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Recensione al libro del medico Gabriele Pagliariccio (Dissensi Edizioni, 2016)

Morire senza salute

L’esempio virtuoso dell’Ecuador e della sua riforma sanitaria all’insegna del buen vivir
16 ottobre 2016 - David Lifodi

internet

Juanito arriva una domenica pomeriggio di qualche anno fa all’ospedale di Zumbahua, sulle Ande ecuadoriane. La situazione è già grave. Le prescrizioni del curandero non hanno avuto alcun effetto. Nonostante il pronto intervento dei medici dell’ospedale gestito dai volontari dell’Operazione Mato Grosso, il bimbo muore dopo poche ore. “In Ecuador l’assistenza sanitaria non esiste e l’ospedale pubblico ha costi molto alti. Ecco cosa significa morire senza salute, morire senza avere diritto alla salute, ad un’assistenza sanitaria adeguata alle proprie necessità”.

Parte da questa considerazione Gabriele Pagliariccio, medico vascolare presso l’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona che, nel suo libro Morire senza salute, da anni lavora come volontario all’ospedale di Zumbahua e racconta gli enormi progressi compiuti dall’Ecuador nel campo del diritto alla salute dall’arrivo alla presidenza del paese di Rafael Correa. Pagliariccio, che ha lavorato come volontario anche in Perù, Bangladesh, Costa d’Avorio e Albania, descrive nel dettaglio i punti principali della riforma sanitaria del paese andino partendo da quanto sancito dalla nuova Costituzione: “Lo stato provvede in forma diretta all’assistenza sanitaria di base (visite mediche, interventi chirurgici e farmaci), che è gratuita”. Si tratta di un principio rivoluzionario in un paese dove finora le multinazionali delle assicurazioni avevano spadroneggiato e, per questo, hanno cercato di osteggiare a tutti i livelli la riforma sanitaria correista per non perdere i loro privilegi. Inoltre, il presidente ha dovuto fare fronte anche all’ira dei medici che, fino alla riforma, lavoravano per poche ore nelle strutture pubbliche per poi ottenere guadagni astronomici grazie al lavoro privato. E ancora, Pagliariccio parla del recente servizio di Emergenza 911, attivo su tutto il territorio nazionale: anche in questo caso, si tratta di una conquista rivoluzionaria perché nelle zone rurali andine e amazzoniche, spesso le più disagiate, i medici si facevano vedere raramente, ma, soprattutto, era presente uno scarso approvvigionamento farmaceutico e di materiali sanitari. Oggi il sistema prevede la collocazione e la distribuzione su tutto il territorio nazionale di un servizio ambulanze con autista, infermiere e medico. La riforma sanitaria di ampio respiro promossa dal presidente Correa si trova nell’ambito di una Costituzione che mette al centro il cittadino, intende “ampliare la sfera dei diritti e restituire allo Stato un ruolo centrale nella vita del paese”, nota Pagliariccio. Non è un caso che, proprio lo sviluppo sociale del paese, e quindi anche quello sanitario, siano all’insegna del buen vivir (sumak kawsay in quechua), caratterizzato, evidenzia il medico, “dal benessere del singolo possibile solo nel contesto di una comunità che va oltre l’individuo e che presume di vivere in armonia con la Natura, le piante, gli animali e la Terra”.

La genesi della riforma sanitaria dell’Ecuador è spiegata da David Eduardo Chiriboga, ministro della Salute dell’Ecuador dal 2010 al 2012. Intervistato da Pagliariccio, Chiriboga spiega di essersi formato sul campo: l’anno di volontariato sociale obbligatorio nel paese di Zumbahua gli è servito per capire come sviluppare un efficiente sistema sanitario basato sui diritti delle persone, elaborando un’analisi dettagliata dello stato del sistema sanitario ecuadoriano e proponendo un piano di lavoro in grado di fornire assistenza a tutta la popolazione ecuadoriana. Pochi anni dopo aver presentato la sua proposta al Ministero della Sanità, è stato chiamato a ricoprire il ruolo di ministro dal presidente Correa. Chiriboga insiste molto sul concetto di sumak kawsay e , nella sua intervista a Pagliariccio, spiega che la traduzione migliore non è buen vivir, ma “la miglior vita possibile” e, proprio per raggiungere questo obiettivo, “l’Ecuador cerca di fornire un’assistenza universale di qualità con la prospettiva di considerare la salute un diritto umano, eliminando ogni forma di discriminazione attraverso il rafforzamento di una rete pubblica di assistenza sanitaria di base incentrata sulla promozione della salute e sulla prevenzione delle malattie”. Chiriboga si augura che tutti i governi del mondo siano in grado di garantire un modello basato sulla promozione della salute e sulla prevenzione delle malattie, ma tutto ciò non è scontato. Il diritto alla salute rischia di diventare un articolo di mercato, riflette don Luigi Ciotti nella prefazione al libro di Pagliariccio e, lo stesso medico, nella prima parte del suo lavoro, sottolinea l’evoluzione della salute in senso neoliberista, evidenziando come al principio di global health sia stato pian piano sostituito dai dettami della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, che ritengono eccessiva l’assistenza globale per tutti e si fanno portatori dell’idea che possano aver accesso alle cure solo coloro che possono permetterselo.

Tra le poche eccezioni, una menzione particolare Pagliariccio la dedica a Cuba, dove “sono state raggiunte performance notevoli in campo sanitario”, grazie al ruolo dello Stato, che gestisce i servizi sanitari e coinvolge pazienti e organizzazioni popolari nella partecipazione a campagne popolari di massa. Due piccoli paesi latinoamericani, Ecuador e Cuba, riconoscono il diritto alla salute. Quanto tempo dovrà trascorrere prima che molti altri paesi seguano il loro esempio?

 

Morire senza salute

di Gabriele Pagliariccio

Dissensi Edizioni, 2016

€ 12

Pagg. 140

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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