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Venezuela: Il passaporto negato

A Caracas, un padre si è visto negare il passaporto per i figli minorenni. La ragione: aver firmato la petizione per istituire il referendum contro Chavez. Ma lo Stato ribatte: "Aderire a una raccolta firme per destituire un presidente è un atto anticostituzionale"
5 aprile 2004 - Stella Spinelli


5 aprile 2004 - “E’ incredibile quello che ci è capitato. Devo farlo sapere, non posso non dire quel che sta succedendo in Venezuela. E’ urgente!”.

A raccontare con tono concitato la vicenda è Angel Perez, venezuelano, di Caracas, sposato con Mariana e padre di due bambini. “Dopo molti tentativi per avere il passaporto dei nostri figli, entrambi minorenni, io e mia moglie ci siamo decisi ad andare in centro, alla Onidex, l’istituto del Ministero degli interni e della giustizia che coordina le attività di censimento e di anagrafe del Paese. Affrontate le solite lungaggini burocratiche, siamo riusciti ad ottenere i fogli per inoltrare la richiesta. Quindi ci siamo presentati allo sportello di competenza dove abbiamo consegnato le sudate carte. Ma qui è arrivata un’inaspettata sorpresa”.

Angel non ci crede, il suo racconto si fa quasi ironico. “Dopo aver aspettato ancora un bel po’, è arrivata la sentenza: i miei figli non hanno diritto ad avere il passaporto, perché io e Mariana compariamo nella lista dei firmatari della petizione per la richiesta di un referendum contro Chavez. Un atto gravissimo. Questo significa che ci viene negato il diritto a uscire dal Venezuela. Significa che i miei figli devono rinunciare a essere liberi, ad avere un documento che permette loro di viaggiare come e quando vogliono”. I suoi discorsi si fanno sempre più concitati. “Non possono fare una cosa simile ai miei figli!. Le autorità, per giustificare questo provvedimento, che va contro la Costituzione, ci hanno definito presunti golpisti o qualcosa del genere. In verità non lo so. So soltanto che da un’immensa rabbia sono caduto in una profonda tristezza nel vedere che stanno trasformando il mio bellissimo Paese in un casino”.

La raccolta delle firme contro Chavez, organizzata dall’opposizione, è arrivata a contare 3 milioni e quattrocentomila firmatari. Il documento è ora nelle mani della commissione elettorale nazionale. Questa situazione è alquanto complessa, dato che il nocciolo della questione è se un referendum per destituire il presidente di una repubblica sia o meno costituzionale.

“E come mi arrabbio e protesto contro i gringos per le immagini retoriche che usano quando parlano e mostrano un paese latino – conclude amareggiato – Siamo addirittura peggiori di come ci dipingono. E questo lo dico con la più grave tristezza, derivata da tutto l’amore che ho per il mio Venezuela”.

La testimonianza di Angel Perez conferma la posizione di coloro che stanno accusando il presidente di usare pressioni su tutti coloro che hanno firmato la petizione. Tra questi l’Unione venezuelana del lavoro e altre organizzazioni civiche.

“Esercitando un diritto costituzionale, i venezuelani firmatari hanno consegnato al governo una sorta di lista nera”, ha accusato il portavoce della Confederazione venezuelana del lavoro. Infatti, i nomi sono stati raccolti seguendo le nuove disposizioni in materia: ogni firma doveva includere dettagliate informazioni personali, inclusa la professione, con tanto di particolari, il numero della carta d’identità, i nomi dei familiari più stretti e le impronte digitali. “E’ come se avessimo un marchio che ci ghettizza stampato sui nostri documenti di identità”, hanno aggiunto alcuni firmatari.

Di contro, il ministro della salute e dello sviluppo sociale, Roger Cepella, non smentisce le paure dell’opposizione ma precisa: “Chiunque abbia firmato contro il presidente ha fatto un atto di terrorismo e perderà il lavoro. La cospirazione non è permessa in nessun paese del mondo. Provate solo a immaginare che fine farebbero i lavoratori della Nasa se firmassero un documento contro Bush e dichiarassero di cospirare contro il governo. Sarebbero o no licenziati in tronco?”.

Stella Spinelli

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