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Messico: Emergenza alimentare a Polhó in Chiapas

A rischio la vita di 5.000 profughi di guerra
Fame, violenza e militarizzazione: si rafforza la strategia di
contro-insurrezione

29 marzo 2004 - Mani Tese Lucca

A dieci anni dall'insurrezione armata dell'Esercito Zapatista di Liberazione
Nazionale, rischia di precipitare la situazione già precaria dei 5.500
desplazados (profughi) accampati a San Pedro Polhó, capoluogo dell'omonimo
Municipio Autonomo, Altos de Chiapas.

La Croce Rossa Internazionale ha deciso di lasciare questa zona sostenendo
che "la priorità in questo momento è l'Iraq" e dopo che lo status
internazionale degli indigeni che dal 1997 (dopo il massacro di Acteal)
vivono ancora in accampamenti precari, è passato da vittime di guerra a
profughi interni, cui non viene garantito alcun diritto.

La presenza della CRI in questa zona, seppur con alcune riserve,
rappresentava un segnale minimo di attenzione sanitaria alle oltre 5.000
persone che vivono in condizioni igieniche e sanitarie allarmanti, perché
impossibilitate a far ritorno alle comunità di origine a causa della
minaccia rappresentata da gruppi paramilitari che - come denunciato anche da
Don Samuel Ruiz - si sono riattivati negli ultimi mesi.

Il Municipio Autonomo di San Pedro Polhó e la Giunta del Buon Governo di
Oventik denunciano che "ad aggravare questa situazione è la pesante
militarizzazione e la presenza di paramilitari che non permettono agli
zapatisti di andare a lavorare nelle milpas" (campi di mais) e fa appello
alla società civile nazionale ed internazionale per un'azione urgente. Con
una lettera inviata alla solidarietà italiana chiedono un appoggio economico
d'emergenza. "Adesso - scrivono - non abbiamo nessun appoggio per coprire
queste necessità vitali, perciò vi presentiamo questa situazione, perché
sappiamo che non siamo soli e che voi siete parte di questa lotta".

"Nonostante tutta la sofferenza noi continueremo a resistere e a costruire
l'autonomia. Ringraziamo per gli sforzi che realizzerete per appoggiare
questa necessità alimentare".

E' possibile contribuire all'emergenza dei profughi nel Municipio di Polhó
con versamenti sul Conto corrente postale 291278 oppure conto corrente
bancario di Mani Tese (piazzale Gambara 7/9 - 20146 Milano) n° 40 c/o Banca
Popolare Etica, sede di Padova, Piazzetta Forzaté 2, ABI 05018, CAB 12100
specificando la causale "Micro 2025 - Emergenza Chiapas".

La presenza a Polhó della Croce Rossa Internazionale era appoggiata
dall'Unione Europea che solo il 27 gennaio scorso ha invece concesso un
finanziamento di 15.000.000 di euro al governo del Chiapas con la seguente
motivazione: "Appoggiare gli sforzi del governo del Chiapas per combattere
la povertà e contribuire a rafforzare le azioni di conservazione delle
risorse naturali della Selva Lacandona", definendo questo progetto "sviluppo
sociale integrato e sostenibile in Chiapas".

Si tratta, in realtà, di appoggiare la strategia di saccheggio delle risorse
naturali della Selva disegnata nei progetti del Corridoio Biologico
Mesoamericano e del Plan Puebla Panama che comporta una crescente
militarizzazione e l'intensificazione dell'offensiva contro le comunità
indigene nei Municipi Autonomi in Chiapas.
Il 22 gennaio scorso, nella regione dei Montes Azules, con l'intervento di
corpi di polizia federale e statale, sono state bruciate 23 case e
sgomberati violentemente gli abitanti della comunità di Nuevo San Rafael, ed
è stato impedito l'accesso alla zona dei rappresentanti di organizzazioni
per i diritti umani, come il Centro per i Diritti Umani Fray Bartolomé de
las Casas, lasciando questa zona completamente isolata. La politica degli
"sgomberi" rientra pienamente nella strategia dei grandi piani di sviluppo
che riguardano questa zona del mondo.
Nella regione del Caracol de La Garrucha, con popolazione di etnia Tzeltal
cui fanno riferimento le basi d'appoggio dei Montes Azules, prosegue la
devastazione dei boschi con i permessi del governo: già migliaia di metri
cubi di legname sono stati saccheggiati e svenduti, per altro, ad un prezzo
miserabile.
Da segnalare, inoltre, le continue aggressioni da parte di funzionari
municipali del PRD contro le basi di appoggio dell'EZLN nella comunità di
Zinacantán, con l'interruzione della fornitura di acqua potabile ed
impedendo il transito agli zapatisti che ha portato le basi d'appoggio della
zona a manifestare numerose il 13 febbraio scorso.

In aggiunta, s'inasprisce il livello di controllo sugli osservatori di pace
internazionali, con la richiesta di un parlamentare chiapaneco di "fare
ricorso all'espulsione" per queste persone in quanto "violerebbero le regole
del permesso di soggiorno turistico".

Di fronte alla situazione allarmante, facciamo appello agli organi di stampa
affinché, oltre che occuparsi di analisi e approfondimento delle "teorie"
zapatiste, pongano attenzione sulla realtà della difficile sopravvivenza
quotidiana delle comunità indigene zapatiste attraverso cui prende corpo il
progetto di autonomia indigena.

Note:

è possibile aderire scrivendo all'indirizzo rsens@tin.it

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