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    Biodiversità nuovamente a rischio in Guatemala

    Conap discute il Regolamento Nazionale di Biosicurezza sugli Organismi Viventi Modificati
    27 febbraio 2015 - Giorgio Trucchi

    Foto CER-Ixim

    Nel settembre 2014, un ampio spettro di organizzazioni sociali e popolari si è mobilitato esigendo ed ottenendo la deroga alla Legge di Protezione sui vegetali. Cinque mesi dopo, la biodiversità del Guatemala è di nuovo sotto attacco.

    Meglio conosciuta come “Legge Monsanto”, questa iniziativa fatta su misura per gli interessi voraci delle grandi corporazioni, vuole garantire l’esclusività dei diritti di proprietà intellettuale applicata alle sementi e concedere brevetti che consentano l’appropriazione del patrimonio tangibile e intangibile del paese.

    In effetti il brevetto relativo alle sementi visto come sistema di protezione per i produttori di varietà vegetali, era stato imposto nel Trattato di libero commercio firmato tra Usa e Guatemala nel 2005.

    Di fatto, l’approvazione della “Legge Monsanto”, non solo danneggia gravemente la biodiversità delle sementi ma prevede anche il carcere fino a quattro anni “per coloro che usino, trasportino sementi brevettate senza l’autorizzazione delle imprese che ne detengono i diritti”.

    Cinque mesi dopo questo importante risultato, le organizzazioni sociali, indigene, contadine, di difesa dei diritti umani, comunità organizzate, ambientaliste, lanciano un grido di allarme di fronte al nuovo e imminente pericolo.

    Biosicurezza per  il transgenico?
    Un nuovo attentato contro la biodiversità del paese

    Nell’agosto passato, il governo guatemalteco ha inaugurato la Politica nazionale di bio sicurezza degli organismi viventi modificati 2013-2023. Tra gli obiettivi, la definizione delle regole che riguardano lo sviluppo, uso, maneggio, trasporto, liberazione nell’ambiente e passaggio delle frontiere del transgenico.

    Il Consiglio nazionale delle aree protette, Conap, vuole ora rendere operative queste politiche approvando il Regolamento nazionale di biosicurezza degli organismi viventi modificati.

    “La mobilitazione di massa contro la Legge Monsanto, ha chiarito che rifiutiamo qualsiasi tentativo di privatizzare le nostre sementi e che si attenti alla sovranità dei popoli introducendo transgenici nel paese” ha affermato a La Rel, Rel Byron Garoz, del Collettivo di studi rurali Ixim.

    “Con l’approvazione del regolamento, si vuole forzare la volontà popolare mettendo a rischio la nostra biodiversità che tramite l’esposizione a contaminazione genetica, rischia l’estinzione di specie native” ha aggiunto.

    Durante una conferenza stampa, varie organizzazioni che hanno partecipato alla lotta contro la Legge Monsanto, hanno messo in guardia contro un pericolo che considerano un nuovo attacco alla vita della popolazione.

    “Gli organismi geneticamente modificati, sono solo uno strumento delle corporazioni per privare le popolazioni originarie delle sementi native privatizzando l’alimentazione a livello globale fatto che implica un vero attentato alle conoscenze locali, la salute, il territorio, la sovranità e impedisce l’effettivo esercizio del diritto all’alimentazione” si legge in un documento congiunto.

    La regolamentazione dell’uso del transgenico e l’autorizzazione alla contaminazione delle sementi autoctone, provocherebbe una dipendenza economica degli agricoltori che si vedrebbero obbligati a comprare le sementi dalle corporazioni.

    Si segnala anche che l’uso del transgenico “distrugge  le conoscenze locali e tradizionali, restringe l’uso della diversità dei prodotti agricolo, criminalizza e rende illegali le pratiche locali comunitarie ed ancestrali, attentando contro madre natura”.

    “Non lo permetteremo”
    Movimenti sociali e popolari in lotta

    “Esigiamo che il Congresso legiferi a favore del popolo e approvi una legge che proibisca la coltivazione, la commercializzazione, il consumo e la sperimentazione del transgenico in tutto il paese” ha spiegato Garoz.

    Le organizzazioni chiedono allo stato del Guatemala di non preoccuparsi degli interessi delle multinazionali ma a favore di “il diritto alla vita, l’informazione, la salute, l’acqua e l’alimentazione”.

    L’invito alla popolazione è quello di tenere l’attenzione alta. “Esortiamo tutti a opporsi e mobilitarsi coordinando gli sforzi in difesa del territorio e della biodiversità. La gente è motivata e disposta a dare battaglia” ha concluso un membro di CER-Ixim.

    Note:

    Fonte: Rel-UITA e LINyM

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