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    Honduras: José Isabel Morales “Chabelo” libero dopo quasi 7 anni di ingiusta prigionia

    Vengono a galla le menzogne, le manipolazioni e le violazioni al giusto processo
    26 ottobre 2015 - Giorgio Trucchi

    José Isabel Morales “Chabelo” dopo l’assoluzione (Foto Diario Tiempo)

    Il 21 ottobre, dopo essere rimasto 6 anni, 9 mesi e 7 giorni in carcere per un delitto mai commesso, il dirigente contadino e prigioniero politico José Isabel Morales, conosciuto come Chabelo, è stato assolto in via definitiva dalle accuse imputategli.

    Chabelo, 38 anni, fa parte del Movimento campesino dell'Aguan, Mca, della comunità Guadalupe Carney. Fu arrestato il 17 ottobre 2008 e condannato a 20 anni di carcere durante i primi due gradi di giudizio. Le sentenze furono poi dichiarate nulle dalla Corte Suprema di Giustizia dopo avere riscontrato flagranti violazioni al giusto processo.

    Il nuovo processo, il terzo, è quindi iniziato lo scorso 28 settembre e avrebbe dovuto concludersi il 9 novembre prossimo. Tuttavia, la mancata presenza dell’accusa entro i tempi stabiliti dalla legge ha indotto i giudici della Corte di Cassazione di Trujillo ad assolvere Morales in via definitiva per mancanza di prove.

    Morales era stato accusato nell'agosto del 2008 della morte di Carlos Manrique Osorto Castillo, nipote dell'attuale vice commissario della Polizia preventiva nazionale, Henry Osorto Canales, il quale, secondo varie fonti della zona, godrebbe di un forte ascendente nelle istituzioni incaricate di amministrare la giustizia in Honduras.

    Questa posizione privilegiata dell’accusatore avrebbe quindi permesso che Morales fosse sottomesso a processi viziati, con testimoni falsi e mancanza di prove, e che restasse quasi 7 anni in carcere, subendo pesanti danni psicologici e attentati

    I fatti di cui è stato accusato Chabelo si sono verificati durante un conflitto per la terra scoppiato tra i contadini organizzati della comunità Guadalupe Carney e la famiglia Osorto Canales nella zona dell’Aguán. Lo scontro provocò la morte di 11 persone.

    “Mi hanno accusato di 12 delitti, di incendio della proprietà, incendio di auto e furto, cose che – Dio è testimone – non erano vere, e hanno utilizzato un testimone protetto che al momento dei fatti era in stato d’incoscienza perché aveva ricevuto uno sparo; io stesso ho aiutato la polizia facendogli strada, in modo che potessero portarlo via”, ha spiegato Chabelo.

    L'avvocato Omar Menjívar, difensore di Morales, ha fatto notare come fin dall'inizio del processo il Pubblico ministero abbia agito in modo irresponsabile. “E oggi dimostra ancora di più la propria irresponsabilità, non riuscendo nemmeno a presentare i testimoni dell’accusa né i periti del caso. Malgrado ciò ha avuto il coraggio di chiedere la condanna del mio assistito!”, ha detto all’uscita dall’aula.

    Durante questa odissea in carcere, Chabelo ha perso il padre, la figlia minore e la vista da un occhio.

    La verità si avvicina

    Fin dai primi giorni dell’arresto nel 2008, Chabelo è stato accompagnato da organizzazioni dei diritti umani, così come da organizzazioni sociali, contadine e dagli abitanti della Guadalupe Carney. In nessun momento è stato lasciato solo e ciò che accadeva nelle sale di tribunale veniva immediatamente diffuso a livello nazionale e internazionale.

    In più di un’occasione, i suoi avvocati hanno denunciato la violazione delle garanzie processuali fondamentali previste dalla Costituzione e dal Codice di procedura penale.

    Uscendo dal tribunale, Chabelo Morales ha ribadito la sua totale estraneità ai fatti. “Oggi, che i giudici si sono basati sulla realtà e non su false testimonianze, posso finalmente ottenere la mia libertà. Grazie a tutti coloro che mi sono stati vicini e che non mi hanno mai abbandonato”, ha detto in lacrime all’uscita dal tribunale.

    Il rappresentante legale di Morales ha detto che non esclude una denuncia contro lo Stato dell’Honduras per danni morali ed economici.

    Note:

    Traduzione Giampaolo Rocchi

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