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    Una strage senza fine

    Giornalisti sotto attacco in tutta America Latina
    1 febbraio 2017 - Giorgio Trucchi

    Foto CartonClub

    Il recente omicidio, avvenuto nella città di San Pedro Sula, del giornalista Igor Padilla porta a 64 il numero di persone legate ai media assassinate in Honduras negli ultimi 15 anni. Informare è diventato oramai un lavoro estremamente pericoloso.

    Secondo una prima ricostruzione dei fatti, Igor Padilla, noto giornalista del canale HCH, è stato crivellato di colpi da sconosciuti, sopraggiunti  su due fuoristrada, mentre registrava uno spot davanti a un negozio di giocattoli.

    Il rapporto sulla libertà di espressione presentato lo scorso anno dal Commissariato nazionale per i diritti umani, Conadeh, segnala che dei 63 casi di omicidio di lavoratori dei media, il 95% è rimasto impunito.

    Più di 50 persone sono state assassinate dopo il colpo di Stato del 2009, 24 tra il 2014 e il 2015.

    L’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani in Honduras, Oacnudh, ha chiesto di far immediatamente luce sul crimine che è costata la vita a Padilla

    Con un comunicato, la Oacnudh ha ricordato che “qualsiasi attacco, minaccia od oltraggio alla libertà di espressione, compresa l’intimidazione, le minacce, la censura e infondere paura a chi esercita il lavoro di giornalista, va contro lo stato di diritto democratico nel quale il rispetto dei diritti è ritenuto fondamentale”.

    Anche l’organizzazione Reporteros Sin Fronteras, Rsf, ha espresso profonda preoccupazione.

    “Con questo attacco a Igor Padilla, tutto il giornalismo honduregno è stato aggredito. L’Honduras continua a essere uno dei paesi più pericolosi del continente per i giornalisti. Il governo honduregno deve stabilire urgentemente dei meccanismi di protezione efficaci per fermare questa spirale di morte”, ha indicato.

    Attualmente l’Honduras si colloca al 137º posto, tra 180 paesi, nella classifica mondiale[1] della Libertà di Stampa 2016 di Rsf.

    Il rapporto annuale del Comitato per la libertà d’espressione, C-Libre [2], indica che nel 2015 in Honduras sono state emesse 219 segnalazioni di violazioni della libertà di espressione. Il 75% delle segnalazioni si riferisce ad attacchi contro giornalisti.

    Il governo, attraverso i suoi apparati di sicurezza e con l’utilizzo di norme amministrative, appare come il principale trasgressore della libertà d’espressione nel Paese centroamericano.

    Violenza nella regione

    America Latina pericolosa per i giornalisti

    Secondo l’ultimo rapporto[3] della Commissione investigatrice sugli attentati a giornalisti della Federazione latinoamericana dei giornalisti (Ciap-Felap), 39 giornalisti, fotografi e altri lavoratori dei media sono stati assassinati nel 2016 in 7 paesi dell’America Latina e i Caraibi.

    Una cifra che rappresenta il doppio rispetto ai giornalisti assassinati in nazioni in guerra come la Siria e l’Iraq. Il numero di persone assassinate negli ultimi dieci anni (2006-2016) nella regione latinoamericana sale così a 387.

    Tra i paesi maggiormente colpiti da quest’ondata criminale spicca il Messico (con il 43% del totale), il Guatemala, Brasile, Honduras ed El Salvador.

    Il documento sottolinea il silenzio che avvolge questi omicidi. “Quando l’autocensura ha cominciato a sostituirsi alla notizia l’ha fatto senza informare, omettendo dati fondamentali e utilizzando un linguaggio equivoco, abusando di eufemismi come ‘è stato trovato senza vita’”.

    La nota commissione investigatrice assicura che ”l’istigatore e autore intellettuale degli omicidi è la corruzione politica che domina nelle province e negli stati, strettamente vincolata a gruppi economici “legali” e a volte locali, ma anche a grandi compagnie minerarie straniere e ai cartelli della droga, alla tratta delle persone e ad altri “affari illegali lucrativi”.

    Un altro denominatore comune negli omicidi dei lavoratori della stampa è l’assoluta impunità.

    “Gli omicidi dei giornalisti non fanno notizia e la polizia non trova mai gli autori intellettuali, assicurando alla giustizia solamente qualche sicario. Lo mostrano alla cittadinanza come un grande evento mediatico di modo che ci si dimentichi il più velocemente possibile del crimine.

    I nomi e le storie di centinaia di giornalisti assassinati cadono nell’oblio”, conclude Ernesto Carmona, presidente de la Ciap-Felap.

     

    [1]- http://www.rsf-es.org/grandes-

    [2]- https://www.dropbox.com/s/ay4d

    [3]- http://kaosenlared.net/informe

    Note:

    Traduzione: Giampaolo Rocchi

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