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MESSICO - DIRITTI UMANI: ANCORA SOLO UN’AMMIREVOLE INTENZIONE -

Una denuncia di Amnesty sul rispetto dei diritti umani in Messico
14 aprile 2004 - Amnesty International
Fonte: Amnesty International Italia

Il 14 febbraio a Chiudad Juàrez, città del nord del Messico alle frontiere con gli Usa non si è festeggiato san Valentino.

A Chiudad Juàrez si è commemorato il "V-Day". (dal nome del movimento internazionale che si batte contro la violenza delle donne e bambine di tutto il mondo). Più di tremila persone, tra le quali famose attrici americane, si sono riunite a chiedere giustizia per le centinaia di donne che sono state rapite, sottoposte ad ogni sorta di umiliazioni ed uccise nelle città di Chiudad Juàrez e Chihuahua. L’indignazione per l’impunita di fatti così gravi ha superato le frontiere del Messico e ha fatto il giro del mondo. La pressione sul governo messicano è stata così forte che alla fine ha deciso di implementare misure per porre fine alle violenze e indagare i casi. ("Mexico Ending the brutal cycle of violence against women in Ciudad Juàrez and the City of Chihuahua." AI Index: AMR 41/011/2004)

Non si può non ricordare che nel 2000 il neo-eletto presidente Vincente Fox inaugurava il suo mandato assicurando che avrebbe fatto il possibile per migliorare la situazione dei diritti umani in Messico.

Ma i fatti sembrano dimostrare che l’intenzione, seppur ammirevole, sia rimasta appunto solo un’intenzione, anche se in effetti sono stati creati organismi istituzionali ad hoc.

Ne è un esempio il "Fiscal Especial", Procuratore Speciale, a cui è stato affidato il compito di investigare sui tragici abusi dei diritti umani degli anni 70-80 perpetrati dalle forze di sicurezza dello stato nella "Sporca guerra" messicana, la "Guerra Sucia". Tra i diversi casi che si sono riaperti in seguito alle denunce presentate dalle vittime sono compresi più di 500 casi di "sparizioni" verificatisi negli ultimi trenta anni.

Nel 2001 il Procuratore Speciale Ignacio Carillo nel presentare il suo "Plan de trabajo" dichiarava "…la giustizia è la chiave del destino della patria".

Parole rassicuranti, ma non troppo se si pensa che per due anni è stato fatto ben poco per sottoporre a giustizia i colpevoli di "sparizioni". Solo nel febbraio del 2004 sono stati ordinati 4 arresti ed è stato ordinato il primo processo a carico di Migheul Naza Haro, passato capo della polizia segreta, per il rapimento e la scomparsa nel 1975 di Jesùs Piedea Ibarra, militante oppositore del governo.

L’arresto di Naza Haro, che è stato paragonato per la sua crudeltà ai capi di polizia politica di Pinochet, segue la dichiarazione nel novembre 2003 della Corte Suprema in cui si afferma che per i reati di "sparizione" non si può opporre la scadenza di termini, secondo quanto peraltro stabilito dagli standard internazionali.

Intanto Amnesty International chiede alle autorità federali messicane ed in particolare alle autorità dello stato del Guerrero, dove la maggior parte delle "sparizioni forzate" sono state registrate e continuano ancora ad essere una pratica utilizzata da alcuni ufficiali di stato, di adottare misure legislative per classificare la "sparizione forzata" come un crimine che impone sanzioni pesanti pari alla gravità dello stesso, come previsto nella Convenzione Inter-Americana sulle "Sparizioni forzate" cui il Messico come stato membro dovrebbe aderire.(Ai index: AMR 41/058/2003)

In Messico i difensori dei diritti umani continuano ogni giorno a rischiare la vita.

Il 21 gennaio 2004 Martìn Barrios Hernandez è stato assalito fuori dalla sua casa, dopo varie minacce.

E’ stato colpito alla testa con un mattone. Ha cercato di difendersi, ma è preso a con pugni in faccia e allo stomaco. L’assalitore è poi sparito su un taxi. Lui è stato ricoverato all’ospedale.

Martìn Barrios Hernandes fa parte di "Human and Labour Right Commission" che supporta i lavoratori nello stato di Tehuacan.

La situazione cui devono far fronte questi lavoratori è difficile: poveri salari, lunghi turni di lavoro, restrizione nella libertà di istituire sindacati, lavoro minorile, rischi di salute connessi alle sostanze chimiche usate nelle lavanderie e rischi ambientali attorno alle maquillas (fabbriche costruite da società straniere, per lo più statunitensi per sfruttare la manodopera a buon prezzo).

Griselda Tirado non è stata altrettanto fortunata. Nell’agosto 2003 è stata assassinata. Era un’attivista per i diritti umani degli indigeni, li supportava nelle dispute sulla terra.

Dice Rupert Knox, un membro di Amnesty International della missione in Messico nell’agosto 2003 "Nel corso degli anni i difensori dei diritti umani in Messico hanno subito ripetute minacce e le autorità hanno costantemente fallito nel garantire la loro sicurezza e nell’investigare efficacemente gli attacchi".

Come hanno totalmente fallito nell’investigare sull’omicidio di Digha Ochoa, avvocato ucciso il 19 ottobre 2001 per il suo forte impegno nella tutela dei diritti umani in Messico.

Il Distretto Federale ha proclamato la chiusura del caso emettendo il verdetto di suicido.

La Commissione Interamericana dei Diritti Umani nel giungo 2003 inviava alle autorità messicane un rapporto in cui si evidenziavano mancanza di rigore nelle indagini ed il loro fallimento. Il caso è stato ugualmente chiuso ed è stato inoltre impedito alla famiglia di Digha Ochoa di contribuire alle indagini.

Amnesty International esprime la sua grande preoccupazione riguardo alla sentenza e chiede che sia fatta luce su tutte le irregolarità delle indagini in modo che la morte di Digna Ochoa non diventi solo uno dei tanti casi dove viene posta in discussione la giustizia.

Nel Chiapas la situazione di 5.000 desplazados (sfollati), risultato del conflitto tra l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e il governo, si fa sempre più precaria.

5.000 persone vivono accampati a San Pedro Polho in condizioni igieniche e sanitarie allarmanti perché non possono tornare alla loro comunità di origine a causa della minaccia rappresentata da gruppi paramilitari che negli ultimi mesi si sono riattivanti. Gruppi paramilitari che spesso sono connessi con i proprietari di terra o con i leader del governo locale e sono responsabili di uccisioni e violenti attacchi a danno degli indigeni

La mancata realizzazione nella legislazione dei principi negoziati con l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ha aumentato infatti la tensione in Chiapas, dove il conflitto rimane irrisolto

Almeno per il generale José Francisco Gallardo, le cose sembravano essersi rimesse al meglio.

Prigioniero di coscienza per più di 8 anni, per aver pubblicato un articolo nel quale aveva accusato le forze armate messicane di violare i diritti umani, era stato rilasciato nel febbraio 2002.

"Siamo veramente felici che nostro padre sia stato rilasciato e siamo profondamente grati ad Amnesty International. Senza il vostro supporto il rilascio di nostro padre non sarebbe stato possibile" così la famiglia del Generale Gallardo.

Ma a tutt’oggi non è stata intrapresa alcuna indagine riguardante gli abusi giudiziari che avevano portato alla sua prigionia. Inoltre il 19 gennaio 2004 General José Gallardo ha ricevuto minacce di morte dopo che un giornale nazionale aveva riportato alcune sue critiche riguardo la recente nomina di un generale dell’esercito all’Unità Anti-Terrorismo della Procura Generale della Repubblica.

Monica Mazzoleni - (Rif.: Amnesty International)

Note:

L'Articolo sara' pubblicato sul Notiziario mensile della sezione italiana di Amnesty International del mese di maggio.

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