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Nucleare e antinucleare in Argentina

Dagli accordi internazionali alla lotte territoriali locali: Formosa resiste!
13 agosto 2014 - Giulio Soldani (*)

Negli ultimi tre mesi tre visite importanti hanno riconfigurato l’agenda energetica dell’Argentina.
Anche se i media internazionali sono stati attenti soprattutto alla vicenda dei fondi “buitres” (avvoltoi), in realtà sin dalla fine degli anni ’90 tutto ciò che fa gola alle potenze mondiali sono gli sconfinati e ricchi territori dell’Argentina. Acqua, terre fertili, metalli, idrocarburi sono il bottino nel mirino delle corporazioni e delle grandi imprese statali. Il suo modo di pagare il debito estero, no quello degli hedge founds ma quello storico, l’Argentina lo dimostra nelle politiche che l’hanno contraddistinta negli ultimi anni: consegna dei  territori e delle popolazioni alle lobbies e alle corporazioni.

Il 21 maggio 2014, nell’ambito della visita del segretario aggiunto di energia del governo Obama Daniel Poneman e dell’incontro di questi con il ministro di pianificazione Julio De Vido,  è stata rinnovata  l’alleanza energetica già in vigore tra Stati Uniti e Argentina. L’accordo era stato sancito nel 2010 tra la presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner e Barak Obama in occasione di un vertice sulla sicurezza nucleare a Washington.

Il rinnovo di quest’anno prevede una cooperazione attiva tra imprese in ambito energetico soprattutto riguardo all’estrazione del gas shale nella provincia di Neuquén (Vaca Muerta) e allo sviluppo della centrale nucleare Atucha III, che assieme alle funzionanti Atucha I e II, situate nella città di Lima, andrebbe a rifornire una parte del fabbisogno energetico della megalopoli Buenos Aires (la cui popolazione tocca i 14 milioni di individui) e la domanda energetica industriale nazionale.

Il 12 luglio è stata la volta dell’incontro tra Vladimir Putin e la “Presidenta” argentina e, parallelamente, tra il ministro pro nucleare De Vido e Sergei Kiriyenko, il presidente dell’azienda pubblica russa Rosatom, uno dei colossi mondiali del nucleare. Anche questa volta si è puntato alla costruzione di Atucha III e allo sviluppo di un reattore nucleare di costruzione Argentina il Carem.

Il 18 luglio invece è arrivata in Argentina una delegazione dalla Cina che ha visto il presidente della repubblica popolare Xi Jinpingm accompagnato dal presidente di  National Nuclear Corporation (CNNC), Yang Chaodong, che in accordo con la presidente “Cristina” e il ministro di pianificazione e sviluppo De Vido hanno stretto un patto per la costruzione del quarto polo nucleare nazionale Atucha III (il terzo già esistente è la centrale Embalse presso Cordoba), di proprietà dell’azienda statale Nucleoelectrica Argentina S.A., che dipende dal Ministero di Pianificazione Federale e Investimenti pubblici.

Se questa turbo avanzata rispetto allo sviluppo nucleare riguarda quasi esclusivamente la realtà bonarense del polo Atucha ( tre centrali di cui, due in funzione e una da costruire) bisognerà concentrarsi su un altro punto della mappa dell’Argentina sempre legato al nucleare.

La provincia di Formosa, una delle ultime a unirsi formalmente alla federazione argentina nel 1960, sta vivendo un momento chiave per il suo futuro. Il governo nazionale d’accordo con quello provinciale vuole istallare una centrale nucleare proprio in territorio indigena. Non a caso si è scelta quella provincia remota e povera, al confine con il Paraguay, dove la situazione di violenza sui popoli Wichi e Qom è molto alta (al momento in cui scriviamo ci sono state aggressioni) come la corruzione e l’impunità della polizia e degli scagnozzi dei signori locali. 

Note:

(*) Giulio Soldani fa parte di Apca (Asamblea Permanente del Comahue por el Agua)

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