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Lo stato considera il paese come una finca di sua proprietà

Guatemala: la resistenza di Monte Olivo contro la costruzione di una centrale idroelettrica

Polizia e paramilitari danno la caccia ai leader comunitari e ai giornalisti non allineati
27 agosto 2014 - David Lifodi

internet Ancora loro: il ministro dell’Interno Mauricio López Bonilla e la multinazionale Hidro Santa Cruz sono i principali responsabili degli sgomberi violenti condotti dalla seconda metà di agosto nei confronti delle comunità q’eqchí di Monte Olivo (Alta Verapaz): lacrimogeni, aggressioni armate e violazioni continue dei diritti umani fanno parte ormai degli strumenti utilizzati abitualmente dal governo guatemalteco per imporre la costruzione delle centrali idroelettriche in territorio indigeno.

Circa 160 famiglie sono state cacciate con la forza dalle patrullas militari inviate dalla capitale per liberare le fincas Santa Rita e Santa Rita Xalahá Canguini, occupate dalle comunità, ma rivendicate da Hidro Santa Cruz, multinazionale a capitale spagnolo appartenente all'85% ad Ecoener (specializzata in energie rinnovabili) e per il restante 15% a Hidralia (si occupa della costruzione delle dighe). I giornalisti di Prensa Comunitaria Rony Morales e Alfredo Rax, sui quali pende peraltro un ordine di cattura della polizia per il lavoro di controinformazione che stanno svolgendo nella regione, hanno raccolto decine e decine di richieste di aiuto da parte della gente di Monte Olivo, assediata dai poliziotti, dai militari e dai paramilitari. L’intento dello stato guatemalteco è quello di espropriare le comunità delle loro terre: è in questo contesto che le famiglie maya q’ecqchí degli insediamenti 9 de Febrero, Concepción, Cristalina e Nuevo Amanecer, che si guadagnano da vivere tramite la piccola agricoltura sulle sponde del Río Dolores, sono oggetto di una violenta repressione. I maya devono sloggiare: così vuole lo stato, che ha già dimostrato di non avere alcun rispetto per gli indigeni. Dal 2012 ad oggi, a Totonicapán e Santa Cruz Barillas (dipartimento di Huehuetenango, nel nord del paese), il presidente Otto Pérez Molina ha dimostrato di voler usare la mano dura. A Santa Cruz Barillas, l'opposizione contro una centrale idroelettrica di Hidro Santa Cruz (la Hidroeléctrica Canbalam) si è conclusa con un leader comunitario assassinato, due feriti gravi e la proclamazione dello stato d'assedio per un mese, mentre a Totonicapán otto indigeni furono uccisi dai militari durante una pacifica dimostrazione di protesta contro una serie di riforme anticostituzionali che il presidente voleva far passare ad ogni costo. In entrambe le circostanze il ministro degli Interni López Bonilla, stratega della campagna elettorale di Molina, ma soprattutto ex-militare e suo compagno di mille battaglie, ha definito gli indigeni come “terroristi e narcotrafficanti”. Stavolta le patrullas della polizia nazionale hanno occupato militarmente alcuni municipi ed hanno detto di avere tra le mani un ordine di sgombero immediato delle comunità che include anche una lista di trenta leader comunitari da arrestare. Al lavoro sporco, invece, hanno pensato i paramilitari, che hanno indicato all’esercito le autorità comunitarie e i difensori dei diritti umani da arrestare. Di fatto, segnala Prensa Comunitaria, nel nord del paese la polizia è fuori controllo, come dimostrato dalla mobilitazione di migliaia di agenti pianificata dal ministero degli Interni e dall’installazione illegale, all’interno della comunità di Monte Olivo, di numerosi agenti che impedivano l’entrata e l’uscita degli abitanti dal loro municipio, pena l’arresto immediato. Di fatto le comunità sono state sequestrate dall’esercito, che agisce per conto di uno stato, quello guatemalteco, che a parole intende portare il progresso in tutto il paese, ma in realtà impone un modello di sviluppo violento a beneficio dei soliti noti. La costruzione di una nuova diga non rappresenterà un beneficio per il paese, ma servirà soltanto per promuovere una buona immagine del Guatemala agli occhi del mondo economico e finanziario e delle multinazionali, come ha dichiarato di recente lo stesso presidente Molina. Lo sfruttamento di tutte le ricchezze del paese (sottosuolo, aria e acqua) deve proseguire a qualsiasi costo e quindi alle imprese straniere viene concesso qualsiasi tipo di esenzione fiscale (a partire dal riconoscimento legale di vere e  proprie zone franche e delle maquiladoras), mentre lo stato non si preoccupa, ad esempio, della malnutrizione cronica, uno dei maggiori problemi del paese. Al tempo stesso si consolida un potere autoritario che impone lo stato d’assedio come principale misura d’intimidazione cerca di dividere le comunità tramite una subdola opera di cooptazione. Le comunità che accettano questo processo vengono ripagate con le briciole, mentre quelle ribelli sono perseguitate quotidianamente al fine di stroncarne la resistenza. La cooptazione è la pratica che ha seguito l’organizzazione non governativa Ceder, vicina all’impresa Hidro Santa Cruz, che è riuscita nel compito di dividere le comunità ed ha permesso allo stato di bypassare la previa quanto obbligatoria consultazione sulla costruzione della centrale idroelettrica. Lo scorso anno, in uno dei frequenti attacchi della polizia contro gli abitanti di Monte Olivo, sono morti due bambini di pochi anni, feriti a morte dai colpi di arma da fuoco sparati dai patrulleros dell’esercito tra l’indifferenza di buona parte dei mezzi di comunicazione guatemaltechi e dei principali attori politico-economici del paese, rimasti indifferenti, un segnale della stretta connivenza tra il potere l’imprenditoriale, quello statale e dei media allineati, rimasti insensibili di fronte alle più elementari violazioni dei diritti umani degli indigeni maya. In Guatemala sui diritti umani prevalgono gli interessi individuali, la proprietà privata e, più in generale, il progetto oligarchico-militarista di Molina e dei suoi accoliti. L’intellettuale ecuadoriano Alberto Acosta ha scritto, non a torto, che lo stato guatemalteco considera il paese come una finca di sua proprietà dove sferrare i propri attacchi a seconda delle proprie necessità.

 La storia della comunità di Monte Olivo, iniziata con la sua fondazione nel 1986 era proseguita tranquillamente fino al 2008, quando il finquero David Leonel Ponce acquistò la finca Santa Rita Xalahá Canguini per cederla a Hidro Santa Cruz, interessata alla costruzione di una centrale idroelettrica: da allora Monte Olivo prosegue resistendo pacificamente, ma per quanto tempo ancora riuscirà a difendersi?

 

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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