenti. C’è una dilagante diffidenza tra i migranti ma anche tra i cittadini che vedono lo Stato con un insieme di cinismo e rassegnazione, poiché ritengono che la corruzione e la complicità dei funzionari sia un fatto routinario.

Il continuo fallimento nel sostenere i principi base della dignità umana e la protezione dalle violenze è una macchia nella storia del Messico. Tutto ciò non va a beneficio di nessuno se non dei criminali che si approfittano della sofferenza umana.

Fonte: http://livewire.amnesty.org/2014/02/19/the-long-and-winding-road-for-migrants-in-mexico/

Note:

Traduzione di Simona Carnino

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