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L’incontro si è svolto in concomitanza con il VII Foro Urbano Mundial organizzato dall’Onu

Colombia: a Medellín si è riunito il Foro Social Urbano, Alternativo y Popular per riprendersi le città

Due visioni diverse a confronto sul diritto all’abitare
12 aprile 2014 - David Lifodi

internet Il Foro Social, Urbano, Alternativo y Popular, svoltosi fino al 9 aprile nella città colombiana di Medellín, ha avuto il merito di rimettere al centro del dibattito sull’abitare una visione urbanistica includente e aperta alle proposte dei movimenti e delle comunità urbane.

Attualmente, il diritto all’abitare è messo in discussione, se non addirittura stravolto: i piani di modernizzazione e riqualificazione urbana delle città avvengono nel segno della massima compiacenza di fronte ai grandi capitali e alla speculazione immobiliare. L’esempio più evidente di tutto questo è il Brasile dove, a pochi mesi dai mondiali di calcio, ma già nel corso degli anni precedenti, l’assetto di interi quartieri è stato modificato con la scusa della riqualificazione urbana o dell’urgenza imposta dalle grandi opere e intere comunità sono state sgomberate con violenza dal loro territorio naturale. I piani urbanistici delle città ed il loro assetto sono pensati esclusivamente in chiave dei grandi investimenti.  Il Foro Social, Urbano, Alternativo y Popular si è tenuto in corrispondenza con il VII Foro Urbano Mundial organizzato dall’Onu: Medellín, una delle città più diseguali del continente latinoamericano, li ha ospitati entrambi. Da un lato si sono riunite le grandi imprese del settore immobiliare, dall’altro coloro che lavorano affinché gli spazi urbani siano un bene comune di cui tutti possano godere. Tra gli assi tematici di maggiore interesse quello dedicato alla crisi urbana, caratterizzato da un modello che esprime soltanto gli interessi di una parte esigua della società, e il diritto alla città, la que hemos soñado y construido en nuestro caminar juntos. E ancora, è risultata assai partecipata la sessione Democracia y paz en la ciudad, che coniuga gli insediamenti urbani con il diritto alla giustizia sociale:  l’agenda urbana è quella dei cittadini che costruiscono il territorio dove abitano in base alle loro necessità. Di certo, il forum dell’Onu non ha dedicato le sue sessioni di lavoro alla questione dei barrios marginales, né si è interessato degli sgomberi obbligati dei suoi abitanti, come invece si è fatto nel corso del Foro Social, Urbano, Alternativo y Popular, una sorta di casa comune e aperta a tutti per ragionare su come costruire ciudades para vida digna. Tuttora in America Latina migliaia di famiglia vivono in condizioni drammatiche per quanto riguarda il diritto alla casa e alle forniture dei servizi fondamentali quali acqua ed energia: oggi, ad essere in gioco, ci sono due visioni opposte delle città e dello sviluppo urbano. Da un lato gli insediamenti urbani costruiti secondo il diktat del modello economico neoliberista, che privilegia costruttori e grandi speculatori,  sebbene il motto del forum dell’Onu sia Equidad Urbana en el desarrollo – Ciudades para la vida, dall’altro una visione del diritto all’abitare che rifiuta i megaprogetti che vanno ad arricchire i soliti noti, ma escludono la maggioranza della popolazione, quella che vive ai margini, ma vuol essere considerata come soggetto di diritto e meritevole di essere ascoltato. Del resto, sono le stesse Nazioni Unite a certificare che nelle città latinoamericane il desplazamiento, il paramilitarismo e l’insicurezza sociale continuano a caratterizzare la vita quotidiana degli abitanti: per questo il Foro Social Urbano, Alternativo y Popular ha chiesto il diritto alla parola e proposto degli spazi urbani vivibili e accessibili a tutti, in modo tale da togliere ad agenti esterni (grandi costruttori, imprese, ceto medio alto, criminalità che agisce per conto terzi) il controllo degli insediamenti urbani. Di fronte alla crisi urbana ed ai problemi che affliggono le persone nelle città, il Forum alternativo si è fatto promotore non solo del diritto ad una vita digna, ma formula proposte per servizi pubblici accessibili ( a partire dal trasporto pubblico) e per impieghi dignitosi di fronte alla crescente precarizzazione del lavoro e alla militarizzazione dei barrios. In particolare, uno degli ultimi megaprogetti portati a termine nella città di Medellín è il cosiddetto Cinturón Verde, che espelle le comunità dai loro quartieri senza alcuna previa consultazione degli abitanti e ne provoca la distruzione del loro tessuto sociale. L’obiettivo del Forum alternativo è quello di costruire un movimento sociale urbano a livello colombiano e continentale allo scopo di far incontrare esperienze di resistenza locali, nazionali e internazionali.

In pratica, il Foro Social, Urbano, Alternativo y Popularha chiamato a riprendersi le città affinché le prerogative dei movimenti sociali urbani non restino delle rivendicazioni poco più che retoriche, ma coinvolgano la maggior parte della cittadinanza nel segno di città sostenibili, beni comuni, giustizia sociale e ambientale.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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