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The Guardian svela le responsabilità del regime honduregno ai più alti livelli

Berta Cáceres: fu un omicidio di Stato

Gli omicidi degli oppositori proseguono con la benedizione degli Stati uniti
15 marzo 2017 - David Lifodi

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In Honduras fare opposizione al regime instauratosi dopo il golpe del 2009, effettuato con il sostegno Usa per far cadere Manuel Zelaya, è sempre più difficile. Molti sono gli attivisti che hanno pagato con la vita, a partire da Berta Cáceres, assassinata da sicari protetti dalla Casa Bianca e dal presidente honduregno Juan Orlando Hernández nel marzo di un anno fa. Tuttavia, il regime di Tegucigalpa non aveva immaginato di essere costretto a fare i conti con Nina Lakhani, giornalista del quotidiano britannico The Guardian, che in più di una circostanza ha denunciato le responsabilità dello stato honduregno per cercare di giungere alla verità a proposito dell'omicidio di Berta Cáceres.

Le autorità honduregne, dal canto loro, hanno sempre negato qualsiasi coinvolgimento nell'omicidio dell'ambientalista, nel goffo tentativo di sostenere che Berta sarebbe stata vittima di un agguato di un ladro finito male o addirittura di un ex amante, individuando quest'ultimo in Gustavo Castro Soto, altro attivista rimasto ferito nell'attentato mortale contro la donna e trattenuto per giorni in Honduras dalla dittatura con il rischio di fare anch'esso la fine di Berta Cáceres. Grazie al coraggioso lavoro di controinformazione di Nina Lakhani, è emerso che tra i sospettati dell'omicidio della donna, leader del Copinh (Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras) e vincitrice nel 2015 del premio Goldman per l'ambiente, figurano tre appartenenti all'esercito honduregno e un alto esponente di Desa, l'impresa che si aggiudicata il progetto idroelettrico di Agua Zarca. Un'indagine curata da Global Witness, che risale al mese di gennaio, evidenzia le responsabilità dello Stato nella persecuzione degli ambientalisti e dei leader delle comunità indigene e contadine del paese, con il sostegno delle elites economiche e dell'oligarchia honduregna. Non è un caso, infatti, che l'omicidio di Berta Cáceres, condotto con le modalità tipiche degli squadroni della morte tristemente diffusi ancora oggi in gran parte dell'America latina, abbia goduto delle coperture ai più alti livelli dello Stato, come del resto aveva già rivelato, sempre al The Guardian, un giovane militare dell'esercito dell'Honduras poi divenuto disertore e la cui incolumità resta comunque a rischio.

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Tra i maggiori sospettati figura Mariano Díaz, da due anni alla guida dell'intelligence e che, secondo Nina Lakhani, avrebbe ricevuto addestramento militare negli Stati uniti, come del resto Roberto David Castillo Mejía, presidente di Desa. Per mettere a tacere il clamore suscitato in tutto il mondo dall'omicidio di Berta Cáceres, il presidente dell'Honduras Juan Orlando Hernández ha finto di fare pulizia promuovendo un'ambigua riforma della polizia che, se da un lato ha avuto il pregio di fare piazza pulita di alcuni criminali in divisa, dall'altro ha incrementato il settore delle centinaia di imprese dedite alla sicurezza privata, senza contare che nessuno di coloro che è stato espulso dalle forze dell'ordine ha dovuto poi fare i conti con la giustizia. La stessa Misión de Apoyo Contra la Corrupción y la Impunidad en Honduras, promossa da Juan Orlando Hernández, si è rivelata essere un palliativo, anzi, uno specchietto per le allodole, poiché nel paese centroamericano sindacalisti, militanti di sinistra, studenti, indigeni e contadini continuano ad essere minacciati e uccisi impunemente. Tuttavia, gli Stati uniti proseguono nella loro opera di finanziamento del regime honduregno, a partire dagli incentivi in direzione Tegucigalpa per quanto riguarda l'Iniciativa Regional de Seguridad para América Central. Non solo. Il Dipartimento di Stato Usa ha certificato gli inesistenti progressi del paese in tema di diritti umani, nonostante alcuni esponenti del Congresso statunitense e honduregno, informa l'agenzia di notizie Alainet, abbiano invocato la sospensione dei finanziamenti per la sicurezza provenienti da Washington, almeno finché nel paese non vengano raggiunti i requisiti minimi per poter parlare di diritti umani rispettati.

Tutto ciò mentre prosegue senza alcun intoppo l'espropriazione delle terre ai danni di contadini e comunità indigene, come ha sottolineato su comune-info.net Luca Manes, raccontando la denuncia sporta contro la Banca mondiale da un gruppo di campesinos honduregni stufi di assistere inermi all'impunità della multinazionale Dinant, proprietaria di piantagioni di palma da olio nella valle del Bajo Aguán. L'International Finance Corporation avrebbe avallato le pressioni di Dinant per intimidire e uccidere i campesinos delle piccole cooperative presenti sul territorio, colpevoli di intralciare i piani di espansione dell'impresa il cui capo, fino alla morte, è stato il latifondista Miguel Facussé. A proposito dell'omicidio di Berta Cáceres, The Guardian ha scritto: "Impossibile che qualcuno con un simile alto profilo, la cui campagna si era trasformata in un problema di Stato, possa essere assassinato senza l'autorizzazione, almeno implicita, degli alti comandi militari".

Eppure, in Honduras, lo stato didiritto non esiste, come dimostrano anche le severissime condanne per chi si limita solo a partecipare ad una manifetsazione ed è passibile di essere definito come terrorista". Nel frattempo, nell'opinione pubblica, si continua a sostenere la necessità del ritorno della democrazia in Venezuela, ma nessuno mette in evidenza che è in Honduras dove la democrazia è inesistente. Per davvero.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.
L’immagine è tratta dalla vignetta di Mauro Biani per il quotidiano il manifesto

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