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    Honduras: “La violenza contro le popolazioni indigene mi indigna profondamente”

    Dopo la liberazione, la giovane dirigente garifuna racconta il suo arresto avvenuto
    durante il tentativo di riappropriazione di un terreno comunitario
    2 dicembre 2016 - Giorgio Trucchi

    Medelin David (Foto G. Trucchi | Alba Sud)

    Lo scorso 10 novembre, Medelin David, 28 anni, una giovane leader dell’Organizzazione fraternale nera honduregna, Ofraneh, della comunità garifuna di Guadalupe, è stata fermata da agenti della polizia preventiva e della forza navale, accusata di occupazione abusiva di un terreno e arrestata. Il suo “crimine” è stato quello di aver recuperato, insieme ad altri giovani, un terreno appartenente alla comunità che era stato venduto illegalmente a stranieri per la costruzione di residence turistici.

    “Da alcune settimane si era intensificata la presenza di polizia nella zona. Mi trovavo insieme ad alcuni compagni nel terreno recuperato, quando sono arrivate quattro pattuglie piene zeppe di agenti. Sono entrati nel terreno e ci hanno inseguito per catturarci. Ci hanno ammanettato come se fossimo dei delinquenti. Io ho opposto resistenza perché volevo guadagnare un po’ di tempo in attesa che la gente della comunità venisse ad aiutarci”, ricorda Medelin durante un’intervista in esclusiva con Alba Sud.

    La giovane garifuna racconta che un’agente di polizia donna ha cercato di impedirle di avvisare per telefono la coordinatrice di Ofraneh, Miriam Miranda. “Mi ha afferrato il braccio sinistro e ha cercato di piegarmelo per ammanettarmi, però sono riuscita a resistere. Siccome non riusciva a imporsi ha chiamato due agenti della forza navale che mi hanno preso per le braccia, ma sono riuscita a liberarmi e a gettarmi a terra. Mi sono difesa con tutte le mie forze. E’ stato a quel punto che mio figlio di 6 anni ha cominciato a piangere e ha gridato agli agenti che mi lasciassero andare”, continua Medelin.

    Alla fine, gli agenti sono riusciti a far salire tutti i giovani sulle pattuglie. Medelin, tenuta immobile sul pavimento del veicolo, veniva colpita ripetutamente sul fianco mentre le torcevano le braccia. “Hanno cominciato a insultarmi, dicendomi che con le manette sarebbero riusciti ad avere la meglio perfino sul mulo più testardo. Ho protestato e gli ho detto che non ero una delinquente, e che stavo solamente difendendo il nostro diritto come garifuna a recuperare le nostre terre ancestrali. A Trujillo ci hanno rinchiuso in cella”, dice la leader della gioventù di Ofraneh.

    Indecente

    L’unica a rimanere in carcere è stata Medelin. Il giorno dopo il suo arresto è stata portata davanti a un giudice e successivamente rilasciata. Le hanno concesso misure alternative alla detenzione, tra cui il divieto di lasciare il Paese e di avvicinarsi al terreno recuperato dai giovani.

    “Mi hanno rinchiuso in una cella molto umida e sporca, non volevano neppure darmi un materasso per stendermi. Sapevo però che non avrei mollato e che prima o poi sarei uscita. Mi accusano di occupare illegalmente una terra che è nostra. È inconcepibile e mi indigna perché praticamente mi stanno buttando fuori da casa mia”, racconta.

    È stato anche emesso un ordine di cattura nei confronti di Celso Guillén, ex presidente della giunta di Guadalupe e membro della Ofraneh, e di altri due membri della comunità garifuna.

    Medelin assicura che invece di intimidirla, la persecuzione ha rafforzato le sue convinzioni. “Anche se ci sono persone della comunità che si sono vendute agli imprenditori stranieri e a funzionari pubblici corrotti, l’appoggio e l’accompagnamento della comunità, della mia famiglia e di Ofraneh è stato totale. Questo mi aiuta ad andare avanti, a credere che possiamo farcela. Non mi sono mai sentita sola e adesso mi sento ancora più forte”, assicura la giovane.

    Sottolinea inoltre l’importanza dello sforzo che molti giovani stanno facendo per difendere i loro territori ancestrali. “Noi giovani ci stiamo prendendo le nostre responsabilità e sentiamo di poter essere un elemento di unità per la nostra gente. Abbiamo bisogno di rimanere uniti perché il piano del governo è fin troppo chiaro. Vuole levarci di mezzo per impadronirsi delle nostre terre, delle nostre spiagge, delle nostre montagne e venderle al miglior offerente. Non ci riuscirà. Continueremo a recuperare terre e territori”, conclude Medelin.

    Il 1 dicembre, la giovane garifuna si è presentata in tribunale a Trujillo per affrontare le accuse mosse nei suoi confronti dal cittadino canadese Patrick Daniel Forseth, direttore generale nonché rappresentante legale della compagnia CARIVIDA S.R.L, personaggio molto vicino a  Randy Jorgensen, amministratore delegato di Life Vision Developments.

    Secondo quanto riportato dal suo sito web, Life Vision è attualmente la principale agenzia di promozione immobiliare di Trujillo. Possiede più di 600 ettari di terra di fronte all’oceano su cui ha iniziato a costruire residence turistici come Campa Vista, Coroz Alta e Alta Vista. Si occupa anche della vendita di lotti di terreno.

    La sentenza del tribunale è prevista per il prossimo 5 dicembre.

    Lotta unitaria

    Foto Ofraneh

    L’intervista a Medelin David è stata realizzata durante la giornata inaugurale del primo Incontro delle popolazioni e comunità in lotta contro il modello estrattivo, voluto e coordinato dalla Piattaforma del movimento sociale e popolare honduregno.

    Più di 700 delegati e delegate di circa 400 comunità di tutto il Paese si sono riuniti a Tegucigalpa per definire strategie di lotta a livello nazionale in difesa dei beni comuni, per dare visibilità agli effetti devastanti del modello estrattivo su territori e popolazioni e per stimolare l’unità, la mobilitazione sociale e la resistenza permanente.

    Attualmente, in Honduras esistono 714 progetti estrattivi e si calcola che tra il 30 e il 35% del territorio sia già stato dato in concessione. Le popolazioni e le comunità in lotta denunciano che l’imposizione del modello estrattivo starebbe causando un’accelerazione del caos climatico, della violenza e della mancanza di sicurezza, della migrazione interna ed esterna, delle espulsioni forzate e dello sfollamento di intere popolazioni.

    Fonte originale: Alba Sud

    Note:

    Traduzione: Giampaolo Rocchi

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