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Argentina: il fracking genera nuova repressione

13 agosto 2014 - Giulio Soldani (*)

A Entre Rios quattro “asambleistas” sono stati arrestati, detenuti illegalmente e poi liberati da parte del Escuadron 4 della Gendarmeria Nacional di Concordia, durante un blocco stradale contro il fracking.
 

Dopo quasi trentasei ore di detenzione (dall’una di domenica 3 agosto

alle 12.30 di lunedì 4) sono stati liberati i quattro membri delle assemblee territoriali di Entre Rios, ma la detenzione per loro non è stato un momento facile. Aldilà del normale disappunto e sconforto che genera ogni tipo di soggiorno nelle patrie galere, il trattamento riservato a Horacio de Carli de la Asamblea Popular Ambiental de Colon, a Bernardo Zalisñak e Facundo Scattone Moullines dell’Assemblea di Concordia e al giornalista Francisco Larroca. è stato pensato e realizzato ad hoc dal corpo Gendarmeria Nacional.
Secondo la dichiarazione di Facundo le ore di detenzione sono state terribili perché i gendarmi li hanno tenuti ammanettati e rinchiusi tutto il tempo e nel frattempo ci sono state diverse aggressioni: si può considerare anche un’aggressione il fatto di non fornire i medicinali necessari per curare le ferite di Francisco. «Io stavo in cella con Francisco e Bernardo, l’unico che è stato separato da noi è stato Horacio. Da quel momento sono iniziate le aggressioni contro di me e contro Bernardo… ma è un po’ difficile raccontarlo» dice Facu.
Bernarndo, 66 anni, ha dichiarato: «si può dire che sono stato torturato, colpiscono bene per non lasciare segni, ma alcuni mi sono rimasti, come quelle dei calci nelle caviglie… son riusciti a trasformare questo episodio in una specie di Esma (l’Escuela Superior de Mecánica de la Armada, tragicamente famosa durante la dittatura militare per essere il più grande centro di detenzione illegale e tortura dell’Argentina) e io per l’Esma ci sono passato».
Francisco Larroca dice: «ciò che è successo è stato tipico di una dittatura. Ci hanno messo in una stanza con il televisore ad alto volume tutto il tempo e siamo stati sempre senza poter comunicare con nessuno». Durante la manifestazione, che non ha mai bloccato la “ruta 015” ma solo intercettato i trasporti eccezionali che dovevano portare i veicoli per le prove sismiche in Uruguay, «era tutto tranquillo ma all’improvviso alcuni gendarmi mi hanno strattonato, gettato al suolo e dato tre manganellate, una alla schiena e due alla testa». Nonostante «fossi ferito e insanguinato, non è stata chiamata l’ambulanza e mi hanno portato all’ospedale sul camion della Gendarmeria, e la mattina dopo mi hanno trasferito alla sede della Gendarmeria di Concordia, con gli altri». Anche rispetto al luogo di reclusione precisa che, non essendo un luogo destinato alla detenzione hanno subìto una procedura illegale fino a quando sono stati – tutti e quattro – trasferiti al tribunale di Concepcion del Uruguay (sempre in Argentina).
L’azione dei quaranta agenti della Gendarmeria che ha portato allo sgombero del blocco delle assemblee dalla “ruta 15” – all’altezza della frontiera con l’Uruguay, di fronte al valico Salto Grande – e agli arresti dei 4 sembra non essere stata legittimata da nessun ordine giudiziario e questo vorrebbe dire «trovarsi di fronte a un illecito… aspettiamo che spunti fuori un mandato giudiziario o un ordine presidenziale, altrimenti potremmo parlare di un sequestro da parte della Gendarmeria».
L’appoggio dei movimenti sociali e di alcuni esponenti di partiti, sindacati e associazioni è stato fondamentale per esercitare la pressione necessaria sulla Gendarmeria. Le assemblee di Concordia e di Concepcion del Uruguay sono membri de la Uac (Union de Asambleas Ciudadanas), un coordimanento di assemblee territoriali che si occupano da più di dieci anni dei problemi socio ambientali da cui l’Argentina è così tragicamente afflitta e proprio dalla Uac è arrivato l’appoggio più forte e solidale con i quattro arrestati.
Sono state indette anche varie manifestazioni per il loro rilascio, sia sul territorio di Entre Rios che a Buenos Aires di fronte alla Casa de Entre Rios.
Questa azione della Gendarmeria non può che essere letta come una intimidazione ai movimenti contro il fracking che si oppongono al modello estrattivista promosso dal governo nazionale e da quelli provinciali.
Entre Rios è una provincia che da tempo si batte contro il fracking, soprattutto per mezzo delle ordinanze municipali che proibiscono l’uso di questa tecnica nei tessuti urbani. Perché in Argentina è normale perforare pozzi di petrolio e di gas nelle città perfino dentro i quartieri popolari. Il divieto urbano non risolverebbe certo il problema del fracking, ma limiterebbe almeno i lavori delle multinazionali del fracking.


Dopo questo ennesimo atto di repressione – che si aggiunge a quello del 2011 nella comunità mapuche di Gelay Ko, nella provincia di Neuquén, e a quello del 28 agosto 2013 a Neuquén Capital – si apre una nuova stagione della lotta al fracking in Argentina.
Come mi ha detto Bernardo, in una conversazione privata dopo la sua liberazione, «noi stiamo benissimo, solo che siamo molto arrabbiati, con questo fatto hanno gettato benzina sul fuoco, le assemblee si sono moltiplicate per numero e per impegno, ma soprattutto per il sentimento di solidarietà della gente».

Note:

(*) Giulio Soldani fa parte di Apca (Asamblea Permanente del Comahue por el Agua)

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