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Precisazioni e chiarimenti di Juan Holguín Flores a proposito dell'articolo "Ecuador: il buen vivir all’insegna di sgomberi, repressione ed estrazione mineraria", pubblicato il 18 agosto 2016

L'ambasciatore dell'Ecuador in Italia scrive a Peacelink

A seguire la risposta di David Lifodi, redattore di Peacelink e autore dell'articolo
5 settembre 2016 - David Lifodi

Nota No. 12-2-138/16

Roma, 30 agosto 2016

 

 

Signor

David Lifodi

Articolista pacelink.it

 

Stimato Signore:

Ho letto con attenzione il suo articolo intitolato “Ecuador: il buen vivir all’insegna di sgomberi, repressione ed estrazione mineraria” (Ecuador: Buen Vivir a costa de desalojos, represión y extracción minera), pubblicato lo scorso 18 agosto 2016 nel portale Pacelink.it e nel quale lei parla a proposito dei progetti minerari promossi dal Governo ecuadoriano ed altri aspetti relazionati con la tematica. In qualità di Ambasciatore dell'Ecuador presso il governo italiano, vorrei fare alcune precisioni e chiarimenti riguardo l'articolo da lei pubblicato.

In prima istanza lei fa riferimento ad un sgombro effettuato nella provincia di Morona Santiago, lo scorso 11 agosto 2016, Al fine, secondo le sue parole, di “dar paso a la empresa china Explorcobres” (far posto all’impresa mineraria cinese Explorcobres). Mi consenta di chiarire che lo sgombro effettuato dalle forze dell'ordine avvenne poiché si trattava di invasioni illegali, presenti nel settore dall'anno 2005. Questo sgombro si fece mediante un ordine giudiziale e adempiendo tutti i parametri della legge. 

D'altra parte, si deve chiarire che il Governo attuale non è quello che ha dato in concessione quel settore all'impresa Explocobres (EXSA) poiché la concessione di quella zona si fece nell'anno 1994 ad un consorzio di imprese che dopo trasferirono iloro diritti ad EXSA nell'anno 2002.

Nel suo articolo lei assicura che “oficialmente, el Estadog arantiza la participación social, pero en realidad, esta garantía se convirtió en un pedazo de papel y el Estado se proclamó el único órgano capaz de legislar en la materia” (ufficialmente lo Stato garantiva la partecipazione sociale, ma di fatto la rendeva subito dopo carta straccia autoproclamandosi l’unico organo in grado di legiferare in materia). In questo punto devo sottolineare che ogni progetto di esplorazione ed usufrutto di risorse in territorio ecuadoriano è socializzato e discusso con le popolazioni legalmente ubicate nell'area chi a loro volta sono i principali beneficiari dei redditi che questi progetti generano.

Nonostante ciò, come lei segnala e come consta nella Costituzione dell'Ecuador nell’articolo 216, letterale 11, lo Stato è l'incaricato di gestire "le risorse energetiche; minerali, idrocarburi, idrici, biodiversità e risorse forestali" in beneficio di tutti gli ecuadoriani. In questo senso, si prevede che il progetto San Carlos - Panantzadel quale lei parla nel suo articolo possa beneficare oltre a 15 milioni di ecuadoriani attraverso scuole, ospedali, autostrade e la continuazione dell'enorme opera sociale che il Governo Ecuadoriano ha effettuato negli ultimi anni. L'investimento sociale in questo Governo è stato il maggiore nella storia dell'Ecuador, grazie, tra altri aspetti, all'uso programmato e responsabile delle proprie risorse naturali.  

Il Governo ecuadoriano è inoltre un esempio nel tema dell'ecosistema. La Costituzione dell'Ecuador è la prima nel mondo in concedere diritti alla natura e promuovere l'osservanza degli stessa. L'articolo 83 della Costituzione ordina allo Stato: “rispettare i diritti della natura, preservare un ambiente sano ed utilizzare le risorse naturali di modo razionale, sopportabile e sostenibile"

Lei afferma anche che: “La intención de Rafael Correa de convertir al Ecuador en un pueblo dedicado casi exclusivamente a la minería constituye una forma totalmente contradictoria con el BuenVivir” (L’intento di Rafael Correa è quello di trasformare l’Ecuador in un paese dedito quasi esclusivamente all’estrazione mineraria coniugata in maniera del tutto contraddittoria con il buen vivir). Questa asseverazione è molto lontana della verità.

Se lei rivede el Plan Nacional del Buen Vivir 2013-2017 che rappresenta il piano strategico dell'Ecuador e la sua visione a futuro, lei noterà che l'intenzione dell'Ecuador non è essere un paese minerario. L'Ecuador ha per obiettivo la trasformazione completa della matrice produttiva, lasciando da parte l'estrazione ed esportazione di materie prime e trasformandosi in un paese esportatore di servizi scientifici e tecnologici. Con questo fine si spingono progetti in vari settori strategici e si è venuta a creare la città della conoscenza chiamata Yachay, sulla quale l'invito anche ad esaminare.

Dall‘altro canto il Buen Vivir, contempla l'uso pianificato, responsabile, sopportabile e sostenibile delle risorse naturali per il beneficio degli ecuadoriani. L'Art. 74 della Costituzione segnala: “Le persone, comunità, popoli e nazionalità avranno diritto ad avvantaggiarsi dell'ambiente e delle ricchezze naturali che permettano loro el buen vivir".  Più informazione su quello che è e quello che contempla il concetto del Buen Vivi rpuò trovarla nel Piano Nazionale nel seguente link:  http://www.buenvivir.gob.ec/inicio

Finalmente, posso osservare che il suo articolo si basa nella versione di una sola fonte, per cui gli suggerisco confrontare le informazioni. L'Ambasciata dell'Ecuador in Italia sarà lieta di offrire informazioni ufficialia questo riguardo o qualsiasi altra tematica riguardante il paese, affinché, su diverse visioni, possa avere un'opinione obiettiva.

Attentamente,

Juan Holguín Flores 

Ambasciatore dell'Ecuador in Italia

 

A seguire, la risposta di David Lifodi

Gentilissimo Ambasciatore Juan Holguín Flores,

la ringrazio molto per le sue precisazioni e per i suoi chiarimenti a proposito del mio articolo del 18 agosto 2016 pubblicato su Peacelink e intitolato Ecuador: il buen vivir all’insegna di sgomberi, repressione ed estrazione mineraria.

Come evidenzia nella sua nota, effettivamente nella stesura del mio articolo ho preso spunto soprattutto dagli scritti di Alberto Acosta, ma il mio intento non voleva essere assolutamente quello di denigrare né il governo dell'Ecuador né dar spazio in maniera provocatoria ad una personalità che si è allontanata politicamente dal presidente Rafael Correa. Al contrario, io per primo in passato ho scritto più di una volta sottolineando i progressi dell'Ecuador da quando Correa è divenuto presidente, ad esempio per il ruolo di primo piano giocato dal paese all'interno dell'Alba, per la condanna del recente colpo di stato avvenuto in Brasile, per la fermezza con cui avete risposto alla Colombia all'epoca della presidenza di Uribe e, per finire, per la vostra Costituzione, una tra le più all'avanguardia non solo nel continente latinoamericano, ma nel mondo intero.

Tuttavia, con il trascorrere degli anni, ho iniziato a leggere diversi articoli critici a proposito della questione dello sviluppo minerario e del vostro rapporto con le comunità indigene. Non metto in dubbio le sue precisazioni, che, anzi, ritengo degne di fiducia poiché sono scritte da un alto rappresentante delle istituzioni dell'Ecuador quale lei è, ma al tempo stesso ci tengo a sottolineare come giornalisti e intellettuali ben più esperti di me a proposito di America Latina (io non faccio il giornalista per lavoro poiché la mia vera occupazione è un'altra, ma solo per la passione e l'interesse verso un continente che mi appassiona per le sue grandi battaglie per la giustizia sociale, l'ambiente, le comunità indigene ecc...), da Pablo Dávalos a Kintto Lucas, passando per Raúl Zibechi, Massimo Modonesi o Maristella Svampa, evidenzino la contraddizione tra le politiche estrattiviste che hanno portato ad ambigue alleanze economiche di alcuni governi progressisti latinoamericani con le grandi corporation transnazionali.

Proprio per questi motivi, perché, almeno personalmente, mi aspettavo un'altra direzione, più marcatamente segnata da un altro modello di sviluppo della Revolución Ciudadana, che tante speranze ha suscitato anche qui in Italia, ho scritto questo articolo, come se fosse un esortazione a migliorare senza concedere nulla all'oligarchia, alle multinazionali e alla sempre più preoccupante avanzata, nell'intero continente, delle destre.  E, sempre per le motivazioni esposte sopra, anch'esse lette su portali quali Adital, Alainet, La Jornada, Rebelión e molti altri, che fanno della giustizia ambientale e dei diritti delle comunità indigene uno dei principali doveri informativi, sono rimasto assai perplesso dal progressivo deteriorarsi dei rapporti tra il governo dell'Ecuador e la storica Conaie. 

Per finire, la ringrazio per la sua lettera, che denota volontà di confronto e per le sue precisazioni sul concetto di buen vivir e sugli articoli della Costituzione relativi alla tutela delle risorse naturali.

Cordialmente,

David Lifodi



 

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