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    Speciale

    I cento giorni di JOH e la crescente militarizzazione dell’Honduras

    Povertà, criminalità e corruzione continuano a essere i principali problemi del paese centroamericano
    15 maggio 2014 - Giorgio Trucchi

    Foto laprensa.hn

    Lo scorso 7 maggio, il governo del presidente honduregno Juan Orlando Hernández (JOH) ha compiuto i simbolici primi 100 giorni. Ed è già tempo di bilanci. JOH ha ricevuto la fascia presidenziale dopo che il Tribunale supremo elettorale, Tse, lo ha ratificato ufficialmente come vincitore delle elezioni del 24 novembre dello scorso anno, con quasi 8 punti di vantaggio su Xiomara Castro, moglie dell'ex presidente Manuel Zelaya e candidata del partito Libertà e rifondazione, Libre, braccio politico del movimento popolare di resistenza al colpo di Stato, che nel 2009 destituì lo stesso Zelaya.

    Nonostante il risultato ufficiale e l'immediato riconoscimento internazionale, Xiomara Castro considerò la vittoria del candidato di governo come una “frode mostruosa”, contestando l'imparzialità delle autorità elettorali, denunciando un gran numero di gravi irregolarità nel conteggio e trasmissione dei voti e rifiutandosi di riconoscere il risultato e la legittimità di JOH come nuovo presidente dell'Honduras.

    Inoltre, questa nuova forza politica progressista è riuscita a interrompere più di un secolo di duopolio del Partito liberale e del Partito nazionale, posizionandosi come seconda forza politica del Paese e principale partito di opposizione ed eleggendo 37 dei 128 deputati al Congresso Nazionale, 31 sindaci e vicesindaci e 4 deputati al Parlamento centroamericano. L'ex presidente Zelaya è stato nominato capogruppo parlamentare di Libre.

    Parallelamente, il Fronte nazionale di resistenza popolare, Fnrp, è tornato a riattivare la sua struttura territoriale e ha iniziato un intenso lavoro di riorganizzazione interna e dei settori sociali e popolari, con l'obiettivo di diventare un “vero movimento di massa con influenza nella realtà sociale e politica del paese”, ha dichiarato Xiomara Castro nel corso di un attività realizzata alcune settimane dopo le elezioni.

    All'insediamento del nuovo Congresso, liberali e nazionalisti si sono organizzati in un fronte comune, garantendo la maggioranza parlamentare al nuovo governo e bloccando qualsiasi progetto promosso dall'opposizione. “E' evidente che esiste una alleanza tacita tra i due partiti tradizionali. Intanto, il Paese sprofonda nella povertà, nella delinquenza e nella corruzione. Ci negano la parola in Parlamento e accantonano i nostri progetti. E’ come se JOH non avesse mai lasciato il suo incarico di presidente del Congresso e continuasse a comandare”, ha dichiarato a Opera Mundi l'ex procuratore e attuale deputato di Libre, Jari Dixon.

    Tra gli esempi fatti dal deputato c’è l'accantonamento del progetto di deroga del “pacchetto fiscale” - una misura molto criticata per il suo alto costo sociale -, il progetto di riforma agraria integrale e quello sulla legge anticorruzione.

    “Con questo progetto vogliamo concentrare tutte le norme che riguardano il tema della corruzione pubblico-privata, aumentare le pene, creare nuove figure penali e fornire uno strumento efficace contro questo delitto. Purtroppo, ci stanno boicottando e i partiti tradizionali non vogliono sentir parlare di misure anticorruzione, perché stiamo toccando i loro interessi”, ha aggiunto Dixon che è il relatore del progetto di legge.

    L’Indice di percezione della corruzione di Trasparenza Internazionale relativo al 2013 indica che l'Honduras è il paese più corrotto del Centroamerica e uno tra i più corrotti al mondo. Tra i 177 paesi valutati a livello mondiale, l’Honduras figura al 140° posto. Questo rappresenta un peggioramento di 7 posizioni rispetto all'anno precedente.

    Cento giorni

    Durante la campagna elettorale, i principali obiettivi del programma di governo di Juan Orlando Hernández, il presidente eletto con il minor numero di voti (36,80%) in più di 30 anni di governi costituzionali, giravano attorno alla lotta contro la criminalità e l'insicurezza cittadina, la creazione di posti di lavoro, la diminuzione dei livelli di povertà e il risanamento delle finanze pubbliche.

    Intervistato dai media nazionali, il riconfermato ministro per la Sicurezza, Arturo Corrales, analizzava i primi mesi di governo assicurando che i risultati erano soddisfacenti e che il Paese aveva imboccato la strada giusta.

    L'inizio di vari programmi, come per esempio “Vita Migliore”, che si propone di assistere 800 mila famiglie in condizioni di povertà estrema, creando migliaia di microimprese, donando stufe ecologiche, migliorando le abitazioni e distribuendo ‘borse solidali’ di alimenti, “Con Chamba vivi meglio”, che si prefigge di creare 100 mila posti di lavoro nelle città e 200 mila nelle campagne nei quattro anni di governo, così come il prolungamento a tempo indefinito del programma “Lavoro ad ore”, la riorganizzazione dell'amministrazione pubblica e l'adozione di forti misure di sicurezza, con la crescente presenza dei militari in operazioni di ordine pubblico, hanno dominato la scena dei primi 100 giorni di governo.

    Sicurezza

    Con lo slogan “Farò ciò che sarà necessario per restituire la pace al paese”, l'attuale presidente honduregno aveva promesso alla popolazione che avrebbe risolto velocemente il grave problema dell'insicurezza, che ha portato l'Honduras a essere uno dei paesi più violenti e pericolosi al mondo.

    Secondo l'osservatorio sulla violenza dell’Università nazionale autonoma dell'Honduras, Unah, lo scorso anno il Paese ha registrato una lieve flessione del tasso di omicidi, che sono passati dagli 85,5 per 100 mila abitanti del 2012 agli 83 del 2013.

    Queste cifre sono però contestate dalla Polizia honduregna, la quale ha calcolato un tasso del 75,1 per 100 mila abitanti. A prescindere da chi abbia ragione, il vero problema è che l'Honduras si è nuovamente collocato come il Paese con il più alto tasso di omicidi al mondo, con più di 7 mila morti violente all'anno, cioè quasi 12 volte superiore alla media mondiale - che è di 6,9 omicidi per 100 mila abitanti - e otto volte il tasso che l'Organizzazione mondiale della salute utilizza per definire lo “stato di epidemia”.

    Nei primi tre mesi di governo, JOH ha cercato di mettere in pratica le sue promesse e l’ha fatto con la formazione della forza speciale Tigres (acronimo di Tropa de Inteligencia y Grupo de Respuesta Especial en Seguridad), addestrata dalla Brigata “Giungla” dell’esercito colombiano e dal 7º Gruppo delle Forze Speciali degli Stati Uniti, la creazione della Forza nazionale di sicurezza interistituzionale, Fusina, e l’inizio dell’Operazione Morazán, a cui partecipa la Polizia militare d’ordine pubblico (PMOP) e la Tigres.

    Ha inoltre annunciato la formazione di un Corpo Interagenziale integrato dalla Polizia, delle Forze Armate, la Tigres e la PMOP, ha imposto il blocco delle chiamate tramite telefonia mobile nei 24 penitenziari honduregni, ha rinnovato quasi la totalità dei vertici della polizia, ha promosso le “dimissioni volontarie” di circa 40 ufficiali di polizia e ha implementato la Legge di Protezione degli Spazi Aerei, con la quale si autorizza la Forza Aerea honduregna ad abbattere gli aerei sospettati di trafficare droga nel territorio nazionale.

    Il ministro Corrales assicura che con queste misure l'Honduras è migliorato. “C’è stata una diminuzione dei sequestri e delle estorsioni, è diminuito l'indice di omicidi, sono state sgominate pericolose bande criminali e sono stati sequestrati ingenti carichi di droga”, ha detto.

    L'ex commissario di Polizia, María Luisa Borjas, ha però lanciato un segnale di allarme di fronte alla crescente militarizzazione del Paese e all'aumento della violenza. “Si tratta di una grande campagna mediatica orchestrata dal governo con l'appoggio dei principali mezzi di comunicazione. La verità è che sono aumentate le esecuzioni sommarie e i massacri, con la partecipazione diretta dei corpi di sicurezza dello Stato e la complicità del governo” ha detto Borjas a Opera Mundi.

    Le principali vittime sono i giovani. Un dossier pubblicato recentemente da “Casa Alianza”, organizzazione internazionale di protezione e difesa dei diritti dell’infanzia e della gioventù, rivela che, durante i primi tre mesi di quest'anno, in Honduras sono stati assassinati 270 giovani con un’età inferiore a 23 anni. Una media di 90 morti al mese.

    L'Osservatorio nazionale sulla violenza della Unah riporta 19 massacri durante i primi 3 mesi dell’anno, in cui hanno perso la vita 68 cittadini, la maggior parte dei quali minori di 30 anni. “I nostri giovani sono stati emarginati, privati dei loro diritti e adesso sono criminalizzati, perseguitati e assassinati. Questo è quello che sta accadendo veramente in Honduras”, ha aggiunto María Luisa Borjas.

    Epurazione della polizia

    Secondo Borjas, l’epurazione del corpo di polizia è una farsa. “Invece di stare dietro le sbarre per i molteplici reati commessi, vari ufficiali che non hanno superato i test di affidabilità – tossicologici, psicometrici e socio-economici – sono stati ‘ritirati’ con tutti gli onori e hanno ricevuto liquidazioni milionarie”.

    L’ex commissario di Polizia sostiene che in Honduras si stanno materializzando quelli che erano i suoi timori durante la campagna elettorale. “La pubblica sicurezza è stata completamente militarizzata e i militari controllano già varie istituzioni che dovrebbero essere dirette da civili”, ha detto. In questo senso, Borjas assicura che Juan Orlando Hernández sta realizzando i suoi propositi. “Sta distruggendo il corpo di Polizia e lo sta consegnando ai militari. È un assegno in bianco per quei settori che stanno reprimendo l’opposizione politica e sociale, che criminalizzano e perseguono giudizialmente la protesta popolar e che violano i diritti umani” ha concluso.

    Fonte Originale: Opera Mundi (dal portoghese)

    Fonte spagnolo: LINyM

     

    (1° parte)

    Note:

    Traduzione: Sergio Orazi

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