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    Guatemala. Missione internazionale presenta rapporto preliminare su diritto all’alimentazione

    Modello estrattivo e mancanza di volontà politica dello Stato limitano i diritti
    9 gennaio 2015 - Giorgio Trucchi

    Foto: Aisling Walsh

    La Missione internazionale sul diritto all’alimentazione e la situazione degli attivisti per la difesa dei diritti umani in Guatemala, costituita da varie organizzazioni e reti internazionali1, tra cui la Rel-UITA, che si è tenuta dal 21 novembre al 3 dicembre, ha presentato le proprie conclusioni preliminari2.

    Per quasi due settimane, i membri della Missione internazionale hanno visitato sei casi emblematici di violazione del diritto a una alimentazione adeguata e alla nutrizione3, e si sono riuniti con istituzioni dello Stato, organismi internazionali e organizzazioni della società civile.

    Di fronte a un uditorio attento e coinvolto, la Missione ha indicato con forza che la causa principale delle violazioni del diritto all’alimentazione è l’applicazione di un modello di sviluppo che si basa in modo specifico sull’industria estrattiva (monocolture agroindustriali, progetti minerari e idroelettrici).

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    “Ciò che questo modello estrattivo sta riducendo sensibilmente è l’accesso alle risorse naturali, come l’acqua e la terra, che sono vitali affinché le comunità possano produrre i propri alimenti.

    Si tratta inoltre di progetti che hanno conseguenze gravi su queste risorse, senza che esistano studi imparziali di impatto ambientale, impatto sociale e sui diritti umani, che rispettino gli standard internazionali.

    Non esiste nemmeno una consultazione preventiva, né il consenso libero e informato delle comunità indigene e contadine, in accordo con gli obblighi internazionali del Guatemala”, ha detto Angélica Castañeda di FIAN Internacional.

    Mancanza di volontà politica 

    Violazione del diritto alla consultazione

    In un comunicato stampa, la Missione ha ricordato che il Guatemala continua a essere al primo posto in America Latina per la denutrizione cronica. Si è poi rammaricata del fatto che i programmi governativi destinati a modificare questa situazione hanno un approccio assistenzialista e non affrontano le cause strutturali della povertà e la fame.

    Ha inoltre constatato l’inefficacia e la mancanza di coordinamento tra le istituzioni e le strutture dello Stato, così come la mancanza di coerenza delle politiche pubbliche con i diritti umani.

    “In tutti gli incontri che abbiamo avuto con rappresentanti dello Stato è risultata evidente le tendenza a ricercare, nell’ordinamento legale nazionale, pretesti per esimersi dalle responsabilità in casi concreti. Abbiamo inoltre percepito molto chiaramente che non esiste una volontà politica di ascoltare, né di consultare le comunità secondo la Convenzione 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro”, ha sottolineato Castañeda.

    In questo senso, si legge nel documento, la Missione ha sollecitato lo Stato del Guatemala a “garantire il diritto alla consultazione e a riconoscere la legittimità delle consultazioni realizzate dalle comunità”, così come a “fornire un’informazione veritiera, completa e obiettiva sulle tematiche di interesse per le comunità”.

    Espansione delle monocolture

    Un attacco alla sovranità alimentare

    I membri della Missione hanno espresso profonda preoccupazione per l’accelerato avanzare di monocolture agroindustriali. In molti casi, questa situazione provoca sgomberi che lasciano le famiglie indigene e contadine senza accesso a servizi basilari e a mezzi di produzione.

    “L’espansione delle monocolture agroindustriali sta sostituendo in modo accelerato l’agricoltura su piccola scala, danneggiando la sovranità alimentare e i diritti della classe contadina e altre popolazioni rurali”, spiega la nota, che è stata divulgata a livello nazionale e internazionale.

    Allo stesso modo, la Missione ha ribadito che è importante che venga approvata la Legge di Sviluppo Rurale Integrale e ha sollecitato lo Stato a garantire l’applicazione delle Linee Guida volontarie sulla gestione responsabile della terra, dei territori di pesca e delle foreste.

    Criminalizzazione della protesta

    Stigmatizzazione, diffamazione e repressione

    Di fronte a una situazione “delicata e preoccupante”, la Missione ha segnalato che le comunità stanno esercitando la difesa dei propri diritti. “Purtroppo, la risposta dello Stato si sta caratterizzando per la criminalizzazione degli attivisti e delle attiviste per la difesa dei diritti umani, la stigmatizzazione, la diffamazione, l’intimidazione e la repressione, in molti casi con la complicità di vari mezzi di comunicazione” ha detto Mikael Lindgren di Aprodev.

    Per la Missione, la criminalizzazione si caratterizza anche per la mancanza di un regolare processo e la non osservanza del principio di proporzionalità nell’applicazione del diritto penale. “La maggior parte degli attacchi agli attivisti e alle attiviste restano impuniti, a causa dell’inefficacia e della parzialità del sistema di giustizia”, avverte il comunicato stampa.

    Secondo dati dell’Unità di protezione degli attivisti e delle attiviste per la difesa dei diritti umani in Guatemala, Udefegua, nel 2014 sono state rilevate 799 aggressioni contro attivisti, tra cui 20 omicidi, 449 attacchi contro ambientalisti e 153 contro contadini.

    A questo si aggiunge la crescente militarizzazione dei territori, l’abuso di misure speciali, l’uso eccessivo della forza, così come il coinvolgimento diretto dei mezzi di sicurezza privata delle imprese in compiti di ordine pubblico. “Tali imprese non solo stanno assumendo ruoli che competono allo Stato, come educazione e salute, ma fomentano la divisione e la violenza nelle comunità”, ha aggiunto Castañeda.

    Donne in resistenza

    “Non abbiamo paura!”

    La Missione internazionale ha anche riconosciuto il ruolo fondamentale svolto dalle donne nella resistenza contro il modello estrattivo, nonché le principali vittime della violazione del diritto all’alimentazione, alla terra, all’acqua, all’abitazione, mettendo in guardia rispetto ai ripetuti attacchi a cui sono soggette. “Le donne stanno svolgendo un ruolo molto importante nella difesa del territorio e delle risorse. Per questo sono represse e assassinate”, ha detto Alexis Williams, del CISDE.

    Le organizzazioni che hanno partecipato alla Missione hanno infine chiesto alla cooperazione internazionale, in particolare all’Unione Europea, di orientare la propria azione all’attacco delle cause strutturali che provocano fame e povertà, focalizzandosi sui diritti umani.

    “Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per la mancanza di coerenza della politica commerciale internazionale dell’Unione Europea con i diritti umani, soprattutto nella cornice dell’Accordo di Associazione firmato con l’America Centrale”, enfatizza la nota.

    Il documento finale della Missione sarà elaborato e presentato nel primo semestre del 2015.

    Fonte: Rel-UITA (spagnolo)

    Traduzione di Elena Caruso



    Note:

    1 Asociación del Consejo Mundial de Iglesias de las Agencias de Desarrollo en Europa (APRODEV), Catholic International Cooperation for Development and Solidarity (CIDSE), Iniciativa de Copenhague para Centroamérica y México (CIFCA), FIAN Internacional, Rel-UITA, Vía Campesina.

    2 Versione in inglese delle conclusioni preliminari https://app.box.com/s/8xfpyybihm0lymypvqid

    3 Camotán, La Puya, La Blanca/Ocós, San Rafael las Flores, Valle del Polochic, Xalalá

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